I dolori del giovane Leo

Pubblicato il autore: Raffaele La Russa Segui

Copa America 2016

4 Finali perse per la Pulce, che ha lanciato il messaggio di voler lasciare la nazionale argentina.

Frasi sicuramente dettate dalla delusione, dallo sconforto ed anche dal rigore da lui stesso sbagliato nella lotteria finale contro il Cile.

Leo Messi e l’Argentina, un binomio che non ha portato grande fortuna ne al calciatore del Barcellona, tantomeno alla nazionale stessa: nessuna vittoria per l’Argentina targata Messi. 
Eppure il 5 volte pallone d’oro ha conquistato ben 30 trofei a livello personale, superando anche Pelé in questa speciale classifica
I suoi record sono infiniti e in continuo crescendo. I paragoni con i grandi del calcio sono frequenti: “Chi è più forte: Messi o Maradona? Messi o Pelé?” 
Domande queste che non troveranno risposte.

I fatti comunque hanno visto Messi lasciare la nazionale dopo la quarta finale persa dalla sua nazionale.

Ma come, uno così vincente, abbandona la nave albiceleste da sconfitto? E per di più lo fa all’età ancora giovane (per un calciatore ovviamente) di 29 anni?
Anche qui c’è chi dice che la propria nazionale non si deve lasciare, che  non bisogna mai mollare, che è dalle sconfitte che ci si rialza…

Invece Leo sembra non volerne sapere più niente, troppo grandi le sue delusioni.

Sicuramente il Blaugrana ha molto da rimpiangere, avendo avuto sempre grandi campioni nella nazionale, e vederla arrivare sempre in finale ( anche in modo agevole) e uscirne sconfitta ha fatto scalpore.
Va sicuramente meglio in Spagna, dove assieme ad altri 25 fenomeni, ogni anno fanno a gara di record con il Real Madrid, e poco importa se la Champions League sfuma per un anno, l’anno prossimo ci si potrà sempre riprovare…
Forse Messi non riesce a reggere il paragone con Maradona, capace da solo di vincere sia a livello mondiale che a livello nazionale trofei con una semplicità unica, o forse semplicemente in Argentina non riesce a giocare.
In tanti gli hanno rimproverato il fatto di giocare bene solo con Iniesta, Neymar, Suarez, Rakitic, e non riuscire invece a giocare con giocatori diversi, ma comunque altrettanti forti.

Dopo il record di marcature con la maglia dell’Argentina, anche qui raggiunta comunque molto tardi per una come lui (54 reti in 112 partite, mentre Batistuta le realizzò in 77), sembrava tutto pronto per quest’altro primo trionfo da aggiungere alla sua lunghissima bacheca, il trionfo però non è arrivato, forse non arriverà mai, e per questo il giovane Leo è triste.

Nella storia del calcio tanti sono stati i talenti che con i club vincevano tutto e poi in nazionale non combinavano niente ( Ronaldo al Portogallo? George Weah con la Liberia? Bale con il Galles? Ibrahimovic con la Svezia? Nedved con la Repubblica Ceca?)… In quel caso però gli altri 10 compagni di squadra non erano all’altezza dei grandi campioni citati…

Invece questa Argentina è diversa, perché oltre alla Pulce ci sono altri campionissimi… Per questo la sconfitta è ancora più amara.

Certo è che i campioni, quelli veri, si rialzano sempre, e non abbandonano la propria nave dopo una tempesta che ha rotto tutto.

Sicuramente nelle dichiarazioni di fine gara di Messi, oltre alla delusione, c’è anche poca personalità, di uno che forse leader non è mai stato e mai lo sarà.

Anche Gigi Buffon, tanto per citarne uno, avrebbe potuto smettere con la nazionale italiana, dopo i due mondiali fallimentari del 2010 e del 2014. Invece è ancora lì, a difendere la porta della propria nazione, e a continuare a stupire il mondo anche in questo Europeo…
Forse per chi non è mai stato abituato a perdere e ha avuto sempre una carriera “facile”, vincere è diventata un’ossessione…
Come quando giocavamo da piccoli  sotto casa e il proprietario del pallone era sempre quello che inspiegabilmente vinceva sempre.  Quando andava via si portava il pallone a casa e finiva il gioco per tutti…
Per fortuna però, il pallone non è di Messi… E possono vincere anche gli altri…
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