Europei 2016: sei storie dalla Francia. Tratti che si incontrano e chiudono un cerchio

Pubblicato il autore: Francesco Saverio Simonetti Segui

Quella che leggerete è una storia di cerchi


Sul corner si presenta Aggelos Mpasinas, il cross sarà ad uscire. La difesa portoghese marca ad uomo. Parte il traversone, Aggelos Charisteas sfugge alla marcatura di Costinha. Ricardo Carvalho è attratto dal pallone, non vede l’uscita di Ricardo, e si fionda per colpirla, ma è il greco il più abile a inserirsi tra i difensori e l’indeciso portiere. Interviene di testa ed è gol! Allo Estádio da Luz di Lisbona, la Grecia passa in vantaggio!

É il ’57 minuto. É il 4 Luglio del 2004. É la finale degli Europei portoghesi. É il gol che sancisce la clamorosa vittoria greca.

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4 Luglio 2004, Aggelos Charisteas realizza il gol decisivo al ’57 minuto. La Grecia è Campione d’Europa!

Da Portogallo a Partogallo, il cerchio greco
Enrico Brizzi scriverebbe Jack Frusciante è uscito di nuovo dal gruppo.

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Il tedesco Otto Rehhagel era il tecnico della Grecia di Euro 2004. Allenerà la nazionale ellenica dal 2001 al 2010. Qui, insieme al portiere Antōnīs Nikopolidīs.

Il gol di testa di Charisteas chiude un cerchio, per antonomasia greco, il cui tratto, preciso, era cominciato il 12 Giugno a Oporto, allo Estádio do Dragão.

Giōrgos Karagkounīs, reduce da una deludente stagione all’Inter, e Aggelos Mpasinas su rigore, davano due sberle proprio al Portogallo nella gara inaugurale. A nulla valeva il primo gol in nazionale all’ultimo minuto del subentrato Cristiano Ronaldo.

Già, proprio Cristiano Ronaldo…che all’epoca aveva 19 anni, giocava nel Manchester United di Alex Ferguson, e in nazionale indossava la maglia numero 17. Quella che sarà la sua 7 infatti era occupata dal capitano Luis Figo, l’ultimo ad arrendersi in finale con un tiro che Antōnīs Nikopolidīs non avrebbe mai potuto parare, ma finì di tanto così fuori.

Cristiano Ronaldo da quella partita inaugurale diventerà il perno imprescindibile dei lusitani, guidati dal brasiliano Luiz Felipe Scolari, per gli amici Felipão.

Quel Portogallo tra le proprie fila possedeva tanti artisti del cuoio in voga in quegli anni.

In primis, l’astro nascente di Cristiano Ronaldo, i maestri Luis Figo e Manuel Rui Costa che entrò a mezzora dalla fine al posto di Costinha (all’Atalanta se lo ricordano come mister 40 minuti in tre anni e tanti miliardi) e poi il naturalizzato brasiliano Deco, l’incompiuto Simão Sabrosa, il bomber Pauleta, il roccioso e antipatico Fernando Couto già agli scorci finali della carriera, egregiamente (corner a parte) sostituito da Ricardo Carvalho, e tante meteore nel campionato italiano che all’estero fecero fortuna come Andrade, Maniche, Tiago Mendes, Nuno Gomes ed Hélder Postiga.

La Grecia, invece, era alla seconda partecipazione agli Europei. La prima avvenne nel 1980 e uscì al primo turno.

In panchina, però, in quell’Europeo sedeva Otto Rehhagel. Che ai più potrebbe non dire nulla, ma è uno degli allenatori tedeschi più vincenti di sempre. In carriera si è specializzato soprattutto nel compiere imprese.

Ha vinto una coppa di Germania con il Fortuna Düsseldorf nel 1980, compagine tedesca che si è tolta qualche piccola soddisfazione negli anni ’70, stabilmente tra la seconda e la terza serie negli ultimi ventanni; e ha vinto un campionato nel 1998, che da quelle parti non si scorderanno mai, con il Kaiserslautern che l’anno prima aveva portato su dalla seconda serie. Il suo nome, tuttavia, è indissolubilmente legato a quello del Werder Brema, squadra di cui è stato allenatore per quattordici stagioni di fila (dal 1981 al 1995) e con cui ha ottenuto due campionati, due coppe nazionali, e la fu Coppa delle Coppe, negli anni di dominio del Bayern Monaco.

