Ancelotti attacca i procuratori: “Troppo influenti”

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta Segui

Ancelotti
Carlo Ancelotti attacca i procuratori, dalla Germania che lo ha adottato per questa stagione. L’allenatore italiano se la prende con i procuratori e gli agenti, senza nascondersi, in un’intervista al Die Welt: “I procuratori? Gli agenti? Troppo influenti. Molti club gli hanno consegnato il potere.  La parte più importante del calcio sono i calciatori, non i procuratori e nemmeno noi allenatori”. Carlo Ancelotti è un uomo navigato, nel mondo del calcio sa benissimo come funziona tutta la baracca, essendo stato sia giocatore vincente e allenatore vincente. A riguardo ha una sua teoria: “Esistono due tipi di rabbia. Quella innescata dalla mente. A volte mi sono arrabbiato con i miei giocatori per il loro atteggiamento sbagliato. In tali situazioni può essere buono per l’atmosfera generale parlare chiaro e duro. L’altra forma di rabbia viene dal cuore, dai sentimenti. Per questa rabbia non si può fare niente: non posso controllarla”. Il tecnico italiano parla, nella sua intervista tedesca, anche del Milan, suo club in un tempo che fu: “Berlusconi mi ha sempre e solo criticato quando giocavamo bene. Quando giocavamo male, ci sosteneva. Non ha mai versato benzina sul fuoco nei momenti bui. Ma si, adora interferire”. Poco dopo aggiunge: “E’ bravissimo a motivare e a dare sostegno. A differenza di altri presidenti con cui ho avuto anche a che fare”. Carletto si lascia andare, parla del presente e della sua nuova avventura bavarese: “Questo club ha davvero una buona immagine, una lunga storia. Cosa più importante e caratteristica, è la gestione, in mano agli ex giocatori del Bayern. Questo rende la società unica. C’è un ambiente familiare e tutto questo assicura stabilità”. Il mister di tante avventure non vuole parlare di altre sue esperienze, e cerca di evitare similitudini con altri club: “Noi come Real Madrid e Barcellona? Ogni club ha le sue caratteristiche e giocatori con grandi qualità tecniche. A Monaco si aggiunge un’unità che viene dalla squadra. Qui ognuno sostiene sempre l’altro. Questo club è come una grande famiglia”. L’ultimo argomento della chiacchierata riguarda il carattere di Carlo: “Mie sfuriate? Rarissime. Beckham, Ibra, Ronaldo e Terry rimasero impressionati dai miei scatti d’ira, proprio perché isolati”.

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