Tanti auguri Fantantonio! La storia di Cassano, tra “cassanate” e grandi giocate

Pubblicato il autore: Federico Libero Prestileo Segui

cassano
Tra genio e follia. Se penso a questa espressione, il primo personaggio del mondo del calcio che mi viene in mente è proprio lui, Antonio Cassano. Piedi d’oro, tecnica sopraffina, fantasia, creatività, talento da vendere da un lato; sregolatezza, indisciplina, irriverenza, menefreghismo, pigrizia dall’altro. Di personaggi simili il pianeta calcio ne ha conosciuto diversi. Sono parecchi i campioni che hanno danzato nella sottile linea che divide il genio dalla sregolatezza, che hanno mostrato di avere piedi buoni come pochi e testa calda come nessuno. Alcuno di loro però non hanno sprecato il loro talento, e anche se in alcuni casi avrebbero potuto dare qualcosina in più, sono entrati prepotentemente a far parte della storia del calcio e in quella storia hanno deciso di rimanervici per sempre, tra tutti due simboli del Manchester United, come Eric Cantona e George Best, quest’ultimo forse, su tutti, tant’è che poteva persino prendersi il lusso di fare delle uscite come questa.

“Se io fossi nato brutto, non avreste mai sentito parlare di Pelé”. (George Best)

Cassano forse, non fa parte di questa cerchia, ma rientra sicuramente tra quei giocatori a cui è stato donato tanto in termini di talento e capacità, ma che lo stesso talento non è riuscito a far fruttare al meglio delle sue potenzialità. Perché piedi come quelli di Cassano non sono roba di tutti i giorni.

Antonio Cassano nasce a Bari Vecchia, San Nicola, il 12 luglio del 1982, il giorno seguente alla conquista del terzo Mondiale vinto dall’Italia a Madrid.  Cresce nella zona popolare di San Nicola, a scuola non è un portento, (tra elementari e medie si fa bocciare sei volte), inizia a stringere rapporti con la malavita locale, conduce un’esistenza da piccolo delinquente, ma  il suo destino non è quello. Nel suo destino c’è il pallone.

Tira i primi calci alla Pro Inter e dopo qualche provino con varie squadre (tra cui Inter e Parma, delle quali in seguito vestirà la maglia), viene notato proprio dal Bari, e dopo la trafila della Primavera, esordisce in Serie A a 17 anni, l’11 dicembre 1999, non in una partita qualunque, ma in un derby contro il Lecce, nel quale i salentini risulteranno vincitori per 1-0. Il suo mentore Eugenio Fascetti vede in lui un talento cristallino e Cassano risulterà essere un elemento importante nella rosa della squadra, con un totale di 3 reti in 21 presenze, reti tra le quali ricordiamo su tutte la prima, quella contro l’Inter che tutt’oggi resta uno dei gol più belli realizzati dal “Pibe di Bari”. A fine stagione il Bari riuscirà a conquistare il quintultimo posto (al tempo ultimo posto utile per la permanenza nella massima serie) e a garantirsi dunque la salvezza. Nella stagione successiva Cassano non migliorerà il numero delle sue realizzazioni, e nonostante il suo buon rendimento, non riuscirà ad evitare alla squadra una retrocessione da tempo annunciata.

Nell’estate del 2001 Antonio Cassano viene acquistato dalla Roma Campione d’Italia per un totale di 60 miliardi di lire. In quattro anni e mezzo alla Roma dà il meglio di sé e si mette in mostra come uno dei migliori giocatori della rosa. Al fianco di Francesco Totti, Cassano dà sfogo a tutta la sua fantasia e si rende protagonista di grandissime giocate. A queste giocate però si alternano delle “ragazzate” più o meno pesanti, e dà così vita a un neologismo che riguarda solo lui, le “cassanate”, su tutte il gesto delle corna nei confronti dell’arbitro Rosetti durante la finale di ritorno di Coppa Italia nel 2003.

Le “cassanate” contraddistinsero il giocatore anche durante l’occasione della vita, nel periodo in cui sbarcò al Real Madrid (per 5 milioni di euro) nel gennaio del 2006, dove divenne “El Gordito” per la sua scarsa condizione di forma, “cassanate” tra le quali l’imitazione di Fabio Capello, (che era stato suo allenatore anche alla Roma e il quale probabilmente è stato, assieme a Fascetti, il suo più grande estimatore sino a quel momento) davanti ad alcuni compagni di squadra, (tra i quali Ronaldo e Cannavaro), dove il giocatore, si lascia andare a dei giudizi sulle scelte, poco variabili a suo dire, del mister. L’avventura madridista di Cassano risulterà fallimentare e dopo un anno e mezzo verrà ceduto in prestito alla Sampdoria con diritto di riscatto.

Dalla trasmissione Controcampo: Cassano che imita Capello.

