La “Milano calcistica” ancora in ginocchio

Pubblicato il autore: Michele Santoro Segui

duomo milano
La “Milano calcistica” ancora in ginocchio – C’era una volta la “grande” Milano; la “Milano da bere“, degli “yuppies“, degli aperitivi in piazza San Babila; ora, almeno calcisticamente, al massimo, si può parlare di  “Milano bevuta”.

L’ultima giornata ha fatto segnare l’ennesimo crollo meneghino, spazzando via il debolissimo castello di carta, o meglio di figurine, costruito in estate da Thohir e Berlusconi. Ancora una volta, e ormai sta diventando una stucchevole abitudine, sulle due sponde del Naviglio si sente parlare di rifondazione: soft per i nerazzurri, totale per i rossoneri.

Da salvare, in realtà, c’è davvero poco: alla “Pinetina“, i punti fermi per mettere in discussione l’egemonia juventina, l’anno prossimo, sono Mancini, se non altro per l’ingaggio “monstre”, Miranda, Murillo, Perisic, Medel, Brozovic e Kondogbia; Handanovic e Icardi sarebbero due conferme sicure, ma con in conti perennemente in rosso, e senza Champions per il quinto anno consecutivo, potrebbero essere sacrificati all’altare del fair play finanziario. In chiave mercato ancora tutto è fermo, prima si dovranno chiarire alcune posizioni: difficile il riscatto di Jovetic, nonostante un avvio positivo, e un finale, apparentemente, in ripresa, ma nel mezzo nulla; impossibili quelli dei terzini Telles e Montoya, con quest’ultimo che ha salutato la banda già a gennaio; obbligato, invece, quello di Eder, e visto l’unico gol segnato fino ad ora dall’italo-brasiliano, forse sarebbe stato meglio puntare su Soriano.

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Se l’Inter piange, il Milan, di certo, non ride, anzi, a “Milanello” la situazione è ancora più complicata. Nemmeno un’ipotetica, quanto impensabile, vittoria in Coppa Italia contro la Juve, salverà la panchina di Cristian Brocchi, messo alla guida di un’armata Brancaleone quasi irresponsabilmente dai vertici societari, a sei giornate dalla fine di un campionato che poteva ancora riservare qualche sorpresa con Mihajlovic. Futuro lontano dalla “Madonnina” anche per Mario Balotelli, eclissatosi dopo una primissima parte d’anno buona, che con il rigore sbagliato contro il Frosinone, forse, si è giocato le ultime chance di conferma. Molto probabilmente, a nulla servirà la chiamata fatta a Galliani subito dopo la gara, per scusarsi dell’errore dagli undici metri. Ma nel suo caso, purtroppo, non è solo da questo che si è giudicato il giocatore. Il “Diavolo” ripartirà da Gigio Donnarumma, unica nota positiva dell’attuale settimo posto in campionato, da Alessio Romagnoli, che ha mostrato ampi margini di crescita e sicurezza, dalla costanza e utilità di Bonaventura, dalla forza di Kucka e dai gol di Bacca, a meno di offerte clamorose dall’estero. Saliranno alcuni giovani dal vivaio, come Calabria, Locatelli e Vido, già in pianta stabile tra i convocati della prima squadra; della restante parte della rosa, però, nessuna certezza. In casa rossonera, a dir la verità, la partita più importante si gioca in società: Berlusconi venderà o manterrà il pacchetto di maggioranza del club? Finirà un’epopea durata trent’anni con l’avvento di capitali cinesi, o una delle storie d’amore calcistiche più longeve di sempre continuerà? E’ da qui che passano le future fortune della squadra; al momento, però, la confusione regna sovrana, e la mancanza di un progetto, serio e affidabile, non aiuta.

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L’unica cosa certa, al momento, è che a San Siro, la musichetta della Champions ritornerà a suonare solo grazie alla finale del 28 maggio.

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