Milan ai cinesi, la nota ufficiale della Fininvest e la storia della trattativa

Pubblicato il autore: Giovanni Cardarello Segui

Cessione Milan ai cinesiCome ampiamente annunciato in questi mesi, e soprattutto nelle ultime settimane, il Milan Calcio è stato ufficialmente ceduto ad una cordata di imprenditori cinesi. L’accordo preliminare prevede il passaggio del 99,93% delle quote. Finisce cosi l’era Berlusconi iniziata nel lontano 1986 e che ha portato il Rossoneri sul tetto dell’Italia, dell’Europa e del Mondo.

Cessione Milan ai cinesi, la nota ufficiale della Fininvest

“Il presidente Silvio Berlusconi ha approvato il contratto preliminare firmato dall’amministratore delegato di Fininvest, Danilo Pellegrino, e da Han Li, rappresentante di un gruppo di investitori cinesi, relativo alla compravendita dell’intera partecipazione detenuta dalla stessa Fininvest nell’AC Milan. Gli investitori operano attraverso la management company Sino-Europe Sports Investment Management Changxing Co.Ltd. Della compagine fanno parte fra gli altri Haixia Capital, fondo di Stato cinese per lo Sviluppo e gli Investimenti, e Yonghong Li, chairman della management company, che è stato fra i promotori del gruppo con cui Fininvest ha lungamente trattato fino alla firma odierna (”signing”). Assieme ad Haixia Capital e a Yonghong Li, acquisiranno quote dell’Ac Milan altri investitori, alcuni dei quali a controllo statale. Fra loro, società attive nel campo finanziario e altre impegnate in settori industriali. Il contratto, vincolante fra le parti, verrà perfezionato entro la fine del 2016 (‘closing’), una volta ottenute le autorizzazioni previste in questi casi dalle autorità italiane e cinesi. La valutazione dell’AC Milan, in base all’intesa, risulta di 740 milioni di euro complessivi e tiene conto di una situazione debitoria stimata in circa 220 milioni. Con l’accordo, gli acquirenti si impegnano a compiere importanti interventi di ricapitalizzazione e rafforzamento patrimoniale e finanziario di AC Milan, per un ammontare complessivo di 350 milioni di euro nell’arco di un triennio (di cui 100 milioni da versare al momento del ‘closing’). Il contratto prevede anche che con il ‘signing’ gli acquirenti mettano a disposizione una caparra, a conferma degli impegni assunti, pari a 100 milioni di euro, di cui 15 contestualmente alla firma e 85 entro 35 giorni. Durante l’intera negoziazione, nella stesura del contratto e degli impegni che esso prevede, Fininvest ha sempre avuto come obiettivo prioritario quello che il Presidente Berlusconi aveva chiaramente indicato: dotare il Milan, attraverso un assetto proprietario finanziariamente adeguato, di quelle risorse sempre più elevate ormai indispensabili per riportarlo a competere con i più importanti club del calcio mondiale. Nella trattativa gli investitori cinesi si sono avvalsi come advisor per la parte finanziaria di Rothschild & Co. e per quella legale dello studio Gianni, Origoni, Grippo, Cappelli & Partners, Fininvest rispettivamente di Lazard e BNP Paribas e dello studio Chiomenti”

