Il cucchiaio: 40 anni fa il primo della storia

Pubblicato il autore: Raffaele La Russa Segui
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Il calcio moderno ci ha abituato a “colpi di classe” effettuati dai calciatori più forti e di talento.Il cucchiaio è uno di questi. Richiede tecnica, qualità e soprattutto tanto coraggio.
E se come diceva Francesco De Gregori, un giocatore lo vedi dal coraggio e dalla fantasia, ecco che il cucchiaio è l’emblema del calcio spettacolo.
Un tocchetto morbido, leggero, spesso su calcio di rigore, con la palla che si alza lentamente e compie la traiettoria di una parabola e si insacca in rete.I portieri oggigiorno scelgono sempre un lato per anticipare preventivamente le intenzioni dell’avversario, ed ecco quindi che il cucchiaio calciato centralmente diventa imprendibile, con la palla che entra in rete dopo che il portiere è già a terra e non può far più nulla.

Il cucchiaio possiamo definirlo come una sottocategoria del più classico pallonetto.
In effetti fino a qualche decennio fa, il cucchiaio non esisteva nemmeno, ma esisteva solo il pallonetto.

Il primo cucchiaio della storia risale a 40 anni fa, alla finale dell’Europeo 1976, in Germania ovest – Cecoslovacchia, giocata nella ex Jugoslavia.
In quell’occasione per la prima volta una finale venne decisa ai calci di rigore e un centrocampista dal nome Panenka, sconosciuto ai più, si presentò davanti a Sepp Maier con il pallone e realizzò la rete con questo gesto.
Non era la prima volta che Panenka tirava così i rigori, ma fino a quella partita li aveva provati solo in allenamento.
Rincorsa lunga, come se dovesse tirare fortissimo e poi a pochi centimetri dal pallone, e con il portiere già in tuffo, ecco che si fermò di colpo e arrivò sul pallone con un tocco morbidissimo a foglia morta che piano piano entra in rete tra la disperazione dei tedeschi e lo stupore dei cecoslovacchi.

Da quel giorno e fino agli anni 2000 il cucchiaio non è stato utilizzato tantissimo, data la difficoltà tecnica e il coraggio che spesso mancava ai calciatori, ma poi grazie anche a Francesco Totti, nell’Europeo del 2000 contro l’Olanda riprese vigore e fu più utilizzato.
Tutti ricordano le celebri frasi scambiate tra Totti e Di Biagio sull’altezza di Van Der Sar con il romanista che assicurò il difensore dicendogli “Mo’ je faccio er cucchiaio”  poco prima di presentarsi sul dischetto.
In quella circostanza andò bene, con il portiere olandese spiazzato e il gol realizzato da Totti.
Negli anni avvenire si ricordano altri calciatori, come Mutu, Pirlo, Zidane, Ribery e Di Canio.

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Non sempre però il gesto tecnico va a buon fine. Se infatti il portiere conosce il calciatore che sta per tirare il rigore, basta che rimane fermo e la parata diventa facile facile.

Protagonisti di scene simili furono lo stesso Totti contro il Lecce, con il portiere Sicignano che mentre parava il pallone docile sussurrava un “Grazie!”. Si ricordano per la cronaca anche errori di Doumbia, Maicosuel, che dopo questo rigore ha fatto perdere le tracce e ha buttato al vento la possibilità di divenire un buon giocatore, per la troppa presunzione nel preliminare di Champions contro il Braga quando vestiva la maglia dell’Udinese, Miccoli in un Palermo – Bari…

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L’ultimo è stato quello sbagliato da Sejas, del Venezuela contro l’Argentina, nella Coppa America in corso: un vero e proprio passaggio a Romero!

Il trucco per parare un cucchiaio adottato dai portieri è proprio quello di rimanere in piedi fino a quando il calciatore non colpisce la palla. Quando si capisce che il piede arriva leggero sul pallone, ecco che il portiere rimane immobile e aspetta il pallone che gli arriva tra le braccia.

Il cucchiaio quindi oggi compie 40 anni. Rimane un colpo di classe, di fortuna, di coraggio, che solo in pochi possono fare. 

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