Ilaria D’Amico e Buffon: parla la presentatrice televisiva

Pubblicato il autore: Simone Satragno Segui

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La presentatrice televisiva racconta per la prima volta come è nata la storia d’amore con il portiere della Nazionale e della Juventus e confida: “Ci eravamo scambiati tre sms in quindici anni…”

“Gigi per me era una commistione indefinita tra il campione di cui conoscevo le gesta e l’immaturo, se non il fascista che una volta, a Parma, aveva indossato una maglietta con la scritta ‘Boia chi molla’”. E’ il retroscena di Ilaria D’Amico, giornalista sportiva e volto di ‘Sky Calcio Show’ e compagna del portiere di Juventus e Nazionale Gianluigi Buffon, svelato in un’intervista al numero di ‘Vanity Fair’ in edicola oggi. Con certi eroi nazionalpopolari capita sempre così. La caz…ta che fai da ragazzo nel tempo assume una dimensione che, soprattutto se sei riservato e non ti racconti, tende a farti rimanere sempre uguale nel corso degli anni – racconta la conduttrice di Sky Calcio Show -. Del numero uno azzurro e bianconero, Ilaria spiega di aver scoperto “la tenerezza. La curiosità. Il bellissimo mondo di un uomo leale che ha un animo stupendo e che nella sua vita ha avuto tante gioie, ma ha anche sofferto molto”.

Con Buffon, confessa, è stato un “colpo di fulmine. Prima di quella sera ci eravamo spediti tre sms in 15 anni“. Poi “passammo da tre, a cinque, a dieci, a cinquanta messaggi al giorno. Le amiche ridevano: ‘Va bene Ilaria, ci vai in vacanza e poi vi salutate, giusto?’. ‘Forse non avete capito, io mi sono innamorata di quest’uomo’”. Dopo 6 mesi di assenza dal video, per la nascita di Leopoldo Mattia, D’Amico torna in Tv per raccontare su Sky gli Europei in cui il padre del suo secondo figlio reciterà da Capitano della Nazionale: “Non è un nuovo inizio e non sento alcuna pressione, ma solo l’emozione e la felicità di tornare a fare il mio lavoro dopo essermi presa il giusto tempo per essere madre e aver oliato quella macchina complessa che è la famiglia allargata”. Una volta lo avevo ringraziato per essere venuto a dire la sua verità sul famoso gol-non gol di Muntari che aveva negato un probabile scudetto al Milan. Gli chiesi se avesse visto la palla dentro e lui rispose che no, ma che se anche l’avesse vista non sarebbe andato dall’arbitro a dargli una mano. Un putiferio, tutti maestrini: ‘Il capitano della Nazionale non può mentire’. Io, invece, gli scrissi: ‘L’ipocrisia dominante mi fa orrore’, finì lì. La clandestinità della storia è durata pochissimo, neanche tre mesi. Entrambi vivevamo una profonda crisi. Ci siamo incontrati in un momento emotivo simile e ci siamo trovati”.

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