Bomber si nasce: Edoardo Soleri

Pubblicato il autore: Michele Santoro Segui

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Bomber si nasce: Edoardo Soleri – Era l’estate del 1997 quando, per le radio e televisioni italiane (il web ancora era nella sua fase embrionale), spopolava il motivetto: “Voglio andare a casa (la casa dov’è?)la casa è dove posso stare in pace…”; il titolo della “hit” era “Questa è la mia casa”, rimase nella Top Ten delle classifiche italiane per 21 settimane, ed a cantarla era Jovanotti. Una canzone in cui, a dispetto della melodia e del ritornello quasi banali, si parlava di senso di smarrimento, voglia di ritrovare una nuova dimensione personale e di navigare verso nuovi luoghi, in cui si sarebbe potuto finalmente ritrovare la pace perduta e sentirsi a casa. Forse questa è la stessa sensazione che provano molti bambini a causa dei lavori di mamma o papà; costretti ad abbandonare cari, affetti, scuole; costretti a ricostruirsi nuove vite in nuove città. In questi casi avere una passione, come per esempio il calcio, può aiutare ad ambientarsi, a trovare nuove amicizie, a sentirsi a casa, per l’appunto. È quello che è successo ad una stellina del nostro calcio, che comincia ora a muovere i primi passi nella Primavera della Roma, e di cui continueremo a sentir parlare per molto tempo, Edoardo Soleri.

Edo nasce a Roma il 19 ottobre del 1997, quando ancora impazza la hit, ma a soli tre mesi di vita segue il papà, dirigente Telecom, a Buenos Aires. Qui nella terra di Maradona e Messi capisce che il calcio è linguaggio universale, capisce che vuole fare di questo gioco il suo lavoro. Neanche il tempo di padroneggiare dribbling e castellano, che si rifanno le valigie: è il 2001, papà Soleri e famiglia volano in Brasile, a San Paolo. Altro Paese, altra cultura, altra visione del calcio, ma al piccolo Edoardo non interessa, la palla è tonda ad ogni latitudine, e per adesso, è ancora solo divertimento. Si iscrive alla scuola calcio “Jockey Club”, al centro della città, e sotto la supervisione dei maestri brasiliani, comincia a sviluppare piedi buoni e visione di gioco. Nel 2005 finalmente si ritorna in Italia, si ritorna a Roma. Anche nella sua città, per i primi tempi, Edoardo si sente un estraneo, e cosa può aiutarlo se non il pallone. Si iscrive alla S.S.D. Futbol club, società di calcio nei pressi della zona Tor di Quinto. Qui fa tutta la trafila, imparando i fondamentali, la tattica, i movimenti, apprendendoli dai migliori maestri al mondo, quelli italiani. Sotto la cura di mister Marco Mei prima, e di mister Roberto Baronio poi, impara ad essere un centrocampista duttile, capace di impartire i tempi e, all’occorrenza di spezzare il gioco. Nel torneo “Beppe Viola”, destinato alla categoria “Giovanissimi regionali Elite”, stagione 2011-12, Edoardo spicca il volo: gioca le partite col piglio del veterano e regala la finale, poi vinta, alla sua squadra con una doppietta alla Viterbese. Queste prestazioni gli valgono nel 2012 la chiamata della Roma. Bruno Conti, responsabile del settore giovanile, e Roberto Muzzi, allenatore degli Allievi nazionali giallorossi, vedono in lui grandi potenzialità, tecniche e fisiche, che hanno bisogno di essere affinate. L’inizio infatti è in sordina: Soleri passa i primi mesi della stagione 2013-14 in panchina, facendo solo alcune comparse a partite già iniziate. Un’intuizione di mister Muzzi lo fa esplodere: da centrocampista centrale a prima punta. Gli allievi giocano a due in mezzo, per lui in quella zona di campo, non c’è posto.

La sua mole e la bravura a lavorare di fisico, “suggeriscono” a Muzzi di schierarlo in attacco. Soleri sfrutta i suoi 194 cm per sgomitare con i difensori avversari, tener palla e far salire i compagni; usa la sua grande tecnica, retaggio del suo passato sud americano, per saltare l’uomo e servire in profondità i collegi d’attacco; in poco tempo diventa perfetto per gli schemi dei giovani capitolini. Inoltre segna 7 gol, in 13 partite. Un attaccante in grado di segnare, ma anche di fare il lavoro sporco per gli inserimenti da dietro. Queste prestazioni eccellenti gli aprono le porte della Primavera di Alberto De Rossi, con la quale, in due anni, vince un campionato e fa bellissima figura in Youth League. Come Jovanotti nella canzone, alla fine, anche questo ragazzone gira mondo, sembra aver trovato la sua casa.

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