Io sono Buffon, l’eroe che ha salvato la Marsigliese

Pubblicato il autore: Domenico Margiotta Segui

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Ci sono uomini e uomini: quelli che ripetono un gesto fino a farlo diventare quotidiano e comune ai più e, invece, quelli che il gesto lo ripetono una sola volta, seguito poi a ruota da tutti. Ci sono uomini che ad un semplice gesto infondono una carica senza pari, un messaggio di civiltà, uno stile che rasenta la commozione e parla di etica. Quell’uomo, prima ancora che capitano della nostra Nazionale, ieri sera ha strabiliato tutti, in positivo, non per delle prestazioni sul campo, ma un attimo prima: al San Nicola di Bari, mentre risuonavano gli inni nazionali di Francia e Italia, alle prime note della Marsigliese salgono fischi dalle gradinate. In quel momento, l’uomo prima ancora che il capitano, Buffon alza le braccia al cielo per incoraggiare il pubblico accorso ad applaudire (gesto a cui ha fatto seguito quello degli altri azzurri in campo). E, come per magia, i fischi si sono trasformati in applausi. “Un capo è in grado di imporre la sua autorità in un secondo” scrive Le Parisien, “Un’incarnazione della classe oltre ad essere uno dei più grandi portieri della storia, Gianluigi Buffon, con il suo carisma, allunga la sua influenza ben al di là del terreno di gioco”, commenta la Bfm. L’Equipe riporta l’omaggio del presidente della FIFA Gianni Infantino: “Ieri sono rimasto molto impressionato dal fatto che, quando alcuni idioti hanno cominciato a fischiare al momento degli inni, Buffon ha iniziato ad applaudire, la squadra lo ha seguito e poi tutto lo stadio ha applaudito l’inno francese. E’ stata una bellissima vittoria della cultura e della civiltà sull’ignoranza, vorrei complimentarmi con Buffon, un esempio per tutti”.

Gigi Buffon, già molto amato dagli uomini d’oltralpe, da oggi viene etichettato come un eroe francese, dopo aver salvato a Bari l’inno della Marsigliese dall’ignoranza e dalla barbarie. “Immenso capitano”, “incarnazione della classe” ecco solo alcuni degli epiteti con cui oggi la stampa francese glorifica il nostro portierone, la sua umanità e la sua coscienza, il cuore di un grande uomo. Lo stesso uomo che poi, alla conclusione degli inni nazionali, col microfono in mano ha detto alcune parole di omaggio alle 291 vittime del sisma che ha colpito l’Italia lo scorso 24 agosto. Un applauso chiesto a cui tutto lo stadio ha risposto, un attimo e il San Nicola si è colorato di un arcobaleno di mani che battevano l’una sull’altra, come un grosso cuore che unisce tutti, palpitava senza alcuna distinzione, univa tutti in un ritmo tribale, ancestrale, profondamente ed unicamente umano. Un pensiero alla vignetta del giornale satirico parigino Charlie Hebdo, riguardo al sisma che ha colpito il nostro Paese una settimana fa, in cui il vignettista Felix ritrae persone sepolte come strati di lasagne. La satira è lecita, e su questo non ci piove, ma la differenza non la fanno i proclami ma i dettagli: se ci avete sepolto sotto strati di lasagne, noi vi seppelliamo sotto applausi scroscianti. E’ solo una questione di stile. Allora, verrebbe da dire in questo momento, Io sono Buffon, caro il mio Charlie.

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