Carrarmato Germania e Svezia spazzata via. E’ oro per i tedeschi

Pubblicato il autore: marco.stiletti Segui

Germany's Anja Mittag (C) celebrates after scoring a goal against Norway during their women's Euro 2013 final soccer match at Friend's Arena in Stockholm July 28, 2013. REUTERS/Erik Martensson/Scanpix Sweden (SWEDEN - Tags: SPORT SOCCER) ATTENTION EDITORS - THIS IMAGE WAS PROVIDED BY A THIRD PARTY. SWEDEN OUT. NO COMMERCIAL OR EDITORIAL SALES IN SWEDEN. THIS PICTURE WAS PROCESSED BY REUTERS TO ENHANCE QUALITY. AN UNPROCESSED VERSION WILL BE PROVIDED SEPARATELY

La Germania femminile vince il torneo olimpico e conquista l’oro. Al Maracana’ le tedesche, bronzo nel 2000, 2004 e 2008, salgono finalmente sul gradino piu’ alto del podio superando per 2-1 la Svezia che in semifinale aveva messo fine al sogno del Brasile. Primo tempo a reti inviolate con la Germania che domina e la Svezia si protegge e parte solo di contropiede.
La partita si decide tutta nel secondo tempo, col vantaggio della Germania firmato al 3′ da Dzenifer Marozsan e il raddoppio al 17′ grazie all’autorete di Linda Sembrant. Le scandinave riaprono la gara cinque minuti dopo con Stina Blackstenius ma le ragazze guidate da Pia Sundhage devono accontentarsi dell’argento, prima medaglia olimpica nella storia svedese del calcio femminile. Per la ct delle scandinave si tratta invece del terzo podio ai Giochi della sua carriera dopo aver condotto gli Usa all’oro nel 2008 e nel 2012.
La Svezia, che aveva eliminato ai rigori il Brasile padrone di casa nella semifinale, ha accusato il colpo e ha incassato il secondo gol al quarto d’ora: sugli sviluppi di un calcio di punizione che colpisce il palo, la Sembrant insacca in maniera sfortunata nella sua stessa porta. Le svedesi reagiscono e dopo 5 minuti accorciano le distanze con la Blackstenius che riapre il match con un colpo da rapinatrice dell’area avversaria. Finale palpitante con la Germania che va vicina al terzo gol ma che, nei minuti finali, rischia clamorosamente di subire il pareggio. Le giocatrici svedesi sono state poco lucide e imprecise al momento di concretizzare. Ottengono comunque uno splendido secondo posto che vale l’argento.
La compagine allenata da Pia Sundhage, qualificatasi all’ultimo per i Giochi Olimpici grazie al torneo pre-olimpico annoverante Olanda, Norvegia e Svizzera, è stata protagonista di una rassegna in crescendo. Dopo le difficoltà del girone di qualificazione, con la pesante sconfitta contro il Brasile per 5-1, le nordiche hanno dovuto sfidare nei quarti di finale nientepopodimeno che gli Usa, campioni olimpici e mondiali in carica. Un match che sembrava scontato e nettamente appannaggio della squadra di Jill Ellis. Invece, grazie ad una tattica accorta, le calciatrici della Sundhage sono riuscite nell’impresa di pareggiare 1-1 nei minuti regolamentari, portando le fuoriclasse statunitensi ai rigori, trionfando. Un esito che si è ripetuto anche nella semifinale, dal sapor di rivincita, contro le carioca padrone di casa. Incontro dominato o quasi dalla Seleçao che ha trovato però nell’organizzazione difensiva della Svezia un muro invalicabile. L’epilogo scontato ai tiri dal dischetto ha premiato nuovamente le scandinave ed ora è tempo di sfida suprema alla Germania.
Le tedesche nelle vittorie contro Cina e Canada hanno messo in mostra pragmatismo e concretezza, sfruttando con grande sagacia tattica le occasioni costruite nel corso dei match ed avendo un grandioso apporto realizzativo da Melania Behringer, giunta a quota 5 segnature nel torneo. Al di là però delle individualità, ciò che colpisce della squadra di Silvia Neid è l’eccellente coesione. Nell’ultimo incontro contro le canadesi ci sono stati momenti di grande sofferenza nei quali il panzer teutonico ha saputo resistere, colpendo le avversarie in contropiede, grazie alle qualità tecniche di giocatrici del calibro di Sara Daebritz. Germania che, dopo non aver brillato particolarmente nel girone F giungendo alle spalle proprio delle nordamericane, ha trovato nei match ad eliminazione diretta quella spinta emotiva per il raggiungimento di un obiettivo ambizioso: la conquista dell’oro olimpico mancante. Sono infatti tre i bronzi che la selezione teutonica ha conquistato nella propria storia e pertanto questa potrebbe essere l’occasione giusta.

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