Violenza negli stadi e fuori: le statistiche non lasciano dubbi

Pubblicato il autore: Daniela Segui

vioenza negli stadiTroppa violenza negli stadi, troppi morti al di fuori degli stessi: è quello che emerge da una statistica stilata tra gli anni 2015 e 2016 in merito agli episodi di violenza nel gioco del calcio avvenuti in questi anni. I sondaggi parlano chiaro: i morti e gli attacchi da parte delle tifoserie sono aumentati anche se di poco e spesso in alcuni stadi per match considerati “a rischio” viene persino vietato l’accesso o proibite le trasferte per appassionati dell’una o dell’altra squadra. In effetti gli ultimi avvenimenti hanno destato veramente scalpore: accoltellamenti, assalti e anche omicidi fuori gli stadi sembrano quasi notizie all’ordine del giorno. Di recente un fatto di cronaca ha insanguinato la città di Roma, altrove la meta “prediletta” per simili violenti episodi è stata Napoli; per il resto, fatti simili accadono un pò ovunque nel globo. La domanda che ci si potrebbe porre è: da dove viene tutto questo? Possibile che durante una partita, invece di divertirsi ci si prenda a botte o peggio si giunga armati con il solo scopo di “colpire” brutalmente chiunque sia dell’opposta tifoseria? La risposta a questo quesito sembrerebbe semplice, ma in effetti non lo è. Ci sono tantissimi sport in cui a competere sono squadre avversarie, tipo il rugby, palla a nuoto, eccetera, eppure altrove non si sentono, se non in rarissimi casi, episodi di violenza da parte ne dei giocatori ne dai tifosi. Si tifa per l’una o per l’altra squadra del cuore, ma non si attaccano gli avversari nè chi appartiene a tifoserie opposte. Vero è che il calcio è veramente la disciplina sportiva più seguita nel modo e che migliaia di appassionati fermano un’intera città pur di fare il tifo. E’ probabile che il troppo “amore” per l’una o l’altra fazione, scateni una morbosità verso la stessa creando una vera e propria “dipendenza” come la definiscono gli esperti. Un amore così sfrenato e una gelosia così ossessiva, possono, in certe mentalità, scatenare una reazione fin troppo alterata, tanto da odiare chi fa di tutto per ostacolare il proprio sogno di vittoria o di “coppa”. Per questo ci si arrabbia non contro i calciatori, ma contro chi tifa la fazione opposta alla propria. Certo, la violenza non è soltanto fisica, ma anche verbale: chi negli stadi non ha mai sentito parole di offesa contro le persone di una città che sono giunte soltanto per esaltare i propri beniamini? Sicuramente sarà capitato a tutti. A causa di questa “sfrenataggine” dilagante, molte persone evitano persino di andare allo stadio in partite considerate “importanti” tanto meno con i figli: nessuno si fida più e spesso si tengono anche lontani i più piccoli da queste strutture giudicate spesso a rischio. Certo il sogno di uno sport calcio più “serio” e soprattutto pacifico è stato rincorso per decenni, ma non si è mai realizzato. Spot pubblicitari o giocatori stessi persino, hanno inneggiato più volte alla “pace” e a una competizione senza litigi, morti o feriti. Chi potrà mai dimenticare un famoso spot per una crema spalmabile in cui un “ragazzino malcapitato” per sbaglio si è trovato nel pullman della squadra opposta alla sua per la quale gareggiava? In quel caso è stato accolto festosamente e gli avversari hanno offerto merenda e addirittura la propria maglia… E’ solo una pubblicità… Questo non si è, purtroppo, mai visto.

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