Schillaci “Col calcio ho perso gli anni migliori”

Pubblicato il autore: Paolo Bellosta Segui

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Riprendiamo l’intervista che Totò Schillaci ha concesso a Repubblica. L’ex calciatore racconta uno sport di altri tempi, tra sostanze proibite, gol, emozioni, fughe dai ritiri e conquiste amorose. Ecco il testo integrale.

Che cosa non racconta un calciatore?
Alla mia prima partita, nello spogliatoio del Messina, c’era un barattolino di perline rosse. Pastiglie di Micoren. Ognuno ne prendeva due, servivano a spezzare il fiato. Le presi anch’io, fidandomi dei medici.

Era il prezzo da pagare?
La mia vita è stata difficile. Sono nato di sette mesi, i nonni mi scaldavano con bottiglie d’acqua calda. Abitavamo in via della Sfera 19. Un segno. La sfera era il pallone e il 19 la maglia ai Mondiali. Al Cep avevo cattive compagnie, ma il calcio mi distraeva, e per distrazione mi sono salvato. Non andavo volentieri a scuola, ma i pericoli so vederli.

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La mafia?
Gli anni ’90 a Palermo sono stati terribili. Ho aperto tardi gli occhi. Pensavo a giocare, per me la mafia era una realtà locale. Il pizzo, il totonero, le bische. Finché una sera, in ritiro, Trapattoni si avvicina e mi fa: avete ucciso anche Falcone. Gli risposi: mister, ero con Baggio, chieda a lui cosa ho fatto. Non scherzava, l’aria era pesante. Ma andai a ripeterglielo quando lasciai la Juve: non l’ho ucciso io, né quei siciliani che non meritano pregiudizi.

E’ più insidiosa la celebrità o la povertà?
La povertà l’ho superata, la celebrità l’ho sofferta. Non volevo essere famoso, volevo giocare a pallone. La mia vita è cambiata senza che cambiassi io. Quando accettai l’offerta del Jubilo, ai giapponesi dissi: voi siete penultimi in classifica, io da bambino ero ultimo. Bersaglio dei bulli. Fra i 17 e i 34 anni niente è stato normale. Per tirarmi fuori dai guai, il calcio s’è preso i miei anni migliori.

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Perché oggi è fuori?
Ho una scuola calcio a Palermo, spendo il mio nome per gli altri. Se avessi fatto l’allenatore, avrei ripreso la solita vita. Alberghi, aeroporti, stadi. Questo è. Ma preferisco vivere. Ora se vado a Parigi, la torre Eiffel la vedo

Chi le piace nel calcio attuale?
Ho conosciuto Maldini, Baresi, Tacconi, Bergomi. Non ce ne sono come loro. Vedo ragazzi irrispettosi, come irrispettose sono le società verso le loro bandiere. Il mio calcio non c’è più. Nel mio calcio potevi scommettere cinquemila lire con Gianni Brera se scriveva che non avrei segnato di testa. I suoi articoli dovevo farmeli spiegare, ma gli dimostrai che di testa facevo gol.

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