Cessione Milan ai cinesi, storia di una trattativa

Stop and go passando per broker thailandesi, colossi del commercio online cinesi, principi arabi, imprenditori americani. Il tutto nel trentennale dell’acquisto del suo Milan caduto il 20 febbraio scorso. Una cessione lunga un anno fino al 5 agosto 2016. Dopo gli annunci di ricerca di soci o vendita dell’intero pacchetto del Milan, il 31 luglio 2015 alla corte di Silvio Berlusconi arriva Mr. Bee Taechaubol, emissario di una cordata di investitori che vuole rilevare il 48% del Milan per 480 milioni di euro. Arrivano gli incontri, i comunicati congiunti, le strette di mano i preannunci di regali di Natale. Della cosa non se ne fa nulla. Decisive nel fallimento della trattativa le turbolenze delle borse asiatiche e la discussione riguardante la futura governance del club. I potenziali acquirenti vogliono avere del potere decisionale, pur divenendo soci di minoranza, anche perché impegno di mettere 480 milioni è notevole. Si palesa anche il fondo di investimento americano Madison che, a cifre molto inferiori, acquisirebbe, come Mr Bee, il 48% delle quote societarie. Sfumato Mr Bee spunta Alibaba, il gigante dell`e-commerce che è già comproprietario del Guangzhou Evergrande, in passato allenato da Marcello Lippi. Ma Jack Ma ed Alibaba nulla avrebbero a che fare con la cordata cinese che ha poi trattato il Milan guidata dall’advisor Sal Galatioto. La sua GSP ha fatto l’offerta: 730 milioni per l’acquisto del 100% del pacchetto azionario rossonero, il 70 % subito e il restante 30% da acquisire entro il termine della prossima stagione. Il cda di Fininvest che serve per la firma del mandato a vendere al gruppo cinese, notifica l’esclusiva per un mese. La firma sull’esclusiva non è vincolante: Berlusconi avrebbe sempre la possibilità di fare marcia indietro e tenersi il Milan. Oggi ennesimo colpo di scena: perché ad acquistare non è stata la cordata cinese rappresentata dai manager Gancikoff e Galatioto né il gruppo Fosun (alle spalle del quale c’è il super procuratore portoghese Jorge Mendes) entrato in contatto con Silvio Berlusconi negli ultimi tempi, ma un nuovo gruppo orientale rappresentato dal manager Yonghong Li che ha trattato l’acquisto del club in gran segreto. In mezzo la controversa vicenda dello stadio non arrivata a buon fine ed i disastri della gestione sportiva con i tanti allenatori cambiati negli ultimi anni: da Seedorf a Inzaghi passando per Mihajlovic, Brocchi ed oggi Montella.

Cessione Milan ai cinesi, I 20 anni di Berlusconi

E’ il 20 febbraio del 1986 quando Silvio Berlusconi acquista il Milan. Basta una stagione di assestamento per rilanciare la squadra rossonera ai vecchi fasti ed arriva il primo degli scudetti targati cavaliere. Ne arriveranno otto tra il 1987 ed il 2011, l’ultimo conquistato dal Milan. In quegli anni d’oro arriva la tripletta firmata Capello: 1992, 1993 e 1994. Poi nel 1996, 1999 e 2004. L’ultimo è targato Allegri. In mezzo Gullit, Van Basten, Baresi, Desailly, Baggio, Maldini, Weah, Kakà, Schevchenko, Ibrahimovic, Thiago Silva, Nesta. Calciatori che hanno messo il sigillo anche sulla vittoria di cinque Champions, una coppa Italia, sei supercoppe italiane, due coppe intercontinentali, una coppa del mondo per club. Nella storia del Milan si può parlare di un pre-Berlusconi ed un post Berlusconi per una squadra che in totale ha vinto 18 titoli nazionali, sette tra coppe Campioni e Champions, due Coppe delle Coppe, cinque Supercoppe UEFA, tre Coppe Intercontinentali, una Coppe del mondo per club. È la terza squadra al mondo per numero di titoli internazionali conquistati (18, a pari merito con il Boca Juniors e alle spalle di Al-Ahly a quota 20 e Real Madrid a quota). Il Milan è storia dal 1899, anno della sua nascita. E’ la squadra che nel 1901 rompe il dominio del Genoa vincendo lo scudetto, il primo della sua storia. Nel 1908 da una sua costola, per il disaccordo di alcuni soci sul tesseramento dei giocatori stranieri, nascerà l’odierna Internazionale. Con il Milan nel 1926 nasce San Siro (l’Inter giocava all’Arena Civica). Ma è negli anni cinquanta e sessanta che il Milan si impone a livello nazionale ed internazionale con giocatori quali Schiaffino, Bagnoli, Radice e Cesare Maldini che, capitanati da Nils Liedholm, furono fra i protagonisti delle vittorie rossonere. Nel 1963 arriva la prima Coppa dei Campioni. José Altafini in attacco e un giovane Gianni Rivera in campo spinsero il Milan alla vittoria per 2-1 nella finale contro il Benfica nello stadio di Wembley e Cesare Maldini fu il primo capitano di una squadra italiana a sollevare la Coppa dei Campioni. Nereo Rocco il vate in panchina. Gli anni ottanta si aprirono con la prima retrocessione in Serie B e la radiazione del presidente rossonero Felice Colombo a seguito dello scandalo del calcioscommesse. La pronta risalita ed una grave crisi finanziaria dalla quale la rilevò il 20 febbraio del 1986 Silvio Berlusconi. Il resto è storia di trent’anni di successi targati cavaliere. Ed oggi si apre un’altra pagina di storia rossonera

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