Bene Ventura, ct alla Bearzot

Pubblicato il autore: Giovanni Anania Segui

Giampiero Ventura è il nuovo commissario tecnico della nazionale italiana di Calcio. In questo momento, probabilmente, la migliore scelta possibile. Per almeno due ordini di considerazioni.
In primo luogo, Ventura assicura, per il dopo Conte, la continuità del progetto tecnico. A suo tempo fu lo stesso Antonio Conte, lasciata la panchina del Bari, a suggerire il suo nome ai dirigenti della squadra del capoluogo pugliese come possibile suo sostituto. In comune i due tecnici hanno la stessa idea di gioco, quel 4-2-4 (di cui Ventura rivendica la primogenitura) poi evolutosi (o involutosi, a seconda dei punti di vista) in un più prudente, e “italianista”, 3-5-2 arretrando, in fase di non possesso, le due “ali”, fino all’altezza dei centrali difensivi.
Ancor più di Conte, Giampiero Ventura, inoltre, è un maestro di calcio ed è abituato, non avendo mai allenato club di primissimo livello, a lavorare con i giovani. Il che, nell’attuale panorama del calcio italiano, mai così privo di campioni “fatti e finiti”, può rivelarsi un’indubbia risorsa.
Ma, paradossalmente, la vera carta vincente di Giampiero Ventura ct della nazionale, è la sua non verdissima età anagrafica. A differenza di Conte, ma anche di tutti gli i commissari tecnici che si sono succeduti alla guida della nazionale dopo l’epoca di Azeglio Vicini, Ventura non è qui di passaggio. Al contrario, la Nazionale rappresenta il traguardo e, al contempo, probabilmente il capolinea della sua carriera di allenatore.
Ventura, insomma, non deve ottenere risultati per sé, e per “spuntare” futuri lauti contratti con squadre di club. A fine corsa non lo aspetta il Chelsea, e neppure il calcio degli sceicchi. Il che può liberarlo dal condizionamento del risultato da ottenere subito ed “ad ogni costo” e consentirgli forse di lanciare i giovani di maggiore talento che abbiamo, come fecero, a suo tempo, Bearzot, dopo il naufragio ai mondiali di Germania ’74 della nazionale di Riva, Rivera e Mazzola, e Vicini ai mondiali del 1990.  Sotto questo profilo, Giampiero Ventura è il commissario tecnico della nazionale che, pur provenendo da una squadra di club, di avvicina di più alla figura dell’allenatore approdato in Nazionale dopo una lunga gavetta nel settore tecnico della Figc.
La stagione dei tecnici “alla Bearzot”, si chiuse con l’avvento di Arrigo Sacchi. Ma allora la scelta di Sacchi non fu dettata dall’esigenza di assicurarsi un top trainer per accontentare l’opinione pubblica (come invece ha fatto, in fondo, Tavecchio con Conte…), ma fu imposta dall’esigenza, sentita dalla Figc, di importare in nazionale il rivoluzionario, per il calcio italiano, gioco a zona che solo (o quasi..) l’ex allenatore del Milan faceva praticare alle sue squadre. In questo senso quella di Sacchi fu quasi una scelta obbligata, e comunque rappresentò per il calcio italiano una svolta epocale. I punto più alto, almeno in termini di risultati sportivi, di quella stagione fu indubbiamente la vittoria ai mondiali di Germania del 2006. Alla guida di quella nazionale, c’era Marcello Lippi, già affermato tecnico di club. Da allora l’inarrestabile declino. Fuori al primo turno agli ultimi due campionati mondiali.
A Ventura non si deve chiedere la vittoria, ma una rifondazione.

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