Il 9 Agosto del 2001 si siede sulla panchina ellenica, quando la qualificazione ai mondiali nippo-coreani del 2002 ormai è compromessa. Guida, invece, ad una clamorosa qualificazione i greci per l’Europeo appunto del 2004, imponendosi in un girone che vedeva favorite la Spagna e l’Ucraina del futuro pallone d’oro Andrij Ševčenko.

Ed era proprio la Spagna a rimetterci nel girone A di Euro 2004. Aggelos Charisteas, ancora lui, rispondeva al gol di Fernando Morientes, la Grecia si chiudeva tutta in difesa e il match terminava 1 a 1. Poi la Grecia si complicava la vita andando a perdere con una già spacciata Russia. Ma il gol allo scadere di Zīsīs Vryzas, l’attaccante più prolifico del Perugia nell’era Gaucci-Cosmi, e la vittoria del Portogallo sulla Spagna con gol di Nuno Gomes, davano l’accesso ai quarti della Grecia, che passava per aver realizzato due gol in più rispetto a una Spagna prossima al ricambio generazionale d’oro.

Scriviamola tutta. Quella Grecia era una squadraccia.

Non giocava a calcio. Si chiudeva tutta in difesa intorno al colosso Traianos Dellas, riserva all’epoca della Roma, e si affidava alle geometrie di Mpasinas, che alle cronache grazie alla traslitterazione europea divenne per tutti Basinas, e del capitano Theodoros Zagorakis, che dopo l’Europeo glorioso passò al Bologna.

Gli schemi erano due:

1) Lancio lungo di Dellas sulla testa di Charisteas che in quel mese le prendeva tutte, la squadra saliva e di solito Karagounis tirava.

2) Basinas e Zagorakis dialogavano, Giourkas Seitaridis correva sulla destra, uno dei due lo lanciava, cross in mezzo e Charisteas pensaci tu!

E Charisteas ci ha pensato, sempre lui, contro la Francia campione in carica dopo un’ora di gioco – segnava sempre intorno al sessantesimo – e la Grecia volava in semifinale dove incontrava la Repubblica Ceca del pallone d’oro in carica Pavel Nedvěd, del miglior portiere di quella competizione Petr Čech, del capocannoniere Milan Baroš, del giovanissimo talento Tomáš Rosický, dell’infinito Karel Poborský e del gigante Jan Koller. In difesa c’erano Zdeněk Grygera, Marek Jankulovski e Tomáš Ujfaluši che in Italia passeranno e giocheranno piuttosto bene. Ma a risolverla al 105′ ci pensava Dellas di testa, sugli sviluppi del corner battuto da…Basinas! Essendo in vigore l’agghiacciante regola del silver gol – peggio ancora del golden gol – la Repubblica Ceca deve pareggiare entro la fine del tempo. Che è scaduto. In finale ci vanno i greci e la storia è ormai è saputa.

A fine Europeo Dellas verrà proclamato miglior difensore, Zagorakis miglior giocatore della competizione e finirà 5° nella classifica del pallone d’oro, e Seitaridis sarà scelto come miglior terzino destro.

Nel cuore dei greci però rimarrà sempre Charisteas che all’epoca sapete dove giocava? Nel Werder Brema, la squadra della vita di Otto Rehhagel. Incredibile.


RIVIVI L’IMPRESA GRECA
 (per cuori forti)

 

Otto Rehhagel rimarrà fino al 2010 sulla panchina ellenica, fallendo la qualificazione ai Mondiali del 2006, centrando, invece, quelle degli Europei del 2008 in cui usciranno al primo turno, e dei Mondiali del 2010, dove i greci mancavano dal 1994, ma non riuscirono a ripetere l’impresa fermandosi ancora al primo turno.

Poco prima dei Mondiali in Sudafrica, Rehhagel dichiarò che alla fine della competizione avrebbe lasciato l’incarico. La Federazione ellenica, che non avrebbe mai preso questa decisione se avesse potuto, affidò la panchina a un allenatore ancora una volta straniero, ma che in Grecia era già stato premiato per quattro volte allenatore dell’anno, seppur senza mai vincere un campionato: il portoghese Fernando Santos.

FERNANDO SANTOS??? Ma Fernando Santos è l’attuale tecnico del Portogallo!

