Apologia della pausa per le nazionali

Pubblicato il autore: Marco Roberti Segui

isl
È forse il momento meno indicato per fare un’apologia delle nazionali. Siamo reduci da un dì di festa senza festa(anche se in orari sempre meno canonici). Il tanto bramato giorno festivo è arrivato senza che si udissero schiamazzi, sollazzi o sfuriate ed è stato seguito dal giorno volgare che ha calato il sipario; e più di lui non si ragiona. E senza neanche voler scomodare il buon Giacomo Leopardi, ad attirare gli strali degli oppositori della pausa per le nazionali basterebbe la loro fede(in questo caso rossonera o partenopea) per una squadra che si ritroverà alla ripresa degli allenamenti priva di alcuni pezzi, anche di peso, che alla causa nazionale hanno sacrificato tendini e ginocchi in giro per il globo. Non è il momento più adatto per scrivere un’apologia a favore della sosta per le nazionali che è attaccata da tutte le parti e per molti motivi. Ecco quali, ed ecco una breve apologia. Perché senza nazionali, saremmo molto più tristi

Le partite delle nazionali sono poco spettacolari

Andare a Skopje, in Macedonia, per giocarsi la qualificazione certo non solletica il palato come entrare al Santiago Berbabeu o, per rimanere in casa nostra, a San Siro davanti a decine di migliaia di tifosi(anche se come si è visto le partite più semplici non sono scontate). Vedere uno scontro tra Barcellona e Manchester City è sicuramente più glamour e spettacolare che gustarsi la sfida tra il falegname delle Far Oer e il dentista del Lichtenstein. Però poi quando l’Islanda arriva agli Europei e tra l’incredulità del popolino arriva addirittura ai quarti di finale, si sale festanti sul carro della commozione generale, lodando il ct, la lungimiranza della federazione e innalzando inni al dio calcio che ha permesso di raccontare questa bella favola. Ma le favole sono ancor più belle se raccontate dall’inizio e se vengono vissute per l’intero svolgimento. La lungimiranza della federazione si vede nel percorso che l’ha portata al grande appuntamento, la tempra della squadra che viene ammirata di vede nelle qualificazioni. Ogni nazionale minore che sale alla ribalta ha la sua storia; e scoprirla troppo tardi perché si aborriscono le pause per le nazionali è errore mortale.

I giocatori tornano stanchi o infortunati

Il tema è di costante discussione e continuerà ad accendere sempre più gli animi, soprattutto dopo quest’ultima tornata di qualificazioni. Un grande problema sono sempre i giocatori che affrontano trasvolate oceaniche per presentarsi in Sud America o in altre parti del globo. Tornare il giovedì o il venerdì e smaltire in poche ore il jet-lag non è semplice certo, ma molti esempi dimostrano come un professionista esemplare sappia recuperare le forze ed essere abile, arruolabile e pure decisivo. Per quanto riguarda gli infortuni, per quanto spiacevoli possano essere, non è certo a causa delle partite delle nazionali. Un infortunio muscolare può nascondere a volte una preparazione poco accurata, mentre un infortunio traumatico è un’eventualità che bisogna tenere sempre in considerazione, anche quando si gioca con il proprio club.

La pausa per le nazionali ferma i campionati

Schiere di persone in preda a una gran nebbia di tedio di fronte a un pranzo senza un’intrecciarsi frenetico di partite tra serie A, Liga spagnola, Premier League e Ligue One. Individui colti dal male di vivere senza l’appassionante posticipo del lunedì o senza la kierkegaardiana scelta tra le 8 partite di Champions League il martedì e il mercoledì e le addirittura 24 di Europa League il giovedì. Il calcio dev’essere prima di tutto un piacere. Avere partite tutti i giorni da guardare, analizzare e sviscerare alla lunga comporta nausea. E se non è stancante, porta all’assuefazione, il che è molto peggio. Da svago da dosare con cura il calcio è diventato intrattenimento dozzinale. La pausa per le nazionali è indispensabile. Fa tornare genuino interesse per il campionato e porta in un’altra dimensione calcistica. Dove non ci dovrebbero essere divisioni, dove da portare in alto c’è, trasversalmente, l’onore della nazione che si rappresenta e che quella maglia dovrebbe unire. Per una domenica tutti insieme per cantare a favore dell’Italia: è la magia del calcio e della nazionale. Una dimensione calcistica non dominata da soliti giri di mazzette o procuratori: al netto delle possibili nazionalizzazioni di oriundi, la tua nazionale ce l’hai cucita addosso come una seconda pelle. Vedere Bale, ben foraggiato dal Real Madrid, che predica spesso nel deserto con il Galles, gratuitamente, ma con una forza e una voglia incredibili, è emozionante perché si capisce l’attaccamento che un giocatore può avere ai colori della sua nazione.
Nel tritacarne mediatico attuale, nel vorticoso circolo di appuntamenti calcistici che soffoca, per queste ragioni viva la pausa, viva le nazionali!

  •   
  •  
  •  
  •