Marc Vivien Foe: per non dimenticare

Pubblicato il autore: massimiliano granato Segui
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Il mondo dello sport gira in modo talmente veloce che si tende a dimenticare certi episodi che dovrebbero rimanere impressi nella memoria. Le morti in campo in tempi recenti, non si contano purtroppo:  non ultima quella del camerunese Patrick Ekeng, centrocampista della Dinamo Bucarest deceduto per arresto cardiaco un mese fa.  Marc Vivien Foè era nel pieno della sua maturità agonistica: già mondiale nel 1994 a soli 19 anni con la nazionale camerunese, saltò per infortunio il mondiale francese.  Si mise però in luce in Francia e con la Confederations Cup del 2003 sperava in una definitiva consacrazione. Ma durante la semifinale contro la Colombia del 26 giugno del 2003, egli crollò di schianto al suolo: la mascella serrata, le braccia aperte, gli occhi rivolti all’insù: un brutto spettacolo. Il primo ad accorgersene fu Cordoba, che gli prestò i primi soccorsi: la partita venne interrotta: dopo 45 minuti di rianimazione, Foè morì, lasciando nello sconforto non solo compagni ed avversari, ma anche un’intera Nazione e molti appassionati sportivi. Poco tempo dopo si venne a sapere che il giocatore fu stroncato da un attacco cardiaco, dovuto da uno sproporzionato ventricolo sinistro. Inoltre, la presenza di un defibrillatore forse gli avrebbe salvato la vita. In un clima irreale, si giocò dopo pochi giorni la finale, vinta dalla Francia, che sportivamente fece sollevare la coppa anche a Song, capitano degli sconfitti sotto l’applauso di un popolo in lacrime. I leoni indomabili scesero con la maglia numero 17 (e il City ritirò la numero 23) e mostrarono una sua gigantografia. La morte di Foè (come le altre simili)va ricordata per non dimenticare di eseguire accurate visite cardiache, per aumentare le misure di salvaguardia della salute di atleti e non. Foè se n’è andato troppo presto ma si sa che un Leone non muore mai, è soltanto addormentato.

MASSIMILIANO GRANATO

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