Ranieri e la Serie A: “Un miracolo Leicester in Italia? Solo in un caso. E su Roma, Inter e Juve vi dico che…”

Pubblicato il autore: Nunzio Corrasco Segui

Ranieri Serie A

Claudio Ranieri e la Serie A: un connubio che non ha dato i frutti sperati al tecnico romano. Nonostante risultati del tutto lusinghieri infatti, Ranieri in Italia era considerato un “perdente”, un ottimo allenatore al quale è sempre mancato qualcosa per poter raggiungere i massimi risultati. Bene con le cosiddette “piccole”, male con le “grandi”: questo è il ritratto che il movimento calcistico italiano aveva disegnato di Sor Claudio.
Con la conquista della Premier League però, Ranieri è riuscito nell’impresa di riscrivere la storia: sua e del calcio inglese. Un trionfo leggendario del quale sentiremo parlare per molto tempo.
Intervistato da “La Gazzetta dello Sport“, il tecnico del Leicester ha parlato dell’impresa compiuta dalla sua squadra, ricordando in particolare il momento del primo ingresso nello spogliatoio: “Quando ho conosciuto i calciatori ho detto loro: ‘Io impiegherò un pò di tempo per conoscervi perché siete tanti, voi invece dovete conoscere una persona sola: me. Vi chiedo solo una cosa: di dare tutto quello che potete l’uno per l’altro‘. Ad esempio, sapete che molti dei ragazzi non vivono a Leicester? In Italia sarebbe impensabile, ma c’è chi abita a Londra, chi a Manchester, chi a Birmingham. Ebbene, per festeggiare tutti insieme a casa di Vardy il giorno del titolo, hanno viaggiato e alloggiato in albergo pur di stare insieme“.
A Ranieri poi viene chiesto se il “miracolo” Leicester potrebbe essere replicabile in Serie A: “Solo se tutte le grandi, com’è successo in Premier, non avessero continuità. In Inghilterra ci sono tanti soldi. Non è detto che ti facciano vincere per forza, ma ti fanno arrivare in alto. Noi siamo stati l’eccezione“. Ranieri però non crede che quella del suo Leicester sia stata la più grande impresa nella storia del calcio: “Il Nottingham Forest fu più grande di noi perché, venendo dalla Seconda Serie, vinse il titolo e due Coppe dei Campioni. Spero in qualche anno di arrivare al loro livello“.

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Non poteva poi mancare una domanda sul fenomeno del momento, il “Cholismo“, e sul paragone tra l’Atletico ed il suo Leicester: “Non spettano a me i paragoni e su Simeone dico solo gioca all’italiana. Va bene Cruijff, Michel, Sacchi, ma l’Italia non è da buttar via. Non ci sono sistemi vincenti. Se un tecnico ne sente uno come suo, perché cambiare? A Valencia, alla fine degli anni 90, volevano che giocassi il tiqui taca, che esisteva anche allora, ma io dissi ai dirigenti: ‘Avete sbagliato allenatore. Io la palla non la tengo, allora giocano i giovani’. Ero sicuro che mi mandassero a casa, invece mi dettero fiducia, perché i miei ragazzi andavano come il vento. Certo, c’era chi guardava al Barcellona di Rivaldo e Figo, ma io spiegavo: ‘Facciamo gli stessi tiri e gli stessi cross che fanno loro, la palla tenetevela pure’. Anche ora c’è chi dice che il Leicester perde tanti palloni: certo, andiamo a tremila all’ora! Alla gente piacciamo perché creiamo tante occasioni da gol. Io alle punte lascio libertà di attaccare e tagliare il campo, basta che poi quando perdiamo palla ci ricompattiamo subito nel 4-4-2. Ai ragazzi dico sempre: ‘Ricordatevi che sono italiano: pensiamo prima alla difesa‘”
Capitolo finale dedicato alle esperienze vissute con Juventus, Roma e Inter. A Ranieri viene chiesto quali dei tre club l’ha capito di meno ed il tecnico romano ha risposto così: “Non ci penso, però state tranquilli che chi mi doveva capire mi ha capito”.
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