Lazio, danke Miro. Ma che tristezza

Pubblicato il autore: Simone Braconcini Segui

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C’era un non so che di triste, ieri all’Olimpico, nella “festa” di addio a Miro Klose. Danke Miro, c’era scritto sugli striscioni e sulle magliette un po’ inzuppate dei tifosi laziali, in un’umida e piovosa serata romana. L’attaccante di origini polacche ha voluto chiudere la sua avventura alla Lazio dopo 5 anni positivi, fatti di gol e di giocate che hanno, per un attimo, ricordato il grande Klose che fu, quello del Kaiserslautern e del Werder Brema, quello, implacabile, della nazionale tedesca dei primi anni duemila.

A Formello Klose ha vissuto una seconda giovinezza calcistica, fatta di alti e bassi, ma pur sempre di stagioni positive da ricordare. Eppure.. eppure ieri sera all’Olimpico, nonostante tutte le buone intenzioni, non c’era quell’entusiasmo che di solito c’è quando un grande campione saluta il suo pubblico. E non solo perché si trattava di un addio.

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La paurosa bordata di fischi al presidente. Poi, un discorso breve, quello di Klose, con il microfono sotto la bocca, a centrocampo. Il suo verbo semplice che si irradiava per tutto l’Olimpico.  Parole di circostanza per salutare il (poco) pubblico presente sugli spalti. Trentamila coraggiosi (la domenica prima, per Roma-Chievo, ce ne erano quasi 60,000) che hanno sfidato il freddo, la pioggia e questo momento difficilissimo della Lazio.

La medaglia dovrebbero darla a loro, questi tifosi innamorati della Lazio che, in tempi di magra, hanno tentato di creare un entusiasmo che non c’è più. E che hanno cercato di esorcizzare il momento triste “inventandosi” questa festa a Klose, tra mille sorrisi forzati e grande difficoltà nel provare sentimenti di vera, autentica felicità. Il boato dopo il gol su rigore, poi tutti sono tornati assorti nei loro pensieri tristi, rancorosi, per questa Lazio che non regala emozione.

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Complimenti a tutti per lo sforzo, la pazienza, l’impegno dimostrato. Ne è uscita fuori una festa in tono minore. Spazio per un “grazie” sentito ad un grande giocatore ma poca voglia di ridere, di esagerare, di farsi prendere da quell’euforia che ti contagia quando hai davvero un motivo per essere felice.

I tifosi della Lazio, questo motivo, non ce l’hanno. Perchè la Lazio sta attraversando uno dei momenti più negativi della sua storia (recente) e perchè il tifoso laziale non vede luce in questo periodo di perdurante e reiterato buio totale. Non c’è una squadra di personalità. Non c’è una bandiera. Non ci sono giocatori in grado di prendere per mano la squadra con grinta e voglia di vincere. Non c’era felicità, ieri all’Olimpico, negli occhi dei tifosi della Lazio. Danke, Miro. Ma che tristezza. 

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