Caso Di Canio: da Sollier a Zampagna passando per Katidis, quando calcio e politica si intrecciano

Pubblicato il autore: romolo simonicca Segui

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Non accenna a placarsi il caso Di Canio. Dopo le polemiche relative al tatuaggio in bella mostra in diretta TV e la conseguente sospensione dell’ex calciatore, tocca all’opinione pubblica confrontarsi su un tema che da sempre fa scalpore: l’intreccio tra calcio e politica.
L’ex attaccante di Milan, Juventus e Lazio non è nuovo a polemiche del genere. Nel 2005, dopo la vittoria nel Derby contro la Roma, Di Canio salutò ripetutamente i tifosi laziali con il braccio teso, facendo esplodere il tripudio sia in curva Nord che nel paese. Già, perché quel gesto ebbe un ampia risonanza mediatica sia in Italia che all’estero tanto che la stessa FIFA ne esaminò il caso. In quell’occasione arrivò per il calciatore un’ammenda di 10.000 euro, ma nessuna giornata di squalifica. Non pago Di Canio ripeté il gesto altre due volte durante il 2005: a Roma contro la Juve e nella trasferta di Livorno. Quest’ultimo caso gli costò anche una giornata di squalifica oltre ai soliti 10.000 euro di multa. Da non dimenticare neanche le polemiche suscitate oltremanica: nel 2013 Di Canio fu chiamato sulla panchina del Sunderland, ma le sue idee politiche crearono scossoni nella società inglese: l’allora leader laburista Ed Miliband si dimise da dirigente del club in aperta polemica con la scelta di un tecnico dichiaratamente fascista. In quell’occasione per placare le polemiche l’ex attaccante ebbe a dire: “Io sono di destra, destra sociale per l’esattezza, ma al contro di quello che può pensare la gente schiava di una comunicazione corrotta e inquinata non vado in giro con il bastone a picchiare le persone di colore. Conosco tanta gente con la pelle diversa dalla mia, ho vissuto otto anni in Inghilterra che è uno dei paesi più multietnici del mondo, non posso essere razzista”.

Sollier, Zampagna e Katidis, analogie con il caso Di Canio

Nonostante sia uno di casi più celebri e chiacchierati sull’intreccio tra calcio e politica, Di Canio non è stato certo l’unico a far parlare di sé per aver messo a nudo le sue simpatie politiche. Andando a fare un piccolo excursus storico si va dai pugni chiusi di Sollier, Socrates e Zampagna al più recente braccio teso di Katidis.
Sollier, calciatore e poi scrittore, nell’immaginario collettivo è ricordato con la maglia rossa del Perugia e il pugno alzato al cielo. Quella foto, che gli costò le antipatie delle tifoserie politicamente avverse, di contrasto ne fece un simbolo per i tifosi di sinistra in un epoca in cui le ideologie imperversavano in ogni ambito della società. Dopo di lui fu la volta del fuoriclasse brasiliano Socrates, medico e di idee comuniste, il quale appena ingaggiato dalla Fiorentina ebbe a dichiarare: “Vengo in Italia soprattutto per studiare Gramsci”. Fu soprannominato il Dottore del popolo proprio per la duplice passione per la politica e la medicina.
Passando ai giorni nostri, ricordiamo il pugno alzato di Riccardo Zampagna in occasione di Livorno-Messina. L’allora attaccante dei siciliani decise di salutare così il pubblico avversario per manifestare la sua vicinanza alle idee politiche della curva livornese. Soprannominato il carrozziere di Terni, Zampagna non rinnegò mai quel gesto per il quale fu punito con un’ammenda di 10.000 euro.
Curioso anche il caso di Giorgos Katidis: l’allora ventenne calciatore greco dell’AEK Atene, festeggiò un gol con inequivocabile braccio teso. Per tale gesto fu messo fuori squadra dal suo club ed estromesso addirittura da tutte le rappresentative della nazionale greca. In seguito venne ingaggiato dal Novara nella nostra Serie B senza lasciare traccia alcuna. Attualmente è svincolato a soli 23 anni.

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