Eggià…

Fernando Santos ha allenato dal 2010 al 2014 la nazionale ellenica, e la prima cosa che ha detto è stata:

“Otto è l’allenatore più importante della storia della Grecia, ma il mio calcio sarà più offensivo del suo.”

Nelle intenzioni…

Nella pratica poi la squadra ellenica è sempre stata la solita, pochi gol subiti, qualcuno in più fatto, e tanti scontri decisivi vinti in extremis. Risultati: quarti di finale agli Europei e ottavi di finale ai Mondiali, che significa, comunque, aver fatto meglio degli ultimi 6 anni di Rehhagel.

Ma di calcio offensivo…poco.

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Il capitano dei greci ad Euro 2004 era Theodōros Zagorakīs. Venne nominato miglior giocatore della competizione. In Estate passerà al Bologna. A fine anno concluderà al 5° posto nella classifica del Pallone d’Oro.


Dalla Grecia alla Francia, Fernando Santos disegna il cerchio portoghese

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Fernando Santos ha diviso la sua carriera tra Portogallo e Grecia. Ha allenato la nazionale ellenica dal 2010 al 2014; siede su quella dei lusitani dal 23 Settembre 2014.


Il 7 Settembre 2014 allo Estádio Municipal de Aveiro, l’Albania di Gianni de Biasi batte a sorpresa il Portogallo di Paulo Bento. La Federazione portoghese si riunisce e decide, Paulo Bento a casa.

Sì ma chi prendiamo?

Mourinho non si può e vabbè…Villas-Boas si è appena accasato allo Zenit…Scolari meglio di no dopo gli ultimi Mondiali…Queiroz è in Iran e chi lo tocca da lì…niente… ci serve un traghettatore per due anni.

Qualcuno della Federazione la butta lì. E “Fernando Santos?”

Tutti si guardano e l’idea non sembra male. Il profilo è quello giusto, è libero, le sue squadre non subiscono gol e poi con quello davanti uno lo facciamo sempre. Fernando Santos sia.

Due settimane dopo Fernando Santos è il nuovo commissario tecnico dei lusitani, e il Portogallo vincerà le altre sette partite che rimangono. Con 11 gol fatti e 4 subiti, la squadra di Santos non riuscirà ad imporsi mai con più di un gol di scarto sugli avversari. Neanche contro l’Armenia. 1-0 Ronaldo all’andata, 2-3 Ronaldo Ronaldo Ronaldo al ritorno.

Se in quel 4 Luglio del 2004 la Grecia, nel giro di un mese, chiudeva perfettamente il suo cerchio, il Portogallo incominciava a disegnarne i primi tratti in maniera confusa.

Semifinali ai Mondiali del 2006 (eliminati dalla Francia, e sappiamo tutti come è andata) quarti di finale agli Europei del 2008 (eliminati dalla Germania) ottavi di finale ai Mondiali del 2010 (eliminati dalla Spagna, poi vincitrice) semifinali agli Europei del 2012 (eliminati ai rigori ancora dalla Spagna, poi sempre vincitrice) fuori ai gironi nei Mondiali del 2014 (complice il 4 a 0 subito all’esordio con la Germania, poi vincitrice).

Il Portogallo in tutte queste manifestazioni si è sempre presentata come possibile mina vagante, e quando in squadra hai uno come quello lì è un fatto naturale. Ma non è mai stata tenuta in seria considerazione per una vittoria finale: ogni volta che hanno affrontato lo squadrone, infatti, hanno perso.

D’altronde non ci sono riusciti con un Eusebio…

L’esonero improvviso di Paulo Bento sembra così aver posto definitivamente la parola fine su una generazione di talenti largamente incompiuta, che si è sempre affidata ai piedi di Cristiano Ronaldo. E in questo calcio, un fenomeno non basta.

Ma a quel cerchio, i cui tratti sono indefiniti, ha deciso di metterci mano Fernando Santos.

In meno di due anni convoca più calciatori di quanto non abbia fatto Paulo Bento in un quadriennio, e al momento delle pre convocazioni ha già in mente la rosa: niente pre convocazioni, questi sono i 23!

In porta Rui Patricio, alle sue spalle Antonhy Lopes ed Eduardo

In difesa il titolarissimo è Pepe, la riserva è Bruno Alves (che lo ha lanciato nel 2004 all’AEK), l’altro posto da titolare se lo giocano Ricardo Carvalho, proprio lui che si fece sorprendere da Charisteas, che è stato rispolverato dopo 3 anni ed è sempre stato schierato nelle gare di qualificazione, e Fonte, il capitano del Southampton che ha debuttato sotto la sua gestione ed è sempre stato impiegato nelle amichevoli. Sono tutti, ampiamente, over 30. Il sacrificato è Neto.