Alla Samp Cassano trova nuova vita. Gioca, si diverte, fa divertire. Fantantonio sembra aver trovato l’ambiente giusto, la sua dimensione ideale, ama Genova e i genovesi e loro amano lui. Ma Antonio non è cambiato, alle sue giocate non smette di alternare le “cassanate”. Nel 2008 si rende protagonista di un brutto gesto nei confronti dell’arbitro Pierpaoli durante una gara casalinga di Campionato contro il Torino, lanciandogli addosso la maglietta a seguito di un’espulsione e minacciando lo stesso direttore di gara alla conseguente uscita dal campo, a seguito di una sfuriata. Nella stagione successiva litiga con Delneri prima e con Garrone poi, episodio che costò al barese una decurtazione del 50% dello stipendio e il successivo addio alla squadra. Nella prima esperienza con la maglia blucerchiata Cassano realizza 41 gol in 115 presenze e un secondo posto di Coppa Italia, in 3 stagioni e mezzo.

Nel gennaio 2011 Cassano passa al Milan, con il quale conquisterà a fine stagione il suo primo e sinora unico scudetto in Italia. All’approdo alla corte di Allegri dichiarerà: “Sopra il Milan c’è solo il cielo!” salvo poi smentirsi un anno e mezzo dopo in seguito al suo passaggio verso l’altra sponda di Milano, quella nerazzura. Il contributo di Cassano alla vittoria dello scudetto risulterà importante per il Milan, periodo nel quale inoltre non si contraddistinguerà particolarmente per “cassanate”, ma suo malgrado per un problema di salute, una sofferenza cerebrale su base ischemica per un difetto ad un atrio del cuore, per il quale verrà operato con successo, e che lo ha tenuto lontano dal campo per 6 mesi. Grazie al buon periodo al Milan, Cassano risulterà finalmente determinante anche in Nazionale, a Euro 2012, Nazionale con la quale raggiungerà la finale, poi persa pesantemente contro la Spagna, potendo così rendersi parzialmente protagonista in maglia azzurra dopo la delusione di Euro 2004 (dove fu probabilmente il miglior giocatore della spedizione), la mancata convocazione al trionfale Mondiale del 2006, (dovuto anche a delle antipatie con l’allora ct Marcello Lippi), e il deludente torneo di Euro 2008, (Cassano verrà convocato anche alla fallimentare spedizione mondiale brasiliana del 2014).

All’Inter Cassano non lascia grandi ricordi e dopo solo una stagione lascia quella che per lui è sempre stata la sua squadra del cuore. L’anno successivo approda dunque a Parma dove ritorna protagonista. Durante la prima stagione con la maglia crociata si rivede il Cassano dei tempi di Genova e con 12 gol e 7 assist in 34 partite in Serie A è il trascinatore della squadra, sino ad arrivare al raggiungimento del sesto posto, valido per la qualificazione in Europa League, (poi sfumato per guai societari a favore del Torino).
Nella stagione successiva la società va nel caos e in concomitanza all’assenza dei pagamenti ai giocatori, s’intravede il fallimento e l’ultimo posto in Campionato. Cassano a ragione vuole i soldi, e non vedendo una lira dal mese di luglio, litiga pesantemente con i tifosi e con la società e rescinde il contratto.
Dal gennaio all’agosto 2015 Cassano resta senza squadra, e alla fine torna alla “sua” Sampdoria. E’ fuori forma, gioca 24 gare, ma segna poco. Ora il Presidente Massimo Ferrero ha dichiarato che Cassano non rientra più nei piani societari, ma la gente lo vuole e i tifosi della Sampdoria hanno già raccolto quasi 2mila firme a favore del talento di Bari Vecchia.

Fantantonio c’è ancora, noi speriamo di continuare a vedere ancora qualche sua giocata, qualche colpo di tacco, qualche passaggio illuminante, qualche gol inaspettato, e magari ancora qualche “cassanata”. Perché Cassano è fatto così, è un genio del pallone, ma anche uno che spacca la bandierina dopo un gol, uno che a 17 anni fa esplodere il suo stadio, ma che quasi 10 anni dopo lancia la maglia contro l’arbitro dopo un’espulsione, uno che ha il colpo del campione quando meno te lo aspetti, ma è anche uno che dice di esser stato con 600/700 donne, Cassano può vestire la maglia del Real Madrid senza sfigurare, ma è lo stesso che a suo figlio dà il nome di Messi, perché per Cassano è l’unico più forte di lui.
Oggi Antonio ha compiuto 34 anni, ma sotto sotto “Peter Pan” non è  mai davvero cresciuto. Buon compleanno Fantantonio!

Qui possiamo ammirare il cortometraggio di Pippo Mezzapesa in onore di Antonio Cassano, dal titolo “Come a Cassano” (2005).

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