Roma, le due facce dell’annata giallorossa

Pubblicato il autore: giuseppe spampinato Segui

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Doveva essere la stagione dello scudetto per la Roma, l’anno della consacrazione, quello che avrebbe definitivamente spodestato la Juventus e avrebbe fatto vedere a tutti che anche i giallorossi erano in grado di scrivere il loro nome nel calcio che conta.
Ancora una volta, però, non è stato così. E come ogni anno si tirano le somme, ma come ogni anno quello che davvero conta, cioè i famosi “tituli Mourinhani”, mancano all’appello.
Con Rudi Garcia, che già lo scorso anno aveva promesso lo scudetto, la stagione era iniziata nel migliore dei modi; al di là del pareggio alla prima giornata contro l’Hellas Verona tutto lasciava presagire per la Roma una stagione di successi. L’arrivo di Dzeko e Salah, lo straordinario stato di forma di Florenzi e la vittoria contro l’irriconoscibile Juventus alla seconda di campionato, con il gol proprio del bosniaco ex Manchester City, avevano fatto ben sperare i tifosi giallorossi, e non poteva essere altrimenti, vista anche la bellissima prova contro il Barcellona, che aveva donato una dose di speranza anche in Champions, in un girone sicuramente proibitivo.
Ma dopo poche giornate i nodi, come si dice, sono venuti al pettine. Una delle cause del calo di rendimento della Roma è forse da ricercare nel mercato estivo. Sabatini, che da diversi anni ci aveva abituato a una campagna acquisti mirata e convincente, in questa ultima stagione sembra aver perso il suo smalto. La difesa è stata il problema principale. Il mercato estivo si è concentrato troppo sui reparti di attacco e centrocampo, tralasciando un reparto che era stato, l’anno precedente, uno dei migliori del campionato. Nessun innesto nel reparto arretrato e conseguenze che si sono viste da subito. Dall’inizio della stagione fino alla pausa invernale la Roma ha disputato 24 partite, e solo in sei di queste non hanno subito gol, una media sicuramente lontana da quelle utili per ambire a traguardi importanti. In questi 24 match spiccano, in negativo, le disfatte in Champions contro Il Barcellona al Camp Nou per 6-1 e contro il Bate Borisov in Bielorussia per 3-1, più l’eliminazione dalla Coppa Italia ad opera dello Spezia, squadra di serie B, per non parlare della partita buttata al vento contro il Leverkusen.
La qualificazione agli ottavi di Champions, avvenuta grazie a una serie di combinazioni troppo fortuite e non per merito della Roma, aveva in parte addolcito la pillola ma tra la società e i tifosi i rapporti si stavano già rovinando da tempo. Il culmine della contestazione è arrivato durante la cena di Natale della squadra, quando un gruppo di sostenitori ha lanciato uova contro il Pullman giallorosso. La dirigenza sapeva che era arrivato il momento di cambiare ma anche qui ha atteso a lungo, ha lasciato che le cose degenerassero prima di esonerare Garcia e accogliere Spalletti. Un cambio di guida che sarebbe dovuto avvenire ben prima del 17 gennaio, giorno in cui il tecnico toscano ha fatto il suo esordio in panchina, portando la Roma a un pareggio contro l’Hellas Verona.
Anche Spalletti ha avuto il suo bel da fare per sistemare una squadra demoralizzata e spenta. Ma come si era capito sin dal suo arrivo, è stao lui il vero e proprio timoniere e autore della rimonta. La società ha capito che bisognava intervenire anche sul mercato e gli arrivi di El Shaarawy, Perotti e Zukanovic
Il pareggio contro il Verona e la sconfitta contro la Juve sono state quasi un rodaggio, già in queste partite si è visto un bel gioco nonostante i risultati sfavorevoli. Ma da quel momento in poi la Roma non si è più fermata in campionato. 14 vittorie in 17 incontri senza mai perdere, una media davvero da scudetto. Purtroppo le altre squadre erano ormai troppo lontane; la Juventus si era ripresa e aveva ricominciato, come sempre, a vincere quasi tutte le partite e il Napoli sembrava non volerla mollare.
L’eliminazione in Champions ad opera del Real Madrid e il caso Totti non hanno scalfito la corazza di Spalletti, da entrambe le situazioni è uscito a testa alta, sfoderando una prestazione eccellente contro i Blancos e gestendo il capitano nel migliore dei modi, a detta di molti.
Il terzo posto forse non darà l’accesso diretto alla Champions ma significa comunque giocarsi la possibilità di essere presenti nella massima competizione europea il prossimo anno e, a giudicare da come si era messa la stagione, non è cosa da poco. La Roma rischiava di non entrarci neanche in uropa ma grazie a Spalletti ha ancora la possibilità di giocare una stagione da protagonista.

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