Sugli esterni Vieirinha a destra (e lo ha allenato al PAOK) e Guerreiro che ha debuttato sotto la sua gestione a sinistra: il ragazzo ha un piede magico e corre, è impossibile lasciarlo a casa anche se in teoria è francese; riserve Cédric, altro uomo della sua gestione, ed Eliseu (meteora nella Lazio) che è un po’ vecchietto ma sa difendere meglio di Coentrão, nell’ultimo anno mai convocato e lasciato a casa.

A centrocampo è rivoluzione. Fuori Raul Meireles e Miguel Veloso.

Moutinho, invece, non si tocca, è la mente, William Carvalho è nato per sentire la pressione e lo può usare anche per pochi minuti perché non sbaglia mai approccio, e poi c’è tanto talento che sotto la sua gestione ha prima debuttato e poi ha sempre trovato continuità da Joao Mario ad Andrè Gomes, da Rafa Silva ad Adrien Silva, fino al crack mondiale Renato Sanches! Però non basta, gli serve uno che gli garantisca fisicità a dismisura davanti alla difesa, e quell’uno è Danilo Pereira (meteora nel Parma) nato a Bissau. Lo chiamano O novo Vieira. Andiamoci piano.

In attacco Cristiano Ronaldo e non si discute, poi è un viaggio nell’incompiuto. Nani e Quaresma si sono ripresi in un campionato per loro minore, la Turchia, e meglio di loro al momento comunque non c’è nessuno. Dentro. Manca un tassello. Un attaccante fisico che possa entrare per la partite in cui bisogna lanciarla lunga, che non si fa problemi se gioca un minuto o dieci secondi…e la scelta cade nuovamente su un ragazzo nato a Bissau, in Guinea…Éder.

Fernando Santos ha le idee chiare, ma al debutto contro l’Islanda è un deludente pareggio per 1 a 1 con gol di Nani. Cristiano Ronaldo quasi non pervenuto. La seconda partita contro l’Austria è ancora un pareggio e il risultato è di 0 a 0. Le due squadre che sono le favorite per il passaggio del turno, preferiscono non farsi male, ma ora si devono giocare tutto nell’ultimo match. Per i portoghesi, la sfida contro l’Ungheria si rivela a sorpresa decisiva. L’Ungheria è già qualificata, ma di calcoli non ne fa. Passa in vantaggio con Zoltán Gera, il numero 10, un trentasettenne, forse l’unico che, per tecnica, meriterebbe di far parte della Grande Ungheria, la squadra d’oro degli anni Cinquanta (il suo gol è stato premiato come il più bello della manifestazione) ma alla fine del primo tempo è ancora Nani a trovare il pareggio. All’inizio del secondo tempo 2-1 Dzsudzsák, 2-2 Ronaldo, 3-2 Dzsudzsák, 3-3 Ronaldo. Mancano ancora trenta minuti!

Oh ma che state combinando! Chiudetevi in difesa! Con il pareggio passiamo!

Dentro lo spilungone Danilo Pereira, fuori Nani. Tutti dietro.

La partita finisce 3 a 3, l’Islanda all’ultimo secondo contro l’Austria, nell’altra partita, si fionda in avanti e trova il 2 a 1. L’Islanda passa come seconda, il Portogallo come miglior terza.

Paradossalmente meglio così perché l’Islanda finisce nel girone dell’inferno con Inghilterra, Francia, Germania, Italia e Spagna; mentre il Portogallo diventa la squadra, per prestigio, più temuta dell’altro tabellone. E’ la svolta del torneo.

Ma il Portogallo ha subito 4 gol in 3 partite. Quanti ne aveva subiti nelle sette partite di qualificazioni. Ed è la squadra che negli Europei ha tirato più volte nello specchio, ma con una delle percentuali più basse tra conclusioni tentate e riuscite. A Fernando Santos, che è laureato in ingegneria elettronica ed è stato direttore di albergo, i conti proprio non tornano.

