Ronaldo Messi: l’ultimo aggiornamento sulle statistiche stagionali

Pubblicato il autore: Mario Grasso Segui

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Dopo Copa America ed Europei, la sfida infinita Ronaldo Messi necessita un aggiornamento. Eravamo rimasti al mese di gennaio, quando l’argentino del Barcellona conquistava il suo quinto Pallone d’Oro, lasciando il portoghese a quota tre. Giusto premio dopo i trionfi della ‘Pulga’, ancora una volta marchiati dai colori blaugrana. La stagione intanto prosegue e a dominarla stavolta è la stella del Real Madrid. Il lusitano, infatti, già limitandoci al mero calcolo e ai soli numeri, chiude decisamente meglio il suo 2015/16 con 51 reti a 41. Quanto ai trofei, Ronaldo si è portato a casa da San Siro la sua terza Champions League (Messi ne ha quattro), segnando il rigore decisivo contro i cugini dell’Atletico Madrid. Leo si è dovuto accontentare del titolo in patria. Un passo verso il Pallone d’Oro per CR7, dunque. Ma c’è ancora l’estate, impegnativa quest’anno con Copa America per Messi ed Europei per Ronaldo.

Entrambi non avevano mai vinto nulla in nazionale. Giustificato Ronaldo per via della pochezza del suo Portogallo, meno Messi che fa i conti con una selezione come l’Argentina tanto forte quanto sfortunata e perdente. Tocca prima a Leo, che trascina l’Albiceleste in finale ancora una volta, ma nell’atto conclusivo tradisce. A dire il vero, se si riguarda bene la partita, fa il suo dovere: fa espellere Diaz, prende calci dall’inizio alla fine, nei supplementari pennella una punizione che Aguero spreca (in realtà è straordinario il portiere cileno Bravo), fa giocate importanti, ma la squadra spesso lo lascia solo. Poi ci mette del suo sbagliando il suo tiro ai rigori e spianando la strada all’ennesima sconfitta della Selecciòn. Scoppia in lacrime e poi lascia (per sempre?) la nazionale aprendo dibattiti tra gli addetti ai lavori.

L’Europeo di Ronaldo non parte bene, anzi, un rigore lo sbaglia anche lui nella seconda gara contro l’Austria. Due partite da fantasma, ma a conti fatti se il Portogallo va avanti è grazie a lui che con un assist e una doppietta firma il pareggio contro l’Ungheria nell’ultima gara. Poi sparisce ancora per due partite, limitandosi a fare il minimo sindacale segnando il primo rigore della serie contro la Polonia nei quarti. In semifinale si ritrova e apre le marcature contro il Galles, portando i suoi in finale dopo 12 anni e con una squadra senza stelle stavolta. La sua finale è epica. Non sul campo, dove viene praticamente “azzoppato” dopo 5 minuti e saluta tutti. E’ però un capitano non giocatore o un allenatore aggiunto dal secondo tempo in poi. Il suo trasporto emotivo è incredibile e non a caso anche senza giocare diventa il simbolo della vittoria portoghese. CR7 vince un altro trofeo e ipoteca il Pallone d’Oro. La sfida del 2016 contro Messi la vince lui.

Ronaldo-Messi
Ora però va analizzato e chiarito un altro aspetto della sfida Ronaldo Messi. Prima di tutto il fatto di aver vinto o meno con la propria nazionale. CR7 è stato poco continuo ma sicuramente determinante, Leo forse sulla continuità se l’è cavata meglio, ma in finale, sfortuna o no, ha perso anche lui. In più c’è l’aggravante: la sua Argentina non è come quella di Maradona; di stelle ce ne sono tante, eppure non ha vinto neanche stavolta. Il Portogallo è poca cosa, eppure Cristiano è riuscito laddove non era riuscito nessuno prima, vincere con questa nazionale. E questo è sicuramente un punto a favore, che gli fa aggiudicare la sfida del 2016 e che lo porta forse per la prima volta davvero davanti nella sfida infinita.

Ma fermiamoci qui. Le esagerazioni non fanno mai bene al calcio. Alcuni denigratori hanno paragonato le lacrime di disperazione per non poter giocare la finale di Ronaldo a quelle di delusione per aver perso l’ennesima finale di Messi. E soprattutto l’hanno fatto dando risalto alle prime, parlando di attaccamento alla maglia, che non avrebbe il secondo. Idiozia pura. Reagire diversamente alle delusioni non significa essere più o meno attaccati a una terra. Tanto Ronaldo quanto Messi ci tenevano a vincere con la propria nazionale. Ronaldo ha deciso di guidare i suoi dalla panchina in finale da vero capitano e per questo va osannato. Ma la decisione di Messi e soprattutto quelle parole (“Forse la nazionale non fa per me”) vanno viste da un altro punto di vista. Non egoistico, ma di chi sentiva di avere il peso di una nazione sulle spalle e che sente di aver deluso, forse anche fin troppo umilmente. Già. Il senso di colpa dovrebbero averlo anche altre stelle di quella squadra, Higuain in primis. Il suo attaccamento alla nazionale forse l’ha portato a caricarsi oltremisura le colpe e le responsabilità di una sconfitta di cui forse è anche, ma non il solo, responsabile. Per non dire poi della questione leadership. Ronaldo ha dimostrato di esserlo e voleva esserlo, anche perché il Portogallo ha solo lui. Messi è stato attaccato da tutti con frasi del tipo “non è un leader”, “non è come CR7”, “non è come Maradona”. E se a lui non interessasse esserlo? L’Argentina, diciamolo chiaramente, può vincere (almeno in teoria) anche senza Leo. Il blaugrana forse vorrebbe solo alzare un trofeo con l’Albiceleste, senza pretendere di esserne il protagonista oppure di essere come o meglio di Maradona. Non tutti l’hanno capito.

Probabilmente è questo il punto di riflessione da cogliere nella sfida estiva tra Ronaldo e Messi. Giusto dire che ha vinto CR7. Giusto magari dire che, alla luce di quanto si è visto, magari ora il portoghese si pone davanti. Meno giusto esagerare e attaccare indiscriminatamente un talento che ha la sola colpa di essere stato accostato troppe volte, magari contro la sua volontà, al più grande di tutti i tempi e a cui ora si chiede di eguagliarlo in tutto.

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