Brexit, le possibili conseguenze sul calcio inglese

Pubblicato il autore: Masi Vittorio Segui

Brexit-Regno-Unito

In quest’ultime ore, l’uscita della Gran Bretagna dall’unione Europea, dopo la vittoria della “Brexit“, sta creando molto clamore a livello politico. Ma, l’esito del referendum del Regno Unito maturerà, anche, delle conseguenze sportive, che interesseranno pure il mondo del pallone.

A tal proposito è intervenuto Chris Wheeler, giornalista appartenente al Daily Mail. Queste le sue parole: “Niente ancora è stato deciso per il calcio, anche perché la decisione di uscire dall’Unione Europea è ancora troppo recente. Certamente il calcio ne sarà coinvolto e la Lega dovrà prendere decisioni importanti. Le leggi sulla libera circolazione dei cittadini europei ha permesso alla Premier League di diventare il campionato più ricco del mondo e anche il più affascinante. Mi viene difficile pensare che si possa fare un passo indietro a questo punto. Di contro però ci ha rimesso il movimento calcistico inglese, perché i talenti di casa hanno trovato sempre meno spazio. Certamente questa Nazionale che sta giocando gli Europei è di spessore e prospettiva, ma credo che la globalizzazione del campionato abbia reso la loro crescita più lenta“.

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Ci saranno sicuramente importanti conseguenze. Il presidente della Premier League, Richard Scudamore, contrario allo scenario che oramai si prospetta, aveva dichiarato “Sarebbe paradossale appoggiare la Brexit, le squadre della Premier League sono per la permanenza nell’Ue“. C’è da domandarsi, quindi, come si organizzerà il calcio inglese.
Innazitutto , secondo l’art. 19 del Regolamente Fifa, i trasferimenti internazionali di giocatori sotto ai 18 anni risultano essere proibiti. Ma, questa norma non trova applicazione nei confronti dei giocatori, tra i 16-18 anni, trasferiti all’interno dell’Unione Europea. Ciò cosa significa? Se non verrà attuata nessuna modifica della normativa, le squadre inglesi saranno impossibilitate ad ingaggiare giovani ragazzi, che potrebbero un domani essere dei campioni. Inoltre, c’è un altro importante rischio da dover scongiurare. Infatti, sempre secondo le regole attualmente in vigore, i giocatori di origine europea sarebbero considerati automaticamente degli extra-comunitari. Per evitare ciò, sarà necessario, quindi, applicare le stesse norme che, oggi, permettono sempre alle squadre britanniche di ingaggiare, appunto, extracomunitari. Più semplicemente, per poter giocare in Premier sarà necessario farsi rilasciare un permesso di lavoro, ottenibile avendo disputato una determinata percentuale di partite con la maglia della propria Nazionale.

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E’ ben intuibile, infine, che un campionato “più chiuso” potrebbe attirare minor investimenti, soprattutto esteri che, negli ultimi anni, sono diventati fondamentali per il calcio inglese. Diverse sono, difatti, le società con una “proprietà straniera”, non ultimo il Leicester, da poco laureatosi campione d’Inghilterra, e in mano ad un gruppo di investitori thailandesi.

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