Davanti Cristiano Ronaldo si è sbloccato, ed è un bene. Nani è a palla. Ma quel quarto d’ora contro l’Ungheria proprio non gli è piaciuto. Soprattutto l’atteggiamento di alcuni. A farne le spese sono i senatori. Fuori Vieirinha, dentro Cédric. Fuori Carvalho, dentro Fonte. Mezza difesa cambiata. Fuori Moutinho, dentro Adrien Silva.

 

Portogallo vs Ungheria

 

Ottavi di finale

 

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Renato Sanches è il secondo tratto definito nel cerchio di Fernando Santos. Il centrocampista classe 1997 entra al ’50 contro la Croazia. Diventerà titolare fisso.

La stampa portoghese non capisce cosa sta facendo Santos. Ma il tecnico sta trovando un equilibrio che l’arte ellenica avrebbe di sicuro apprezzato. Si accorge, però, che questa squadra manca di pathos, e decide di affidarsi al diciottenne Renato Sanches che al ’50 entra in campo al posto di un impalpabile André Gomes che non tornerà più titolare.

Il match contro la Croazia è forse il più noioso dell’intera manifestazione, non si tira in porta fino al ‘117 quando Ivan Perišić colpisce il palo, poi Quaresma e Ronaldo in marcatura strappano il pallone all’avversario, la passano a Renato Sanches che in otto secondi ribalta l’azione da difensiva a offensiva, fa sessanta metri palla al piede e la scarica a Nani sulla sinistra. L’attaccante sbaglia completamente il tiro, ma diventa un assist sulla destra per Ronaldo che tira di prima, Subašić fa un miracolo con il piede, ma la palla rimane lì e Quaresma la butta dentro di testa.

Il Portogallo vince la sua prima partita dell’Europeo, ma nei novanta minuti è ancora un pareggio.

Portogallo vs Croazia

Quarti di finale

MARSEILLE, FRANCE - JUNE 30: Ricardo Quaresma of Portugal celebrates scoring at the penalty shootout to win the game during the UEFA EURO 2016 quarter final match between Poland and Portugal at Stade Velodrome on June 30, 2016 in Marseille, France. (Photo by Alex Livesey/Getty Images)

Ricardo Quaresma se lo ricordano bene i tifosi dell’Inter alias Er Trivella. Talento sprecato, Fernando Santos lo ripesca in Turchia. Subentrerà a gara in corso in tutte le partite, stabilendo un record per la manifestazione.

La Polonia trova subito il vantaggio con Lewandowski, ma i galli pareggiano con…Renato Sanches! Grazie a un siluro di sinistro dal limite dell’area. La partita a quel punto si trascina fino ai rigori. I polacchi hanno già passato i quarti dai tiri dal dischetto contro la Svizzera e si sentono sicuri, ma i portoghesi non ne sbagliano neanche uno, e ancora Quaresma porta avanti i suoi, realizzando l’ultimo tiro dal dischetto.

Un altro pareggio.

Portogallo vs Polonia

Semifinale

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Lo scatto fulmineo e l’elevazione che non lascia scampo. Attimi che rendono Cristiano Ronaldo il calciatore più presente e prolifico della storia degli Europei.


C’è il Galles. La squadra è sulle ali dell’entusiasmo, trascinata da Gareth Bale e Aaron Ramsey. Ma il centrocampista è assente per squalifica e il peso dell’attacco è tutto sul numero 11.

É uno scontro totale tra madridisti: Bale vs Ronaldo. Chi vince mette una mano sul pallone d’oro.

Ma Fernando Santos è preoccupato per l’assenza di Pepe che soffre di un risentimento muscolare. Al suo posto viene schierato Bruno Alves. Ricardo Carvalho non gioca più, è deciso.

La partita come al solito è noiosa, e Bale non trova spazi. Poi al ’50 Ronaldo sfugge alla marcatura, sbuca in mezzo all’area sul corner, incorna e per Hennessey non c’è niente da fare. Con uno scatto Ronaldo diventa il giocatore più presente e più prolifico nella storia degli Europei. Tre minuti dopo Nani devia il tiro diretto fuori dallo specchio di Ronaldo e fa 2 a 0. La partita si chiude. Portogallo fa scudo, e arriva la prima vittoria nell’arco dei 90 minuti. É finale!

