Del Bosque dice “basta”

Pubblicato il autore: Mario Grasso Segui

Del-Bosque
“Non continuerò in panchina, lascerò il calcio”. Saluta così Vicente Del Bosque, che all’età di 65 anni (66 a dicembre, ndr) saluta il mondo del pallone che tante soddisfazioni gli ha dato. L’epilogo della sua Spagna agli Europei, culminato con l’eliminazione contro l’Italia negli ottavi, è stato il chiaro segnale della fine di un ciclo, di un’epoca. Questa nazionale ha dato tutto e necessita di un cambio di rotta, così come il buon Vicente ha ormai detto tutto quello che doveva dire nel calcio e forse era davvero arrivato il momento di farsi da parte.

L’annuncio del tecnico di Salamanca è arrivato nella serata di ieri su Radio Nacional de Espana. Qui ha dichiarato: “Non ho alcuna intenzione di proseguire ed è una decisione che ho preso da tempo”. Non è un addio totale al mondo del calcio, ma solo alla panchina. Infatti l’ex allenatore del Real Madrid prosegue: “Se potrò aiutare in qualcosa lo farò”. E sul futuro della Spagna e sul suo successore conclude: “Non so chi verrà al mio posto, ma c’è gente molto preparata”.

La sua carriera da giocatore era già stata costellata di successi, sebbene solo in patria, con la maglia del Real Madrid a cavallo delle stagioni 1973/74 e 1984/85. Proprio ai Blancos è rimasto legato, tanto da restare nel giro del club per anni. Fin da subito allenatore delle giovanili e poi della squadra B. Quindi Del Bosque è stato spesso considerato il classico traghettatore. La soluzione interna in momenti di crisi. Arriva ad allenare la prima squadra sul finire della stagione 1993/94, per risollevare il club dopo la brutta gestione di Benito Floro. Soluzione temporanea anche nel 1995/96, quando per una sola giornata sale sulla panchina delle merengues per sostituire il deludente Jorge Valdano, in attesa dell’arrivo dell’altrettanto deludente Arsenio Iglesias.

Insomma, uomo di club, uomo d’ambiente, traghettatore. E questo sembra essere il suo destino anche a metà stagione 1999/00, quando rileva il gallese John Toschack, che delude tutti. Ma la musica stavolta è diversa. Il Real Madrid va male in campionato nonostante una squadra di stelle (Casillas, Hierro, Roberto Carlos, Redondo, Raul), ma è ancora in gioco in Champions League. Ed è qui che nasce la leggenda dei Galacticos. I Blancos superano la seconda fase e, con Del Bosque al timone, eliminano i campioni in carica del Manchester United, il favoritissimo Bayern e in finale la sorpresa Valencia. Vicente non è più un traghettatore, ma un idolo. Campione d’Europa.

Seguono stagioni esaltanti. Lui finalmente mette in mostra il suo valore. La società lo ripaga con acquisti stellari. Quello di Figo nel 2000/01 porta il ritorno al titolo in patria, che mancava da quattro anni. Quello di Zidane nel 2001/02 porta al bis in Champions League. Quello di Ronaldo nel 2002/03 porta a un nuovo campionato spagnolo e alla Coppa Intercontinentale. La sua avventura madridista, costellata di successi, si chiude proprio al termine del 2002/03 con la bellezza di sette trofei.

Dopo un anno sabbatico prova l’esperienza in Turchia al Besiktas, ma finisce con un esonero. Il tecnico spagnolo rimane fuori dal giro per qualche anno e nel 2007 si dedica al nuovo ruolo di direttore sportivo nel Cadice. Ma l’occasione di rilancio, nonché premio per la sua carriera, arriva nel luglio del 2008, quando la Federcalcio spagnola lo contatta per rilevare Luis Aragones alla guida della nazionale iberica, fresca di successo negli Europei dello stesso anno.

Del Bosque accetta e plasma una squadra che dà seguito al ciclo iniziato con Aragones. Il blocco è quello del Barcellona con i vari Iniesta, Xavi, Busquets, Piqué, Puyol e Pedro, con qualche immancabile innesto del “suo” Real Madrid, come Casillas, Sergio Ramos e Xabi Alonso. Squadra bella, divertente, che con merito arriva alla storica conquista del suo primo e, ad oggi, unico Mondiale: quello di Sudafrica 2010. Spagna sul trono ancora in Europa anche due anni dopo, quando in finale di Euro 2012 l’Italia viene demolita per 4-0. Qui, però, finisce il ciclo e il resto è storia dei giorni nostri. Le prime avvisaglie di stanchezza con la clamorosa eliminazione al primo turno nel Mondiale di Brasile 2014 e quella negli ottavi contro l’Italia di pochi giorni fa negli Europei.

Due pagine non belle che non scalfiscono, però, una carriera di successi come quella di Del Bosque. Suerte Vicente.

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