Trilogia blucerchiata di un derby – 2° Parte

Pubblicato il autore: Masi Vittorio Segui

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Ripercorso il derby, vinto con una rete di Christian Maggio, ma soprattutto da un sublime Antonio Cassano, nel febbraio del 2008, torniamo ancora indietro nel tempo. Più precisamente alla stagione 2002/2003, quella che permise alla Sampdoria di tornare in Serie A, dopo la sciagurata retrocessione di fine secolo scorso. Quell’anno, a dire il vero, si disputarono ben tre derby, due di Campionato ed uno di Coppa Italia, tutte e tre vinti dai blucerchiati che firmarono, così, uno storico tris di successi, prima di salutare i cugini, che avrebbero ritrovato solamente diversi anni dopo. Dei tre match sotto la Lanterna, di quell’anno, l’ultimo è quello che merita maggiormente di essere messo sotto la lente di ingrandimento. Per quale motivo? Perchè venne deciso da giocatori definibili come gregari, a differenza dei due precedenti, dove la coppia goal Flachi-Bazzani diede il bianco. Per una volta, che siano proprio quei giocatori, spesso in secondo piano, a conquistarsi la scena.

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Entrando nel vivo del racconto, vincere il derby del 19 aprile 2003, quindi quello di ritorno, non voleva dire solamente far propria la supremazia cittadina ma, da una parte, per i blucerchiati, significava avvicinarsi alla promozione, mentre dall’altra, per i rossoblù, voleva dire rimanere in corsa per non retrocedere in Serie C (l’attuale Lega Pro per intenderci). Novellino, scelto da Marotta per riportare in alto i colori blucerchiati, mandò in campo il seguente undici: Turci, Sacchetti, Grandoni, Conte, Domizzi, Zivkovic, Volpi, Palombo, Pedone, Colombo, Bazzani. Torrente, ai tempi allenatore del Genoa, rispose con: Brivio, Malagò, Giacchetta , Cvitanovic, Rossini, Bressan, Breda, Moscardi, Mhadhbi, Mihalcea, De Francesco. Ad onor del vero, già a leggere le due formazioni si può intuire come la Sampdoria fosse una squadra che presentava, a differenza dei cugini, un più alto spessore tecnico. Non è un caso se chi all’epoca costruì quella rosa, oggi sia riuscito a vincere ben cinque scudetti di fila. Insomma, il compianto Riccardo Garrone ci avevo visto lungo eccome ad affidare la rifondazione dei blucerchiati ad un dirigente esperto come, appunto, Marotta. Il match si indirizzò subito su di un binario favorevole per gli uomini di Novellino. Infatti, da un corner battuto da Volpi, il serbo Bratislav Živković riusce a trovare la deviazione decisiva per infilare Brivio. La partita si incattivisce e l’arbitro Rosetti si vede costretto ad estrarre diverse volte il cartellino giallo. Il Genoa troverebbe pure il pareggio, ma il goal di Mihalcea viene annullato per fuorigioco. Finisce senza altre emozioni la prima frazione di gioco? Niente affatto. Anzi, la Sampdoria riesce a raddoppiare. Il solito Volpi mette in mezzo all’area un ottimo pallone che, dopo un liscio-velo di Pedone, arriva sui piedi di Mirko Conte che, libero da marcature, deposita in rete per il 2-0. E’ un tripudio di gioia e felicità per i supporters doriani. Nel secondo tempo si assiste ad una vera e propria “battaglia” sul manto erboso: la Sampdoria cerca il terzo goal, il Genoa quello per riaprire il match. Ma gli animi si scaldano a tal punto che D’Isanto, entrato nella ripresa, attorno al 70′ si fa espellere per due gialli presi in pochi minuti, lasciando i suoi in dieci e decretando ufficialmente la sconfitta della sua squadra nel derby. Infatti, in inferiorità numerica, la Sampdoria riesce facilmente a tener palla, amministrando il doppio vantaggio. Al fischio finale di Rosetti, a Marassi, si vivono così, due atmosfere diverse: se nella Sud si respira aria di Serie A, nella Nord ci si comincia ad informare di come siano la tradizioni culinarie di quelle città in cui si dovrà andare in trasferta l’anno venturo.

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