Rio 2016, calcio, altra delusione del Brasile: 0-0 contro l’Iraq

Pubblicato il autore: Eugenio Usai Segui

Neymar-

Il Brasile di questi ultimi anni non decolla proprio. Non basta un super attacco che promette gol a raffica a scardinare un cocciuto Iraq, il quale riesce a mantenere la porta inviolata facendo finire il match 0-0. Il tipico tifo caldo ed entusiasta della torcida si contorce in lamentele e fischi diretti ai loro beniamini, in particolare contro Renato Augusto, reo di essersi mangiato un gol facile facile sul finale, ma neanche il leader designato Neymar si salva.

Attacco inefficiente quello del Brasile

Secondo le premesse, la nazionale allenata da Rogerio Micale doveva asfaltare tutti gli avversario con il magico trio d’attacco Gabriel Jesus, Neymar e Gabigol, ma i risultati sono i seguenti: due 0-0 di fila contro due avversari modesti. Non è bastato neanche mettere un quarto attaccante, Luan – che ha sostituito un invisibile Felipe Anderson -, a far cambiare il verdetto di una partita che già prometteva un pareggio incolore. Non è solo l’attacco il problema del Brasile, ma una cattiva organizzazione di gioco, che predilige il gioco individuale e che non sfonda le linee degli avversari; dov’è è finito il Brasile dal gioco sfavillante e dalla enorme superiorità tecnica? Probabilmente rinchiuso negli isterismi di Neymar, che fatica a legittimarsi fuoriclasse e guida della sua nazionale; tanto di cappello per le sue prestazioni europee con il Barcà, ma la nazionale è un’altra cosa. A coniare il lato grottesco della situazione calcistica brasiliana e di quella della stella ventitreenne, ci pensa lo stadio, il quale si mette ad inneggiare il talento della nazionale di calcio femminile Marta, che sta facendo sognare i tifosi per una concreta conquista della medaglia a suon di gol; che si debba mettere lei al posto di uno del magico trio? E non dimentichiamoci del tentativo di invasione di campo di uno dei tifosi. Ora il Brasile si gioca il tutto per tutto contro la Danimarca, che guida il girone, e lì non dovrà più commettere passi falsi.

Il “mal di casa” del Brasile

Ora è un po’ presto per tirare le somme di questo torneo olimpico, la selecaò ha giocato solo due partite. Ma se la squadra non cambia rotta e non decide di sfruttare il suo gran potenziale, rischia di commettere un altra cocente delusione casalinga. I tempi del Maracanazo sono ormai passati da un pezzo, ma hanno preso la forma di un fantasma che li ha derisi per quella semifinale persa pesantemente 7-1 contro la Germania e sembra non lasciarla neanche a questi giochi olimpici casalinghi. Non sembra del tutto illogico pensare che il Brasile sia in preda ad un forte “mal di casa”, che non gli permette di esprimere liberamente il suo talento e che gli fa fare magre figure davanti ai sui connazionali. Può darsi anche che la colpa sia semplicemente del pubblico brasiliano. Caldissimo, smodato e sempre festoso in maniera esagerata nell’esaltare i propri eroi, ma anche portatore di una costante e alta pressione per i giocatori, elevati, sempre, a far parte della più forte nazionale del mondo, che ha l’obbligo di massacrare gli altri avversari, e che quando accadde il contrario, il senso di sconfitta diventa dramma nazionale inconsolabile. Quindi si prova un po’ di compassione per Neymar e compagni, che devono convivere con una perenne tensione che difficilmente si riesce a reggere, ma che designa anche l’abisso tra i giocatori di oggi con i campioni brasiliani del passato, che tale peso lo sopportavano in maniera naturale.

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