Abbiati al veleno: “Squadra senza valori. Bacca l’ho ribaltato, ma nessuno mi appoggiava”

Pubblicato il autore: Gianluca Cedolin Segui

Abbiati
Ventidue anni a difendere i pali della propria squadra, di cui quindici passati in rossonero. Christian Abbiati ha lasciato il calcio e lo ha fatto in punta di piedi, senza grandi festeggiamenti e ringraziamenti, troppo triste per le sorti del suo Milan. Carattere pacato fuori dal campo, un gran lottatore sul rettangolo di gioco, il portierone del Diavolo ha concesso una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport in edicola oggi. Il classe 1977 ha parlato a ruota libera della sua avventura calcistica e della situazione attuale dei rossoneri.
Dalla miracolo di Perugia alla paratona di Brescia, dai salvataggi nell’Euroderby del 2003 a quelli nel derby-Scudetto del 2011, Abbiati sa di non aver mai deluso quando contava davvero: “Voto alla carriera? Direi 7,5. Anzi, un 8. Ho avuto alti e bassi, ma nelle partite importanti non ho mai deluso”.

Le dichiarazioni che hanno fatto scalpore (fino a un certo punto, visto che molti sono problemi noti) sono comunque quelle riguardanti il Milan di adesso, una squadra che per Abbiati ha completamente perso la bussola. Queste le parole del portiere alla rosea “Questa rosa non era da 7° posto. Con il giusto atteggiamento si potrebbe tornare a puntare alla Champions sin dal prossimo anno. Ci sono stati 4-5 elementi che non hanno fatto quanto gli veniva chiesto. E non parlo di errori tecnici. Il fatto è che se ce n’è solo uno lo controlli e lo isoli, ma cinque sono tanti ed è tutto molto più complicato”.

Abbiati si sente ancora bene fisicamente, ma nel Milan di oggi non ritrovava niente della squadra seria e vincente nella quale ha speso gran parte della sua carriera. Arrivato ad un punto in cui si vergognava di uscire di casa il giorno dopo le partite, ha deciso di dire basta: “Una questione mia di dignità e orgoglio. La decisione definitiva è arrivata dopo il Bologna: avevo fatto il pieno. Se chiudo gli occhi e ripenso al Milan fino al 2011, vedo un’altra squadra, sotto tutti i profili. Io ragiono secondo certi valori che mi hanno trasmesso Albertini, Costacurta e Maldini. In carriera sono stato multato solo una volta, per un ritardo. Mi ero addormentato. Non sto dicendo che a quell’epoca vivessimo in clausura, ma quando ci allenavamo andavamo a mille all’ora. Se si perde male, a me non viene nemmeno in mente di farmi vedere all’Hollywood”.

Per raccontare l’atmosfera negativa che a volte regnava nello spogliatoio, Abbiati racconta un retroscena inedito: “Quando Bacca fu sostituito col Carpi e lasciò il campo senza aspettare la fine e senza salutare chi entrava, nello spogliatoio lo ribaltai. Ebbene, mi sono girato e non c’è stato nessuno che mi abbia supportato. Evidentemente certe cose o non si hanno dentro, o proprio non interessano. Ai miei tempi Gattuso avrebbe tirato fuori il coltello“.

All’estremo difensore rossonero comunque piacerebbe rimanere nella famiglia rossonera, a prescindere dal ruolo. Lui un’idea su cosa fare ce l’avrebbe: “Ho bene in mente in cosa potrei esser utile al club. Le faccio un esempio: viene da me l’allenatore e mi spiega che quel certo giocatore non si sta comportando bene. Ecco, io sarei quello che va a prenderlo a calci nel culo. Club manager: si chiama così, giusto?”.

  •   
  •  
  •  
  •  
Leggi anche:  Sky o Eleven Sports? Dove vedere Brasile-Perù in tv e in streaming, Copa America 2^ giornata