Preziosi, Sousa, Montella e la cultura del sospetto

Pubblicato il autore: Nello Simonetti Segui

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La cultura del sospetto e le solite abitudini che fanno da cornice al nostro campionato. Due turni (quello infrasettimanale e quello che si concluderà stasera con i due posticipi del lunedì) infuocati con gli arbitri al centro dell’attenzione per evidenti errori commessi nelle gare da loro dirette ed ecco che, puntualmente, si torna a parlare d cultura del sospetto. Lo ha fatto in maniera esplicita Vincenzo Montella, a caldo, al termine della contestata direzione di Orsato, reo di aver negato ai rossoneri un calcio di rigore per un fallo (in realtà fuori area) di Tomovic su Luiz Adriano, replicando a Paulo Sousa che aveva parlato di “esposizione mediatica” diversa tra le due squadre. Nel pomeriggio, ci aveva pensato il presidente del Genoa Enrico Preziosi ad accendere la miccia, sparando a zero su Irrati, invitato più o meno platealmente a cambiare mestiere dopo gli evidenti errori che hanno penalizzato la squadra di Juric contro il Pescara. Il numero 1 genoano, che solo tre giorni prima dispensava lezioni di fair play sulla necessità da parte dei tesserati di rispettare le decisioni arbitrali, allorquando il tecnico del Napoli Maurizio Sarri (sempre in tema di cultura del sospetto), aveva invitato De Laurentiis a farsi sentire nelle sedi opportune per tutelare gli azzurri vittime a loro volta, proprio contro il Genoa, di altrettanto evidenti sviste arbitrali, ha sbottato di brutto davanti ai microfoni. Insomma, un bel calderone all’italiana, in cui sono inciampati in molti, qualcuno (vedi Preziosi) nella duplice veste di vittima e carnefice, all’interno di un gioco perverso nel quale la cultura del sospetto è sempre la protagonista assoluta.
Accettare le decisioni arbitrali è da sempre esercizio oltremodo complicato nel calcio italiano. Quella della cultura del sospetto è una trappola in cui finiscono per cadere un po’ tutti, anche quelli che provengono da altre culture calcistiche apparentemente lontane da queste concezioni. Gli arbitri hanno sempre sbagliato, sbagliano e continueranno a farlo – speriamo il meno possibile -, ma è l’atteggiamento rispetto ad un evento fisiologico come l’errore del direttore di gara a pesare in un torneo come il nostro. Accettare serenamente il torto, sapendo che un domani si potrà beneficiare di un eventuale errore è molto lontano dal modo di pensare di molti presidenti e allenatori. Quello di Preziosi è l’esempio più eclatante di chi solo quattro giorni prima era riuscito a strappare un punto al Napoli grazie alla complicità di un arbitro (Damato di Barletta) che aveva negato ben due rigori agli azzurri. Il presidente genoano aveva persino pensato bene di dare lezioni di stile al furioso Sarri, dimenticandosene poi, a brevissima distanza, quando a subire i torti è stata la sua squadra. Insomma, la cultura del sospetto è ancora ben lungi dall’essere debellata, ma ciò che è peggio, è il vederla ritornare sempre in occasioni in cui, il personaggio che si lamenta, ha precedentemente taciuto rispetto a “favori” ricevuti in passato (nel caso di Preziosi nemmeno troppo lontano da poter essere dimenticato), perché quando il torto porta punti, guai ad alimentarla. La cultura del sospetto torna utile solo a chi non ha argomenti migliori…

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