Maldini racconta Maldini: Paolo ricorda Cesare

Pubblicato il autore: Paolo Bellosta Segui

maldiniRiprendiamo l’intervista di Repubblica a Paolo Maldini, ecco le sue parole su papà Cesare.

Come aveva accolto Cesare la prospettiva di un figlio calciatore?

“Come un padre all’antica. Giochi solo se vai bene a scuola, altrimenti smetti. Io ero il primo dei maschi e quindi il primo a provarci. Erano nate Monica, Donatella che ha giocato a basket in A2, Valentina. Dopo di me Alessandro, che ha giocato a basket nelle giovanili della Tracer, e Piercesare, passato per le giovanili del Milan e poi calciatore a Pavia, a Viareggio.

In che senso Cesare era all’antica?

“Non era molto espansivo, ma ho capito quanto amore ci fosse nel suo modo asciutto di esserci vicino, anche quando allenava a Foggia, a Terni, a Parma. Quando eravamo tutti insieme.

La sua vocazione, chiamiamola così, quando nacque?

“Credo sia nata guardando in tv i mondiali del ’78, guardavo soprattutto Bettega. Quando gli dissi che mi sarebbe piaciuto provare in una squadra vera, mio padre, oltre all’immancabile riferimento all’importanza dello studio, mi fece solo due domande: vuoi giocare nell’Inter o nel Milan? Vuoi giocare in porta o fuori?”.

È ora di ricordare una frase di Cesare: “Lui non è più il figlio di Cesare, io sono diventato il padre di Paolo”. Non male.
“Sapeva essere spiritoso, cresciuto alla scuola di Rocco ma rigorosamente astemio. Quando è morto, ho ricevuto tantissimi messaggi dai ragazzi con cui aveva vinto l’europeo Under 21 tre volte di fila, anche quando non aveva uno squadrone. Segno che con i ragazzi aveva un rapporto forte e chiaro. Non è mai andato a parlare con i miei allenatori, lasciava fare, rispettava i ruoli.

Oggi cosa può insegnare il calcio?

“Uno sport di squadra, tutti e non solo il calcio, insegna tante cose. C’è meritocrazia, giocano i migliori, non il più ricco o il più simpatico. Se un compagno è in difficoltà, devi dargli una mano. Se sbagli, assumiti la responsabilità e non scaricarla sugli altri. Tutte cose che servono anche nella vita. Se uno è bravo in campo è bravo anche fuori. Idem se è una carogna. Mio padre diceva: comportati bene, sii onesto, impegnati sempre al massimo e il 90% è fatto.

E Paolo Maldini nel Milan del futuro?
“In un momento così difficile per la squadra e la società potrei dire che è meglio tacere. Ma dirò quello che ho detto a Berlusconi l’ultima volta che ci siamo visti: se ci sarà la possibilità di ridare qualcosa al Milan, che tanto ha dato alla famiglia Maldini, io ci sarò. Ma servono condivisioni, serve che mi accettino per come mi conoscono”.

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