Una favola tinta di biancorosso

Pubblicato il autore: Andrea Chiavacci Segui

Agli amanti del calcio vero, quello fatto di passione e non di contratti, piace sognare e non essere razionali. Come da bambini ci piace leggere le favole, per ultima quella del Leicester ( in comune con la Danimarca c’è la dinastia Schmeichel padre e figlio). Tutte le volte che sento la parola favola la prima squadra che mi viene in mente è la Danimarca di Euro ’92. E’ una favola velata anche di tristezza, dove c’è anche un principe e la sua piccola principessa.

La Danimarca campione d'Europa nel 1992

La Danimarca campione d’Europa nel 1992

Partendo dall’inizio va detto che per realizzare questa favola si deve passare attraverso una delle pagine più brutte della fine del novecento. Sul campo all’Europeo svedese si qualifica la Jugoslavia, prima nel girone 4 con 7 vittorie in 8 partite davanti ai danesi che sono gli unici a vincere a Belgrado per 2-1 con doppietta di Christensen il primo maggio 1991. Nell’inverno del 1992 sono esplosi i Balcani e neanche l’intervento dei caschi blu dell’Onu ferma la guerra civile voluta dal governo Serbo. Orfani di Tito che fino alla sua morte, nel 1980,  era riuscito a tenere insieme popoli troppo diversi tra loro. Emerge in maniera drammatica un odio senza precedenti che porterà milioni di morti. Una frammentazione nata con la dichiarazione d’indipendenza della Croazia l’anno precedente. La guerra nella ex Jugoslavia segna di fatto anche il mondo dello sport e tanti campioni da sempre compagni di squadra si troveranno su opposte barricate. La risoluzione dell’Onu del 31 maggio vieta alla Jugoslavia la partecipazione a manifestazioni sportive internazionali. La grande squadra di Ivica Osim sostenuta dall’ossatura della Stella Rossa Belgrado non andrà all’Europeo che prende il via il 10 giugno.

Abbandonando il lato oscuro, la favola narra che i danesi sono tutti al mare in ciabatte e occhiali da sole quando vengono chiamati a disputare l’Europeo in casa dei vicini svedesi. In realtà si scoprirà che molti erano già in preallarme e il tecnico Moller Nielsen ha le idee chiare malgrado tutti sono contro di lui. Stampa, tifosi e anche i giocatori con il portiere Peter Schmeichel in testa. Commissario tecnico dal 1989 quasi per caso, visto che il prescelto Morten Olsen aveva declinato l’invito, Moller Nielsen resta in sella malgrado i risultati modesti e una grande frattura. Dopo il pari per 1-1 in Irlanda Del Nord del 14 novembre del 1990 Michael Laudrup litiga con il C.t. e abbandona la nazionale. Neanche il tentativo della federazione di portarlo agli Europei last minute faranno cambiare idea al più grande talento danese dell’epoca, fresco campione d’Europa con il Barcellona che vince la sua prima Coppa Dei Campioni a Wembley contro la Sampdoria. In rosa c’è il fratello Brian che sicuramente non ha lo stesso Dna calcistico, tanti giocatori di Lyngby e Brondby oltre a un buon manipolo di mestieranti in giro per l’Europa tra cui il capitano e libero Lars Olsen del Trabzonspor. La Danimarca viene inserita nel gruppo 1 con Svezia, Francia e Inghilterra. Proprio contro i bianchi allenati da Graham Taylor i nostri eroi fanno il loro esordio. Partita bruttissima, ravvivata solo da qualche lampo del piccolo Laudrup e dalla traversa di Jensen. Arriva comunque un buon punto ma la rete di Brolin nel derby con la Svezia sembra decisivo e i ragazzoni danesi sono ormai prossimi al breve viaggio di ritorno a Copenaghen. Per restare nell’Europeo devono battere la Francia e sperare nella vittoria dei padroni di casa sull’Inghilterra. Moller Nielsen per la gara da dentro o fuori lancia dal primo minuto il centrocampista del Pisa Henrik Larsen, che nel frattempo è tornato in prestito al Lyngby dove ha vinto lo scudetto danese. Un giocatore che in Italia non lasciò grandi tracce e un solo gol all’Olimpico contro la Roma. Dopo 8 minuti Larsen si ritrova un pallone sul sinistro al limite dell’area e lo scaraventa in rete. E’ il punto di svolta dell’Europeo e l’inizio della favola. La Francia di Michel Platini che nelle eliminatorie aveva vinto 8 partite su 8 arranca ma si aggrappa a Papin che pareggia al 50′. La presunzione dei galletti sbatte però contro la spensieratezza e la forza fisica dei danesi. Esce l’inconsistente Frank ed entra Elstrup che al 78′ mette a sedere Blanc e supera Martini dopo un contropiede innescato dall’inesauribile Poulsen. I 20mila danesi presenti a Malmò non credono ai propri occhi. La Danimarca è in semifinale e Francia a casa con Platini esonerato.

