Pisa, Gattuso: “Chi non lotta lo attacco al muro”

Pubblicato il autore: Al Rey Segui

Pisa, Gattuso: «Chi non lotta lo attacco al muro»

Gattuso vuole il bene della squadra e ne ha per tutti: «Chiamate Clint Eastwood e ditegli di fare un film sulla storia del Pisa»

Gennaro Gattuso vorrebbe solamente fare l’allenatore, ma è chiamato tutti i giorni ad avere a che fare con problemi societari degni di un film. «Chiamate Clint Eastwood e ditegli di fare un film perché un maestro del suo genio sulla storia del Pisa ci farebbe un film di sport come Invictus», esordisce Ringhio in un articolo pubblicato sull’edizione odierna del Corriere dello Sport. Gennaro Gattuso è convinto che se Petroni non fosse agli arresti domiciliari una soluzione sarebbe stata già trovata; l’amministratore unico del Pisa è diventato il figlio diciannovenne Lorenzo Petroni che deve prendere qualunque decisione dopo essersi consultato con il padre. Una situazione che ha del surreale e che per fortuna vede l’intera città e le istituzioni più importanti alleate con l’Ac Pisa 1909 guidato da Gennaro Gattuso e protetto da migliaia di tifosi. La situazione del Pisa non ha bisogno di essere commentata ulteriormente, secondo l’allenatore le vicende che hanno portato Fabrizio Lucchesi e Fabio Petroni e a dividere le loro strade l’anno scorso sono culminate fino all’interessamento del fondo di Dubai.

Il clamoroso retromarcia dei Petroni: «Devono dire la verità»

Dopo aver creato una serie infinita di problematiche, sembrava che il versamento di una caparra fosse l’ultimo ostacolo che impedisse alla famiglia Petroni di vendere la società. Dopo che è stata versata questa caparra dal fondo finanziario rappresentato da Fabio Dana il commento di Gennaro Gattuso è stato molto chiaro, lasciando intendere che sotto ci sia qualcosa di poco chiaro: «L’azienda deve dire la verità, deve mantenere fede agli impegni, deve essere credibile. Io lo chiamo stare in trincea questo modo di essere e non si può mai, sottolineo mai, tradire la fiducia dei tifosi. Tutto quello che noi stiamo facendo, lo facciamo per Pisa». Ringhio vive malissimo questa situazione che gli ha fatto perdere il sonno: «Penso e ripenso al campo, ai giocatori, ai tifosi, a tutto quanto abbiamo attorno. Avverto la responsabilità verso la città. La preoccupazione è grande: esiste il rischio che la situazione precipiti».

Gattuso ha perfettamente ragione, perché la tifoseria pisana ha già organizzato proteste clamorose che hanno paralizzato l’intera città e impedito di disputare delle partite. Una delle cose che danno più fastidio al mister nerazzurro è l’impossibilità di giocare allo stadio Arena Garibaldi perché l’attuale società non ha ancora firmato l’accordo per iniziare i lavori: «Ma lo sai che da tre mesi ancora nessuno della proprietà ha firmato l’accordo con il Comune per i lavori all’Arena Garibaldi? Tre mesi, capisci? E sai anche che questa proprietà rischia di perdere 2 milioni di incassi al botteghino? Dico 2 milioni perché se lo stadio fosse a norma, ad ogni partita in casa ci sarebbero dai 10 mila ai 15 mila paganti. Ma come si fa, come si fa?».

Tanti stipendi arretrati, ma la squadra rimane unita

Con questa crisi preoccupante in corso, nello spogliatoio Gattuso sentiva parlare di cose che non gli piacevano per niente, come contratti in scadenza e stipendi non pagati: «Nello spogliatoio sentivo solo parlare di contratti, di soldi che non arrivavano, stipendi in arretrato, si parlava poco del campo. Allora, ho detto ad alta voce: mi sono rotto le scatole. Che senso ha che io rimanga qui. Io sono qui per i pisani e per voi, i miei giocatori. Sul campo si vince e si perde, ma conta solo quanto e come ci battiamo. Lo dobbiamo alla gente di Pisa. Hanno capito, hanno cambiato marcia. Sono un gruppo di lottatori. Chi non lotta io l’attacco al muro: qui non c’è questo rischio».

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