Nazionale, Ventura su Berardi ed El Shaarawy: “Nel 3-5-2 non hanno spazio”

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta Segui

giamp ventura


Comincia cosi l’avventura di Giampiero Ventura come commissario tecnico della Nazionale italiana di calcio: “Mi sento assolutamente un allenatore, ho fatto solo questo. Il selezionatore è un modo di approcciarsi leggermente diverso”. L’ex tecnico del Torino parla poi delle convocazioni, in vista dell’amichevole contro la Francia e dell’esordio in una competizione ufficiale contro Israele (prima partita di qualificazione ai prossimi mondiali di Russia): “El Shaarawy ad Euro 2016 c’era ma nel 3-5-2 non c’è il ruolo per lui. Lo stesso discorso vale anche per Berardi: finché il modulo è questo, gli esterni offensivi trovano difficoltà di collocazione”. Le parole di Giampiero Ventura su Berardi ed El Shaarawy sanno di un arrivederci, non di addio: se gli azzurri dovessero dimostrare che il modulo tanto amato e tanto in voga in questo momento dovesse funzionare (vedi la stupenda avventura azzurra degli uomini di Conte agli Europei di Francia), le chance di vedere i due giovani talenti sarebbero davvero ridotte ma, in caso contrario, un cambio di rotta e di modulo potrebbe giovare sia loro che tanti altri elementi tenuti in panca per il solito problema del modulo, vedi Lorenzo Insigne utilizzato col contagocce dall’ex commissario tecnico azzurro Antonio Conte.

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Ventura su Berardi ed El Shaarawy non ha voluto, al primo raduno azzurro a Coverciano, chiudere le porte ai giovani talenti ma ha segnato quella che sarà la strada da seguire in questi due anni di avvicinamento alla prossima competizione mondiale: si parte dal 3-5-2 ben rodato in questi ultimi due anni, la difesa della Juventus e il ruolo di allenatore più che di selezionatore. Infatti, il ct non ha menzionato gli ormai famosi stage contiani, ma “dei raduni con chi non fa parte oggi del gruppo del 3-5-2, quindi potrei portare un discorso completamente diverso dal punto di vista tattico”. Insomma, Ventura non chiuderà la porta in faccia a nessuno, soprattutto ora che è arrivato col sorriso sulle labbra e la voglia di far bene. Discorso amichevoli, il ct risponde cosi alle domande dei giornalisti: “Le prossime amichevoli con Francia e Germania non sono certo ottimali per provare i ragazzi. Perciò in due o tre sessioni voglio fare convocazioni con chi non fa parte del gruppo 3-5-2 e poi, a fine giugno, le amichevoli permetteranno di costruire piano piano lo zoccolo duro del futuro della Nazionale: più gli anni passano, più dobbiamo essere preparati al ricambio generazionale”. Sui giovani che indosseranno la maglia azzurra il tecnico risponde cosi: “Qualche giovane non è ancora pronto, come personalità tecnica, a reggere il peso tecnico della Nazionale. I raduni servirebbero a farli sentire a casa: non devono venire per dimostrare qualcosa, ma per sentire Coverciano come la loro casa, senza timore di bocciature”. Insomma, il gruppo 3-5-2 per iniziare e sfruttare al meglio il lavoro fatto dal vecchio tecnico, l’innesto graduale di giovani dalla personalità tecnica in grado di reggere l’urto emotivo della Nazionale, trasformare Coverciano nella perenne casa Azzurra, sperando che i club non facciano muro e che sposino appieno la filosofia venturiana, ma siamo ancora ai convenevoli, il calcio giocato è tutt’altra cosa.

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