Lunedì 22 giugno a Goteborg la Danimarca affronta la favoritissima Olanda che ha appena battuto i campioni del mondo della Germania per 3-1 nel girone. Tedeschi che a loro volta in semifinale hanno spento i sogni della Svezia e attendono di conoscere la rivale nella finalissima dove si profila la riproposizione della sfida infinita con gli orange allenati dal grande Rinus Michels. Avevamo detto però che c’è un principe e una principessa. Kim Vilfort 29enne centrocampista del Brondby e fondamentale in quello che in pratica è il 3-5-2 di Moller Nielsen era tornato in patria dopo la sconfitta con la Svezia. L’eliminazione sembrava certa e lui doveva per correre al capezzale della figlia Line di 8 anni malata di leucemia  da qualche mese. Kim però aveva detto alla vigilia dell’Europeo che sarebbe stato a disposizione vista anche la distanza breve tra le due nazioni e dopo il raggiungimento della semifinale torna a fare la spola tra ospedale e campo da calcio. Un momento impossibile, insostenibile per un padre. La sfida con l’Olanda vede ancora protagonista Larsen con una doppietta e Schmeichel che para tutto. L’Olanda rimonta due volte ma ai rigori il portiere del Manchester United ipnotizza il cigno d’oro Van Basten. Vilfort segna il suo rigore e poi Christofte fa esplodere i roligans, i simpatici e colorati tifosi danesi. E’ finale. La Danimarca inizia ad essere amata da tutti anche in Italia. Per le sue storie di calcio operaio e soprattutto per la vicinanza al dramma di Vilfort. La finale di venerdì 26 giugno a Goteborg è il classico Davide contro Golia. La Germania attacca ma la Danimarca colpisce. Il mediano Jensen al 18′ la mette all’incrocio dei pali e da quel momento si forma una diga davanti a Schmeichel che sarà miracoloso almeno in 5 circostanze. Il protagonista della favola però è sempre il principe e allora al 79′ Kim Vilfort decide che è il suo momento; su suggerimento di Brian Laudrup controlla dal limite di destro e calcia un sinistro imprendibile. E’ il 2-0. Tutti lo abbracciano. Danimarca campione d’Europa. Purtroppo le favole sono anche velate di tristezza e Vilfort dovrà dire addio alla sua piccola principessa che poche settimane dopo volerà in cielo. Resta una cosa irripetibile, non mi piace definirlo miracolo ma c’è qualcosa di magico in quella vittoria. Una squadra fatta all’ultimo momento a causa di una guerra, senza il suo giocatore più importante, con un C.t. che aveva tutti contro, con un biondo centrocampista che poi tornerà con scarsi risultati a Pisa, con un portiere para tutto e soprattutto con un principe e la sua piccola principessa. Se non è una favola questa….purtroppo anche molto triste.

 

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