Pelle’ e lo stipendio dei giocatori: inutile parlarne ancora

Pubblicato il autore: Alessandro Ricci Segui

pallone
Stimola sempre la curiosità e la chiacchiera tra amici, conoscenti e colleghi e soprattutto fa comprare e leggere i giornali. La classifica degli stipendi dei giocatori, che, oggi più di prima, si può analizzare nel dettaglio. Per chi scrive è solo noioso parlare di certi astronomici guadagni e fare calcoli con cui verificare che tipo di vita si potrebbe avere con lo stipendio più basso tra i calciatori meno noti. Per noi gente comune certe cifre non sono neanche quantificabili e quelle relativamente più basse rischiano solo di cambiare il nostro umore. I giocatori di calcio, da quando sono diventati professionisti, hanno sempre guadagnato tantissimo; basta fare la proporzione e considerare l’inflazione che scopriremmo che i giocatori del passato erano già ricchissimi.
Ma a qualcuno di noi, durante l’infortunio a Ronaldo nella finale degli Europei, è per caso interessato quanto guadagna il fenomeno portoghese. Noi crediamo a nessuno, perché quel momento era grave, drammatico, emozionante, e, possiamo dire, epico. Stavamo con il fiato sospeso, così come tutti gli appassionati stanno con il fiato sospeso quando la palla sta per entrare in porta: un calcio d’angolo, una punizione, un rigore, una azione di squadra o individuale inaspettate, un tiro da centrocampo, si da centrocampo, ci sono giocatori che hanno fatto gol da li. Ecco, il gol, ma cosa sarà mai: una palla che supera una riga e gonfia la rete di una porta che ancora oggi sembra il disegno di un bambino tanto è semplice e rustica. Sono anni di calcio giocato e guardato che pensiamo alla sensazione che regala, sia nel vederlo fare che soprattutto nel farlo noi: una emozione che non riusciamo a descrivere se non nell’attesa profonda che il gol arrivi: gli attaccanti aspettano con ansia la palla buona, gli altri giocatori e gli spettatori aspettano anche loro. L’attesa è forse l’essenza del gol e del calcio, ma la gioia che deriva da tale attesa non è, come dicevamo, facilmente spiegabile. Per questo dobbiamo emozionarci, per questo dobbiamo lottare nei campi di periferia come nei grandi stadi, con la consapevolezza che il calcio e i suoi protagonisti tutti hanno fermato guerre, riconciliato popoli, esaltato intere nazioni e che hanno fatto questo non per il giro di soldi che muovono ma per le incredibili emozioni che regalano.
A volte abbiamo sentito paragonare i calciatori ai gladiatori dell’antica Roma: panem et circensem, pane e giochi che la politica offrirebbe al popolo per tenerlo buono. Non è vero, è il calcio che offre alla politica la possibilità di migliorarsi, di essere più nobile, di non pensare sempre all’interesse individuale, ma cercare di capire quello degli altri: gli Europei e i Mondiali sono il massimo esempio di tutto ciò. Dimentichiamoci degli scontri, della violenza e di tutti i soldi che il calcio genera, sono la sua parte negativa, inevitabile parte negativa, propria di ciascun fenomeno umano. Questo non vuol dire dobbiamo accettarla, ma nemmeno farsi sopraffare da essa, farsi contagiare dall’odio e dall’invidia. Ci dispiace dirlo, ma siamo convinti che il buon Pellè preferirebbe non aver sbagliato quel rigore che andare in Cina e diventare un super milionario.

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