Bonucci “Che gruppo unito, ma occhio alla Svezia! Sono uno tutta grinta, a volte esagero, ma ci metto il cuore per questa maglia”

Pubblicato il autore: Paolo Bellosta Segui

Tra Bonucci e Chiellini finisce in un abbraccio
Riprendiamo l’intervista rilasciata da Leonardo Bonucci a Coca-cola. Il difensore è stato scelto come testimonial d’eccezione per la campagna #tifiamoinsieme promossa dall’azienda.

Bonucci che esordio brillante! Una bella Italia, una difesa solidissima e un assist alla Pirlo, di più cosa avrebbe potuto chiedere?
E’ stato un esordio bellissimo, da incorniciare, ma ora la strada da compiere è ancora tanta. Venerdì ci toccherà affrontare la Svezia per ipotecare il discorso qualificazione, e poi sarà la volta dell’Irlanda.
Comunque davvero un inizio magnifico, vogliamo continuare su questa linea. La squadra ha giocato un calcio impeccabile, fatto di grinta, corsa e cuore, poi per quanto riguardo il lancio sono stato anche fortunato. Giaccherini è stato bravissimo a tagliare e a inserirsi nel buco lasciato tra il centrale e il terzino, abbiamo provato questo schema in allenamento e sono contento che si sia tramutato in gol.

Col Belgio l’assist, e il gol quando? Quando vedremo la sua classica esultanza? A proposito, da molti è stata inizialmente interpretata come un gesto di superiorità, in realtà cosi non è, ci vuole spiegare meglio da dove nasce?
Mi auguro che la rete arrivi, sarebbe bello, ma è ancor più bello continuare su questa traccia. L’importante è il bene del collettivo, sempre e comunque. Per quanto riguarda l’esultanza, come hai detto tu, quella del gesto di superiorità è’ un’interpretazione completamente sbagliata: non sarebbe da me.
Quel gesto è nato per sfottò con quattro dei miei migliori amici. Quasi una sfida nei loro confronti. Se avessi fatto alla mia prima stagione almeno cinque gol in bianconero esultando così, loro si sarebbero rasati i capelli. Cinque gol non li ho segnati, ma l’esultanza è andata avanti.

Bonucci, lei ha un carattere fumantino, la vediamo spesso impegnato a protestare e a far sentire la sua voce. Questo atteggiamento non ha mai creato polemiche coi colleghi?
E’ vero protesto sempre, ma raramente in modo esagerato, al derby sono andato troppo in là ma non volevo mancare di rispetto all’arbitro. E’ stato un caso isolato comunque.
Con i miei colleghi non mi sono mai trovato a dover seppellire l’ascia di guerra con nessuno. Siamo tutti professionisti e con molti dei miei avversari c’è uno stretto rapporto di amicizia che va ben oltre il rettangolo verde. Poi, com’è giusto che sia, nei 90 minuti ognuno pensa al bene del club in cui milita. In campo, quando si gioca nel club si pensa solo ed esclusivamente ai propri colori ed esattamente con lo stesso principio, quando s’indossa la maglia della Nazionale si suda e si lotta l’uno al fianco dell’altro per il bene dei colori azzurri.

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