Juventus, 3 settembre 1989: 27 anni senza Gaetano Scirea

Pubblicato il autore: Francesco Ippolito Segui

scirea
Domenica 3 settembre 1989: una maledetta domenica di fine estate. Quel giorno Gaetano Scirea era in Polonia, per visionare il Gornik Zabrze, avversario della sua Juventus in Coppa UEFA: da un anno l’ex difensore bianconero era entrato nello staff come vice del suo grande amico Dino Zoff. A Babsk, Scirea fu vittima di un tragico incidente stradale, nel quale perirono anche l’autista ed un interprete che viaggiavano assieme a lui. A dare la notizia della sua morte fu Sandro Ciotti in diretta alla Domenica Sportiva, definendolo come “non soltanto un campione di sport, ma anche di civiltà“.

Due giorni dopo Gianni Mura dopo scrisse su La Repubblica che Scirea è stato un campione di rara signorilità: un dono, un’educazione, una vocazione forse. Era come stesse in disparte anche quando era al centro dell’attenzione. Giocarci contro era capire cos’è la lealtà“, aggiungendo inoltre come Scirea amasse parlare di suo padre: “mi ha insegnato il valore del sacrificio. Pochi soldi, ma la dignità per essere felici“. Grandi parole per un grande campione, la cui carriera parla per lui.

LA CARRIERA – Cresciuto come terzino nelle giovanili dell’Atalanta, ben presto si adattò alla posizione di libero, nella quale poi divenne uno dei maggiori interpreti della storia del calcio mondiale. Nel 1974 passò alla Juventus per sostituire Sandro Salvatore, prossimo al ritiro. Ben presto il leggendario numero 6 bianconero diventò uno degli uomini simbolo della storia della Juventus, vincendo trofei su trofei: 7 campionati, 2 Coppe Italia, 1 Coppa UEFA, 1 Coppa delle Coppe, 1 Supercoppa UEFA, 1 Coppa dei Campioni ed 1 Coppa Intercontinentale, oltreché il Mondiale di Spagna ’82. Fu il primo calciatore (assieme a Cabrini) a vincere tutte le competizioni UEFA per club. Grandissima icona di correttezza, lealtà e signorilità: una rarissima caratteristica per un difensore che in Italia manca da allora, se non per qualche eccezione come Javier Zanetti. Appese gli scarpini al chiodo nel 1988, dopo 552 partite in maglia bianconera, segnando un record di presenze battuto anni dopo da un altro campione, Alessandro Del Piero. Nonostante l’enorme quantità di partite disputate, Gaetano Scirea nel corso della sua inestimabile carriera non venne mai espulso.

ANEDDOTI – Nel 1975 la Juventus festeggiò in discoteca il campionato appena vinto. All’alba Scirea cercò i giornali, ma ci rinunciò subito, perché l’edicola era alla fermata del tram: “ero vestito da sera e gli operai andavano a lavorare“. I suoceri gli regalarono una BMW 530, ma Scirea la rese subito: “la Juve è Fiat“. Sul finire della sua carriera, la Roma gli offrì un contratto da 2 miliardi ed un futuro da dirigente. Sua moglie Mariella insistette, ma Scirea disse: “dopo una vita da juventino? No“. Appese le scarpette al chiodo, intraprese la carriera da tecnico, arrivando con due ore di anticipo alla sua prima giornata al corso allenatori di Coverciano, dicendo a Bearzot: “sono più emozionato che al Bernabeu“.

LE INIZIATIVE – Dopo la sua scomparsa vennero intitolati vari tornei giovanili e premi fair-play alla memoria di Scirea, uno su tutti la Coppa Gaetano Scirea (della categoria Allievi) ed il Premio Nazionale Carriera Esemplare “Gaetano Scirea”, assegnato a chi si contraddistingue nel campo per lealtà e correttezza sportiva. Nel 2011 il gruppo degli Stadio ha scritto la canzone Gaetano e Giacinto, dedicata a Scirea ed a Giacinto Facchetti, altro campione di correttezza e fair-play. Nel 2012 il Comune di Torino gli ha intitolato il Corso Gaetano Scirea che porta allo Juventus Stadium.

IL RICORDO DELLA JUVENTUS – E quest’oggi, a 27 anni esatti dalla scomparsa di Scirea, la Juventus sul proprio sito ha ricordato così il campione originario di Cernusco sul Naviglio: “ci sono giorni che segnano indelebilmente la memoria di qualsiasi appassionato di sport. Da un lato ci sono le date delle grandi vittorie, dei momenti più esaltanti. Dall’altro, purtroppo, ci sono quei giorni in cui senti che hai perso qualcosa. E continui a sentirlo, anche a distanza di 27 anni. È proprio ciò che accade a qualsiasi tifoso bianconero quando pensa alla scomparsa di Gaetano Scirea, che se ne andava esattamente il 3 settembre 1989. Sono passate quasi tre decadi, ma la sensazione di mancanza profonda è viva, come se fosse successo un mese fa. Quel giorno il calcio italiano perse un Campione del Mondo, lo sport uno dei suoi rappresentanti più illustri, e tutti noi, soprattutto, perdemmo un grande uomo. Calciatore dalla classe infinita e dai modi forti e gentili allo stesso tempo, Scirea era diventato quasi naturalmente un esempio di correttezza, di valori sani legati allo sport. Da quel giorno siamo tutti un po’ più soli, Gai, ma una cosa è certa. Il popolo bianconero, che oggi si stringe attorno a Mariella e Riccardo, non ti dimentica e non ti dimenticherà mai“.

Ventisette anni fa ci lasciava Gaetano Scirea. Non se ne andava solamente un grande calciatore, bensì un grande uomo, un ragazzo esemplare che ha vinto tutto quanto quello che c’era da vincere senza mai perdere la sua umanità. Un campione dentro, ma soprattutto fuori dal campo. Ciao Gaetano.

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