Roma, distrutta la targa in onore di Ciro Esposito

Pubblicato il autore: Andrea Bellini Segui
Roma

Quel che rimane della lapide di Ciro Esposito – Foto di Sara Mechelli

Roma, vergogna senza fine

E’ successo di nuovo: la targa in onore di Ciro Esposito, che si trova nel quartiere romano di Tor di Quinto, è stata nuovamente presa di mira e distrutta; un atto vile e vergognoso, l’ennesimo sfregio alla memoria del tifoso napoletano morto, dopo 50 giorni di agonia, per le ferite riportate in uno scontro avvenuto proprio nel quartiere romano prima della finale di Coppa Italia del 3 maggio 2014 tra Fiorentina e Napoli.  Per la morte di Ciro è ancora sotto processo il romano, ed ex ultrà della Roma, Daniele De Santis, ma non ci occuperemo di questo aspetto in questa sede. Quello che più colpisce di questa vicenda è il fatto che sembra esserci quasi un accanimento profondo nei confronti della targa, diventata ormai un simbolo di protesta verso uno dei problemi più gravi del calcio, italiano e non solo: la violenza dentro e fuori gli stadi. Un accanimento diventato palese proprio pochi giorni fa, quando la lapide venne sfregiata una prima volta con vernice rossa; il giorno successivo sparì dal lampione su cui era affissa, ma si è scoperto che venne prelevata per essere ripulita, infatti tornò subito al suo posto. Fino a ieri, quando è stata letteralmente distrutta, con i pezzi di marmo e i fiori sparsi sul marciapiede; inoltre, un adesivo spicca su tutti: un adesivo vergognoso affisso probabilmente da pseudo-tifosi della Roma, che riporta la scritta a caratteri cubitali “Odio Napoli”, con lo stemma della società giallorossa a fianco.

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Antonella, madre di Ciro: “Basta con l’odio, portatela a Scampia”

A questo punto non può far altro che salire il dolore di una madre che, oltre ad aver perso il figlio, assiste impotente allo sfregio della sua memoria. Ecco le ultime parole di Antonella Leardi: “Evitiamo altro odio e violenza. Non bisogna fare di tutta un’erba un fascio. Non voglio che il nome di mio figlio venga ulteriormente oltraggiato e scempiato”. Prosegue poi con un appello all’ideatore della poesia in memoria del figlio, il tifoso veronese marco Dibbi, a tutti i tifosi del Napoli, ai laziali e a tanti altri rappresentanti di altre tifoserie che “la lapide venga apposta a piazza Ciro Esposito a Scampia, onde evitare ulteriori atti vandalici.” Certo, dover arrivare a questa misura per proteggere la memoria di un ragazzo venuto a mancare in un modo così drammatico è una sconfitta per tutti, come afferma la stessa signora Antonella: “Certo l’amarezza è tanta, ma il nome di Ciro è già stato infangato abbastanza. Il dolore è già tantissimo e nessuno potrà ridarci indietro nostro figlio.”

Violenza dentro e fuori gli stadi: è ora di finirla

Questi, quindi, gli ultimi sviluppi di una vicenda drammatica e, per certi versi, vergognosa, visto l’alto tasso di degrado a cui abbiamo assistito in questi giorni. Quel che è certo è che il problema deve necessariamente essere risolto: molte voci si sono espresse a riguardo negli ultimi anni, richiedendo l’intervento delle autorità competenti. Noi tutti speriamo che da una vicenda così tragica si possa trarre un insegnamento, in modo che ciò non accada più.

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