Sampdoria, il bilancio di una stagione. Walter Zenga ed il mercato estivo

Pubblicato il autore: Masi Vittorio Segui

 

 

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Al termine di una stagione avara di soddisfazioni, è tempo di bilanci anche in casa Samp, non scordando, comunque, di rivolgere uno sguardo al futuro. Cosa realmente non ha funzionato nel secondo anno della gestione di Massimo Ferrero? In primis non è parsa azzeccatissima la scelta dell’allenatore, ricaduta su Walter Zenga. Probabilmente si pensava di poter replicare la precedente annata, strizzando l’occhio al bilancio pur, però, mantenendo un’organico almeno da centro-classifica, magari valorizzando qualche giovane, presente in rosa. La realtà è stata ben diversa, e lo si è capito subito con la sconfitta, nei preliminari d’andata di Europa League, contro il Vojvodina. Quello che poteva essere il credito di un allenatore, come “l’uomo ragno”, si è, così, consumato, ancor prima che iniziasse il campionato. A questo va aggiunto anche il ritorno di Antonio Cassano, inizialmente non voluto dal tecnico milanese, costretto, poi, a dover chinare il capo e accettare un suo ritorno, imposto dal presidente per provare a mettere una pezza dopo la cocente delusione europea. Seppur non con un gioco da cineteca, la Sampdoria, targata Zenga, nella prima parte della stagione riesce ad ottenere buoni risultati, con alcuni picchi, come la vittoria contro la Roma, o ancora l’ottimo pareggio con l’Inter, entrambi maturati al Ferraris. E proprio questo sarà uno dei maggiori problemi dell’annata doriana. I blucerchiati, in trasferta, non riusciranno mai ad imporsi nè caratterialmente nè tecnicamente, portando via i tre punti solamente da Verona e nel derby di andata. Con il passare delle giornate, ma soprattutto con il calo della forma fisica del duo Eder-Muriel, si sono evidenziate tutte le carenze tecnico-tattiche di una squadra, peraltro “sulle gambe” già prima del mese di dicembre. Pur con 16 punti in classifica e, come dichiarato dallo stesso Zenga “Con la Juventus alle spalle“, dopo la sconfitta in casa contro la Fiorentina, arriva, così, l’esonero per il tecnico. Forse il primo esonero della storia su cui ha fortemente inciso il peso dei Social.

Esonero a parte, è abbastanza palese come la campagna acquisti estiva, così tanto decantata, non si sia rivelata, in realtà, così “produttiva”. A parte il buon innesto di Fernando, le partenze dei vari Obiang, Rizzo, Duncan e Acquah, a centrocampo, hanno indebolito “fisicamente” una squadra che, l’anno prima con Sinisa Mihajlovic, aveva fatto della fisicità una delle sue caratteristiche primarie.
A questo va aggiunto il rendimento inaspettato di alcuni giocatori, come Moisander, che avrebbe dovuto portare maggiore esperienza al reparto difensivo. O, ancora, Correa, giovane promessa argentina, mai rivelatosi incisivo nell’economia di una partita. Discorso a parte per Soriano e Muriel. Se il centrocampista è riuscito, quantomeno, a portare 8 goal alla causa blucerchiata, un buon bottino visto la posizione in campo, lo stesso non lo si può dire per l’attaccante. La punta colombiana ha trovato la via del goal solamente sei volte in ben 32 presenze, seppur diverse volte da subentrante. In entrambi i casi, ciò che ha fatto più volte storcere il naso ai tifosi blucerchiati è stato l’impegno profuso in campo. Il primo soprattutto sul finire della stagione, il secondo quasi per l’intero campionato, eccetto, forse, proprio sotto la gestione di Walter Zenga.

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