Il Milan è una squadra speciale… anche per gli emiliani

Pubblicato il autore: Andrea Malavolti Segui

Ac Milan

Ebbene sì. Sarà un misterioso quid calcistico. Sarà che è uno dei più conosciuti e affermati brand di calcio a livello mondiale. Sarà perché “Il Milan è sempre il Milan e viceversa”, frase attribuita al mai troppo compianto cantautore-chirurgo Enzo Jannacci. Sarà quel che sarà, ma il vostro cronista conosce ad esempio juventini e juventine moderati e sostanzialmente “menefreghisti” ma milanisti agnostici no. Il milanista agnostico semplicemente è una razza che non esiste su questa terra o sotto questo sole, tanto per citare l’Ecclesiaste. Il milanista che non può per ragioni logistiche andare al Meazza non si perde una partita della sua squadra in tv dovesse cascare il mondo. Il Milan può anche perdere dieci partite consecutive ma tu non devi fare l’errore di sfottere il team rossonero davanti al milanista. Finirebbe male. Riteniamo che sia la stessa cosa in lungo e in largo per tutto lo Stivale,ma noi ci siamo concentrati sui supporter rossoneri di Reggio Emilia, Modena e relative province. Cominciamo la nostra mini inchiesta dalla città della Ghirlandina: “Mi chiamo Francesco Vassalli, sono di Modena, ho 55 anni è sono milanista dalla nascita, per eredità paterna. Milanisti si nasce e si muore, come penso accada per tutti i bambini che abbracciano una fede per eredità paterna… ma io ho due difetti: oltre che tifoso fanatico all’italiana sono anche un cultore del bel calcio e ho un’altra fede ereditata dai genitori e mai abbandonata, una fede politica. Così c’è stato un momento nella mia vita in cui mi sono sentito meno milanista o non più milanista. E’ stato quando in Italia si giocava male, a metà degli anni Ottanta, e il calcio italiano mi faceva piangere; il Milan non faceva eccezione ma era una fede. Poi, però, l’ha preso in mano chi sapete voi, e mi è crollato il mondo addosso: senza bel calcio, senza Milan! No, davvero non potevo tenere una squadra posseduta da quello lì. Mi son detto: vabbeh, d’ora in poi solo Modena (all’epoca tra Serie B e Serie C)… Ma dopo una stagione è arrivato Sacchi, e ha portato la rivoluzione nel calcio italiano; il Milan era la squadra più forte d’Europa, e la più bella. Per quell’altra faccenda era sufficiente turarsi il naso, tanto da italiano ero e sono abituato. Il Milan ha salvato quella volta la mia passione calcistica e così ho capito che era la fede giusta: ogni volta che la mia passione fosse stata a rischio in futuro, sapevo che il Diavolo e la mia fede l’avrebbero curata”. Ma perché tifare Milan? Così ci risponde Cristiana Antonietti, project manager presso un’importante azienda specializzata in traduzioni: “Perché è la squadra di mio padre, fan sfegatato numero uno!. Mi ha portato allo stadio e ci pitturavamo strisce rossonere sulle guance ai tempi di Weah, che poi io guardavo la partita perché lui non riusciva e non riesce tutt’ora, mentre giocano lava i piatti, spolvera e ascolta ma non riesce a star davanti alla tv, e io facevo la sua cronista privata…” E ora trasferiamoci in terra reggiana per sentire quello che ha da dire sul tema il funzionario commerciale Stefano Tirelli: “Non ho ereditato la passione milanista da nessun parente. Quando ero un bambino, diciamo dai sei agli otto anni, ero calcisticamente innamorato di Gianni Rivera le cui gesta ammiravo nella tv in bianco e nero, e quando nasce una passione calcistica da piccolo poi te la trascini per tutta la vita. Il mio Milan può anche perdere tutte le partite che vuole ma la mia fede rossonera non viene minimamente scalfita.“ Chiudiamo con il barman Ivan Corsini, residente a Correggio ma originario della località appenninica di Toano: “ Perché tifo Milan? Semplicemente perché mio zio faceva parte della mitica Fossa dei Leoni ai tempi d’oro di Gullit e Van Basten. Ed è davvero una squadra speciale perché la passione per i rossoneri ti entra nel sangue per sempre”.

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