Mister Inzaghi: Pippo e Simone a confronto

Pubblicato il autore: riccardo rossi Segui
Mister Inzaghi: Pippo e Simone a confronto. Chi è l'allenatore "vero" fra i due?

Mister Inzaghi: Pippo e Simone a confronto.

Da giocatori occupavano la stessa zona di campo, centravanti con il chiodo fisso del gol.
Pippo è diventato presto Superpippo e verrà ricordato come uno dei migliori attaccanti italiani del dopoguerra.
Simone non è riuscito ad eguagliare il fratello maggiore sul campo ma è comunque stato protagonista di una carriera di ottimo livello, con alcuni exploit da ricordare, come la magica notte di Champions (2000-2001) in cui rifilò quattro gol all’Olimpique Marsiglia, secondo giocatore a riuscire nell’impresa dopo un certo Marco Van Basten (Milan-Goteborg 4-0,  25 Novembre 1992), o la mezz’ora in cui fece coppia in attacco con il fratello Pippo in maglia azzurra, durante l’amichevole Spagna-Italia del 29 Marzo 2000 a Barcellona.
Terminata la carriera da giocatore, entrambi hanno scelto la strada della panchina.
Il loro percorso di crescita è stato identico: hanno iniziato nei settori giovanili, rispettivamente di Milan e Lazio, con gli “Allievi”, per poi essere promossi sulla panchina della più prestigiosa squadra “Primavera”.
Dopo i primi successi di SuperPippo con i giovani rossoneri, Galliani e Berlusconi si innamorarono dell’idea romantica di fare di Inzaghi, idolo della curva milanista, il nuovo allenatore della prima squadra, seguendo l’ormai classico slogan della dirigenza “il Milan ai Milanisti”.
L’esperienza di Pippo sulla panchina del Milan è stata senza dubbio fallimentare e traumatica ma, gli insuccessi altrettanto fragorosi di Mihajlovic prima e Brocchi poi, hanno fatto capire a tutti (tranne forse che a Silvio ed al fido Adriano) che nemmeno navigati “maghi” della panchina come Mourinho o Guardiola sarebbero stati in grado di ottenere grandi risultati con una squadra modesta ma, soprattutto, con alle spalle una società, un tempo modello ed oggi quasi allo sbando.
Pippo ha scelto ora di ripartire dalla Lega Pro, sposando il progetto del nuovo Venezia da “Champions”(come lui stesso lo ha definito nel giorno della presentazione) del duo Tacopina-Perinetti.
Simone ha dovuto invece aspettare fino a questa stagione per essere promosso sulla panchina della prima squadra della Lazio.
Lotito e Tare, si sono decisi a lanciarlo solo quando era ormai evidente che la squadra non seguiva più Pioli, in preda ad una crisi di identità tecnico-tattica e ad una sfiducia cronica nei propri, pur notevoli, mezzi.
L’impatto di Simone Inzaghi è stato da subito positivo: ambiente ricompattato, ottime prestazioni e giocatori che erano stati accantonati da Pioli, come Klose e Keita, improvvisamente rifioriti.
Non si sa se però, se il buon lavoro svolto basterà a Simone per essere ancora sulla panchina della Lazio nella prossima stagione 2016-2017.
Lotito dà la caccia a grandi nomi come Prandelli, Sanpaoli e Bielsa, forse per placare la “fame” della tifoseria biancoazzurra, e preferirebbe dirottare Inzaghino sulla panchina della Salernitana (salvatasi al fotofinish nello spareggio playout di serie B contro il Lanciano), permettendogli di fare esperienza in una piazza meno difficile di Roma.
Mettendo Pippo e Simone a confronto come “Mister”, la sensazione è che sia proprio Simone, nonostante le sole sette “panchine” in serie A, l’allenatore “vero” fra i due e che Pippo debba ancora diventarlo.
Inzaghi Jr ha infatti mostrato una buona preparazione tecnico-tattica ma, soprattutto, la personalità da condottiero che il fratello maggiore non ha mai evidenziato nella esperienza sulla panchina rossonera.
Mentre Pippo si affannava a ripetere continuamente, ad ogni post-partita, che i suoi ragazzi erano tutti bravi, seri e lavoratori (quando tutti sanno, come sottolineato di recente dal “senatore”  Abbiati, che molti dei giocatori rossoneri sono più interessati a creste e tatuaggi che a lavorare sodo ogni giorno in allenamento) e la società, un oasi di organizzazione e serietà, Simone mostrava tutta la sua “garra” davanti ai microfoni, esaltando le doti dei suoi ragazzi ma anche bacchettandone gli errori, sottolineando con chiarezza le aree di miglioramento su cui dover lavorare duramente in settimana.
Pippo è stato il re delle aree di rigore per oltre un decennio di carriera ma, dovrà cercare di mostrare più indipendenza e personalità se vorrà imporsi come allenatore, sopratutto adesso che ,con umiltà, ha scelto di ripartire dagli infuocati campi della Lega Pro.

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