Basta alibi, impariamo dai bianconeri..

Pubblicato il autore: Francesco Mafera Segui

Già ben strutturati e ad altissimo livello dal punto di vista tecnico tattico, i bianconeri di mister Allegri sono anche una squadra dall’identità molto forte e definita che continua a impartire lezioni di mentalità a tanti

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La Roma sciupona del finale contro l’Austria Vienna ci ha dimostrato una volta di più in che cosa consiste realmente la differenza tra la Juventus e il resto del campionato. Non esistono più alibi ne attenuanti per nessuno nel confronto a distanza con la Juventus. È una questione di sportività e onestà intellettuale: non si può più non ammettere che i bianconeri hanno obiettivamente una marcia in più rispetto alle altre squadre del nostro campionato a prescindere dalla presunta compiacenza dei direttori di gara che molti, troppi riconoscono come l’unica ragione di questa superiorità. La forza della Juventus è ormai sotto gli occhi di tutti e questa condotta antisportiva da tifoso medio e oramai oltremodo fuori luogo. Lo conferma soprattutto il fatto che la Juventus sia diventata da almeno un paio di anni, anche una delle assolute protagoniste della scena internazionale. Le ultime due stagioni europee hanno infatti evidenziato un processo continuo di crescita per la vecchia signora che nel 2015 ci ha regalato una finale di Champions League contro il Barcellona e un ottavo entusiasmante lo scorso anno contro i colossi del Bayern Monaco in cui anche con una squadra a mezzo servizio, nonostante una rete ingiustamente annullata e un gol irregolare dei tedeschi nella partita di andata, ha comunque dimostrato tutta la sua competitività ai massimi livelli andando a pochissimi centimetri da una impresa che sarebbe stata epica. La 3 giorni di coppe europee ha rafforzato questa convinzione e fornito interessanti spunti di riflessione per un riscontro oramai inequivocabile sullo spessore dei bianconeri.
La Juventus è un passo avanti a tutte le altre concorrenti italiane, e non soltanto dal punto di vista tecnico. Limitarsi ostinatamente a giustificare la superiorità dei bianconeri parlando esclusivamente di presunte direzioni arbitrali discutibili, è fin troppo riduttivo e non fa altro che allargare ancor di più questo divario già ragionevolmente incolmabile nel breve periodo. E’ finto il tempo delle scusanti e del vittimismo di convenienza. Se facciamo un comparazione tra la sfide di Lione di martedì scorso e quella di ieri all’olimpico tra Roma e Austria Vienna, salta subito all’occhio un fatto molto evidente che va a tradursi immediatamente in un’osservazione tangibile e oggettivamente valida: la concentrazione e la concretezza dei bianconeri è sconosciuta al resto delle squadre di Serie A.
Una squadra resiliente che incarna perfettamente il proprio motto “fino alla fine” e che sembra non conoscere mai veri e propri cali di tensione. In terra transalpina la Juventus ha mostrato carattere e grande compattezza anche nel momento in cui quasi per chiunque sarebbe stato piu semplice lasciarsi andare. Ha saputo soffrire e non ha mai rinunciato ad attaccare, neanche dopo essere rimasta in inferiorità numerica prima di rendersi mortifera con una sana dose di esperienza nel momento migliore degli avversari. Tutta questa serie di fattori fanno parte di una mentalità vincente e simili qualità nel resto delle squadre che militano nel nostro campionato sinceramente non se ne intravedono. Soprattutto nella Roma, che eccelle sotto il profilo tecnico ma che molto spesso non riesce a portare a casa partite già vinte. Era già successo a Cagliari lo scorso mese, e accaduto anche ieri contro l’Austria Vienna all’Olimpico.
Sul 3-1 a 10 minuti dal termine i giallorossi vivono 2 minuti di assoluto blackout che gli costano quei 2 punti in più utili a blindare in anticipo la qualificazione ai sedicesimi di Europa League. Una rimonta che brucia e che può servire da insegnamento per il futuro. E’ vero, il nostro calcio forse ha più che altro bisogno di predisporsi al bel gioco, con meno tatticismi e di essere spregiudicatamente votato all’offensività ma, quando si vuole vincere per confermarsi nel lungo periodo, serve anche altro, serve saper giocare sporco senza trascurare quei “piccoli” dettagli che, però, spesso e volentieri possono fare la differenza..

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