Coppa Libertadores come la Champions: nel 2017 finale unica, le novità della riforma

Pubblicato il autore: Cosimo Lanzo Segui

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Coppa Libertadores
si cambia. L’associazione di calcio sudamericano (CONMEBOL) ha annunciato la riforma del più importante torneo sudamericano. Attesa da diversi anni, la riforma prevede diverse novità. La più importante è l’armonizzazione del torneo continentale con tutti i campionati di massima serie dei paesi sudamericani (compreso il Messico, invece membro del Concacaf per quanto riguarda le nazionali). Il torneo allunga la sua durata e passa da 27 a 42 settimane, con inizio a febbraio e fine a novembre.

Non è stato ancora confermato il cambio ma secondo varie indiscrezioni dovrebbero aumentare anche il numero dei club, passando dagli attuali 38 ai 42. Il consiglio della Conmebol definirà il numero per ogni paese del Sudamerica entro tre settimane. La finale si giocherà su un campo neutro e su sfida secca, senza l’andata e ritorno e con una programmazione anticipata. “Analizzando le statistiche della Coppa Libertadores, chi ha giocato in casa il ritorno ha vinto sette volte su dieci”, ha scritto il presidente della Conmebol Alejandro Domínguez su Twitter, corroborando la necessità di portare la finale su sfida unica. Altro passaggio importante della riforma è la conseguenza sull’altra competizione continentale per club, la Copa Sudamericana.

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Chi vince la Coppa Libertadores sarà classificato per la fase a gironi del torneo successivo, ricalcando ciò che accade oltreoceano con le modalità imposte dall’Uefa. La riforma prevede che il vincitore della finale della Copa Sudamericana sia ammesso di diritto alla fase a gironi della Libertadores dell’anno successivo. Insomma, la Copa Sudamericana può diventare appetibile come l’Europa League. In più chi sarà eliminato nella fase a gironi della Libertadores sarà catapultato negli ottavi della Coppa Sudamericana, come accade anche nel continente europeo con Champions ed Europa League. Dovrebbero essere 10 i club a saltare il fosso, salvo qualche cambio dell’ultimo momento nel format di entrambe le competizioni. In questo senso dovrebbe giovarne la qualità della Coppa Sudamericana, spesso snobbato dai grandi club.

La riforma arriva dopo mesi di forte fibrillazione nel calcio sudamericano. A fine agosto a Buenos Aires c’è stata una riunione dei più importanti club di tutto il continente sudamericano (Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Paraguay, Perù, Uruguay e Venezuela.). Sul tavolo un progetto di una Libertadores nuova con data di inizio 2019. Il fautore è il presidente del Boca Juniors Daniel Angelici, che ha portato l’offerta della Media Partners & Silva Limited. Il progetto si chiama America Champions League, sulla falsa riga della Champions League europea. La spaccatura tra Angelici (rappresentante di tanti club sudamericani) e la Conmebol è sulla ripartizione dei fondi televisivi e non tra i vari club che partecipano alla Libertadores.

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Dalla riforma uscita fuori questo martedì 27 settembre non è stato accennato nulla sulla nuova ripartizione ma il presidente Domìnguez aveva già annunciato un aumento dei fondi a disposizione dei club: “In passato l’obiettivo erano i soldi e i club erano il mezzo – ha dichiarato il presidente della Conmebol – . Nella nuova Conmebol (il paraguayano Dominguez è stato eletto nel gennaio 2016, ndr) abbiamo chiaro che il nostro fine è sviluppare il calcio sudamericano e che il denaro è un mezzo, per questo nel 2016 reinvestiremo il 91% delle entrate nello sport”. Parole non chiarissime, ma un’apertura verso i club più duri verso l’associazione di calcio sudamericana.

Nel voler anticipare le mosse dei club la federazione di calcio sudamericana quindi annuncia la riforma, andando in contro alla necessità di rendere la Coppa Libertadores un prodotto calcistico appetibile e sostenibile per i club del continente. “Per molto tempo i club hanno dovuto scegliere tra il campionato locale e le competizioni continentali (Libertadores e Sudamericana, ndr) e questo pregiudica la qualità delle due competizioni”, ha spiegato Alejandro Domínguez. Ora non resta che vedere se la fame di nuovi introiti da parte dei club sarà placata dalla nuova riforma. L’affacciarsi di grandi colossi televisivi e della vendita dei diritti a livelli più elevati potrebbe essere la chiave di volta per evitare una disintegrazione del torneo per club più affascinante del Sudamerica.

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