L’editoriale di Ugo Russo – Il miracolo italiano

Pubblicato il autore: Ugo Russo Segui

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Qualche settimana fa facevamo riferimento a come l’Italia, così lontana ormai dallo sfornare talenti, può vantarsi di esportare, comunque, tanti portieri all’estero perché in questo ruolo riusciamo ancora a tirare fuori elementi di indubbia scuola e che vengono accuratamente e opportunamente seguiti nell’ambito della loro intera carriera. Per contro non escono più difensori che tutto il mondo una volta ci invidiava o mezze ali piene di classe. Col calcio attuale la classe serve sempre meno, soppiantata com’é dalla corsa.
Tutto questo all’interno del rettangolo di gioco ma che cosa succede nella cosiddetta area tecnica ai margini del campo, dove stazionano quasi sempre (perché ormai tutti si alzano dalle panchine per avere più contatto con i loro giocatori) gli allenatori? Che i nostri, di allenatori, si stanno dimostrando i migliori del mondo e sono supercontesi da club di ogni parte d’Europa, della Cina, e di altri posti ancora, se non, come successo, ad esempio, con Zaccheroni, Capello e Trapattoni, guidare addirittura le nazionali estere, é ormai risaputo. Almeno questo, oltre ai buoni portieri che cresciamo, concedetecelo: allenatori che fanno parlare, e quasi sempre molto bene, di loro e ci fanno dimenticare il basso profilo delle squadre italiane quando sono chiamate a difendere il prestigio del nostro Paese nelle Coppe e restano troppo presto a guardare le partite che contano in televisione. Solo la Juventus ha dimostrato di poter competere con le più brave compagini continentali ma non avendo noi, attualmente, un minimo di peso politico rilevante e una forza da poter schiacciare gli avversari, anzi…, allora ci troviamo a combattere pure con arbitraggi il più delle volte sfavorevoli.

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Ma torniamo agli allenatori, a queste ultime ore: Ranieri e Guidolin ci hanno fatto gonfiare i petti, ci hanno riempito di orgoglio, e per diverse motivazioni, pur guidando squadre della Premier League inglese.
Claudio Ranieri ha portato a termine un qualcosa di assolutamente straordinario, regalando lo scudetto, il primo della sua storia in 132 anni, al Leicester, che nel passato campionato si era salvato per un soffio dalla retrocessione. E’ arrivato questo romano di Testaccio, ha dettato le sue regole, ha creato un gruppo formidabile, ha valorizzato certi giocatori facendoli diventare stelle di prima grandezza, insostituibili e nella maggior parte delle volte decisivi, come Vardy e Mahrez, ha portato una bella fetta di gioco e tradizioni italiane rendendo poco perforabile la difesa; insomma, ha messo in riga tutti i facoltosi sceicchi e stramiliardari padroni delle altre formazioni più titolate e si é insediato sul tetto d’Inghilterra.
Ora a Leicester, fino a poco tempo fa famosa unicamente per l’ottima squadra di rugby, intitoleranno al loro tecnico una via e forse avranno a cuore gli accadimenti italiani perché un italiano li ha resi grandi: non solo la vittoria in campionato ma anche la partecipazione alla prossima Champions League! I tifosi dei Foxes stanno impazzendo di gioia! E molti, a ragione, stanno definendo questo successo in Premier League “la più grande impresa del calcio moderno”.

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Diverso l’exploit di Francesco Guidolin. Lui ha preso lo Swansea a stagione iniziata, quando questo undici si trovava in gravissime difficoltà e sembrava già spacciato con largo anticipo. Piano piano sono arrivati i risultati, Swansea che ha cominciato a risalire la china e si é messo definitivamente fuori dalle sabbie mobili di una retrocessione che pareva sicura, salvandosi con tre giornate di anticipo. Anche qui grande festa e tecnico italiano sugli allori. Alla salvezza del team allenato da Guidolin ha contribuito pure un altro nostro connazionale, Paloschi.
Ranieri e Guidolin, non completamente valutati in Italia secondo i loro meriti per la serie “Nemo propheta in patria”. Il primo ha avuto la fortuna di guidare club importanti: Juventus, Inter, Napoli, Fiorentina, Roma (oltre alle esperienze in Spagna, Francia, ancora Inghilterra e addirittura la panchina della nazionale greca, una brutta esperienza quest’ultima) ma fino a ieri sera era più che altro conosciuto come “l’eterno secondo”. Guidolin, veneto di Castelfranco, tranne una breve parentesi in Francia e prima di allenare lo Swansea, sempre in Italia, e con squadre non certo di gran nome, ha svolto la sua carriera. Eppure da parecchi Guidolin era stimato più dello stesso Ranieri, tant’é che quando si é sviluppato il totoallenatore azzurro per sostituire il partente Conte (a proposito, cosa riuscirà a fare con il Chelsea, proprio la squadra che fermando il Tottenham ha regalato con anticipo lo scudetto a Ranieri?), qualcuno aveva fatto il suo nome.
Ora sono ammirati da tutti. E Ranieri ha finalmente vinto il suo primo scudetto da tecnico. Un salto in Italia da mamma Renata per pranzare con lei e festeggiare i suoi 96 anni (una ragione di più per entrare nel cuore dei tifosi inglesi), poi il ritorno in Inghilterra in tempo per sapere che il Tottenham, avversario fino all’ultimo, non era andato più in là del pareggio e la matematica finalmente aveva decretato: Leicester campione!

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