Portogallo vs Galles

FINALE
PORTOGALLO vs FRANCIA
10 Luglio 2016, Stade de France

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Nani è sempre stato considerato il giocatore più simile a Cristiano Ronaldo, ma non ha avuto la stessa fortuna e anche lui è finito a giocare in Turchia. In questo Europeo terrà a galla i lusitani nella fase a gironi, e chiuderà il match contro il Galles deviando un pallone destinato fuori. Nella finale, a sua sorpresa, diventerà il capitano dopo pochi minuti.

Il dubbio per Fernando Santos è ancora Pepe. 

Il madridista che in carriera si è distinto più per fallacci, cartellini, e simulazioni, in questo Europeo è stato perfetto. Santos, che quando prese il posto di Rehhagel sulla panchina della Grecia promise un calcio offensivo, si è scoperto un santone della difesa e adesso prega finché Pepe possa giocare.

Il difensore lo rassicura solo alla vigilia. In finale ci sarà, e Santos tira il sospiro di sollievo più dolce della sua vita calcistica. Ora sa che vincerà.

In conferenza stampa tutti i giornalisti parlano di una Francia favorita, come da pronostico. Santos annuisce e poi aggiunge “Ma alla fine sorriderò io”.

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Pepe è stato il miglior difensore della competizione insieme all’islandese Ragnar Sigurdsson.

Nessuno ci crede, i padroni di casa sono gli assoluti favoriti, e al ’25 Cristiano Ronaldo esce per infortunio in lacrime per uno scontro di gioco fortuito (?) con il nuovo idolo locale Dimitri Payet. Ora non ci crede proprio nessuno. Al posto di Ronaldo entra Quaresma che è subentrato in tutte le partite, stabilendo un record. La fascia di capitano passa sul braccio di Nani.

La partita è totalmente bloccata, la Francia si rende pericolosa con Moussa Sissoko e sfiora il vantaggio due volte di testa con il solito Griezmann, che fallisce il proprio appuntamento con la storia. Il tempo passa e le certezze dei francesi si fanno sempre meno consistenti. Fernando Santos è una scheggia lungo tutta l’area tecnica, Didier Deschamps è sempre seduto in panchina.

Al ’79 Santos compie la prima mossa offensiva dell’Europeo.

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Prima di entrare a 11 minuti dalla fine, in questo Europeo Éder aveva giocato solo 13 minuti (+ recuperi) sommati tra Islanda e Austria.

É incredibile come Fernando Santos sia riuscito in sette partite a stravolgere continuamente la sua squadra, spesso a partita in corso, leggendo sempre l’andamento degli incontri sulla linea che delimita il campo e la panchina. Ha rinunciato alle sue idee iniziali senza timore, ha trovato un equilibrio togliendo i senatori, poi si è accorto che mancava qualcosa e ha dato l’input decisivo in mezzo al campo inserendo l’esplosività di Renato Sanches, e adesso è pronto a dare l’ultimo colpo. Fuori il ragazzino, dentro Éder.

La squadra passa a un attacco a tre. Lo schema è solo uno: palla lunga ad Éder, la difesa sale e rifiata, Quaresma e Nani pronti a prendere le sponde. Ed è proprio lo schema della Grecia di Otto Rehhagel con Aggelos Charisteas!

Fernando Santos sta disegnando i tratti finali di un cerchio iniziato il 4 Luglio del 2004 allo Estádio da Luz di Lisbona.

Gignac coglie l’unica disattenzione europea di Pepe, lo salta secco, incrocia da distanza ravvicinata, Rui Patricio è battuto, ma il palo salva i lusitani.Tempi supplementari. Ancora un pareggio nell’arco dei novanta minuti. La storia deve avere ancora un colpo di scena.

Cristiano Ronaldo rientra in campo, e diventa allenatore in seconda. E’ autentico show: l’ala di Funchal sta mettendo l’altra mano sul pallone d’oro.

I francesi subiscono la mossa tattica di Santos, il Portogallo presenta una linea a tre offensiva costantemente sulla linea dei quattro difensori, che blocca minimo sei transalpini nella propria metà campo. La Francia non riesce più ad avanzare e soffre la fisicità di Éder.

Al ‘109 minuto, Moutinho che è subentrato ad Adrien Silva all’inizio del secondo tempo regolamentare (Santos ha cambiato idea nuovamente) la passa ad Éder. L’attaccante protegge il pallone con il fisico, tiene a distanza il diretto marcatore, lo spinge via, dalla sinistra si accentra, torce il busto, e incrocia il tiro.

La palla schiaffeggia la terra, il cerchio è compiuto.

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