Luca Pellegrini: “La mia Sampdoria era una squadra costruita, maturata e vincente nel corso degli anni”

Pubblicato il autore: Masi Vittorio Segui

Luca_Pellegrini

Per onorare il 25° anniversario dello scudetto della Sampdoria, Luca Pellegrini è stato intervistato da “Sampdorianews.net”, rievocando le gesta di quella straordinaria squadra, che nel ’91 riuscì a portare per la prima volta il tricolore sotto la Lanterna, sponda blucerchiata:
Quell’annata resta un ricordo indelebile, fa davvero molto piacere essere ancora ricordato nella quotidianità soprattutto a Genova, ricevere la stima delle persone che ti fermano per strada. Lo scudetto fu la punta di un iceberg, grazie ad una squadra costruita, maturata e vincente nel corso degli anni. In quell’anno ho avuto diversi infortuni, ma posso dire ‘io c’ero’ nelle partite più importanti. A Milano sponda neroazzurra si ricorda spesso il 5 maggio con la Lazio, ma anche contro di noi persero le chance scudetto in quel giorno di maggio. In quell’occasione ho avuto la possibilità di rientrare dopo un po’ di tempo e qualche esclusione non chiara ai tempi per il sottoscritto e avevo una grossa voglia di dimostrare tutto il mio valore, tirai fuori tutta la mia determinazione. Sul fatto che la Sampdoria, o una formazione del suo livello possa ripetere una cosa simile in Italia sinceramente risulta sempre più difficile, riscontro un divario enorme rispetto alle big. All’epoca quel calcio aveva la fortuna di poter contare su Presidenti che mettevano davvero dei soldi, investivano nella rispettiva società, la Sampdoria ne era l’emblema, ogni anno compravamo i migliori giovani in serie B e C, ad esempio assicurandosi Mancini che era la stella, l’astro nascente del calcio italiano nel 1982. Tassello dopo tassello si formò il puzzle che si presentò completo sotto gli occhi di tutti. Se non si trovano Presidenti che di tasca propria possono spendere soldi per costruire un altro Leicester, un’altra squadra ricca di giovani talenti e ci si si basa soltanto su quello che passa il convento tramite i diritti tv, il divario resterà assai elevato e sarà impraticabile poter competere con le più grandi realtà che possono permettersi l’acquisto dei giocatori più quotati. Poi certamente possono capitare annate come quella del 2009-2010, nella quale tutti i giocatori rendono al 110%, si può contare su un grandissimo Cassano e un grandissimo Pazzini, ma si arriva quarti, come del resto era capitato alla nostra epoca con il quarto posto nel 1984-1985. Paolo Mantovani, Vujadin Boskov e Paolo Borea erano persone di grande spessore umano e professionale, carismatiche, lungimiranti, capaci di assemblare alla perfezione un gruppo di giovani emergenti. Boskov era sempre vulcanico nelle sue espressioni, le sue frasi erano e sono tuttora autentiche lezioni di vita, a volte mi capita di ricordarle e usarle con piacere. Eravamo una squadra con personalità da vendere, un gruppo coeso avente un’identità chiara, un’unica idea. Bastavano i fatti per dimostrare la nostra personalità, non servivano le parole”.

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