Elisabet Spina e le altre: quando il calcio parla al femminile

Pubblicato il autore: Eleonora Belfiore Segui

calcio_femminileDonne e calcio, il nuovo binomio vincente. Non più una domanda  da porre all’esperto, ma una certezza. Sempre più donne si stanno avvicinando al mondo del calcio, poco importa se come semplici tifose, come sportive o manager di successo. Qualcosa sta finalmente cambiando.
Restando a casa nostra, è balzata recentemente alle cronache Elisabet Spina, classe e grinta da vendere.
Elisabet Spina è  la prima allenatrice professionista abilitata con il massimo dei voti al corso Uefa A che garantisce non solo di ottenere, terminato l’iter, il patentino per guidare le giovanili e le prime squadre fino alla Lega Pro, ma anche  di essere tesserati come tecnici in seconda nel campionati di A e B.
Mamma svedese, papà italiano e fratello calciatore, dopo una carriera da giocatrice, prima alla Reggiana e poi alla Fiorentina, Elisabet Spina ha deciso di fare il salto di qualità e adesso è responsabile del Centro Tecnico giovanile Milan di Capezzano, in provincia di Lucca. Malgrado la giovane età,  ha già un lungo curriculum alle spalle. Una piccola curiosità: al corso, Spina si è dimostrata più brava di altri illustri colleghi maschi come Iaquinta e Bazzani, tanto per citare alcuni nomi famosi. Ma non c’era da aspettarsi niente di meno da una sportiva così ambiziosa e capace.
Prima di lei, ricordiamo Carolina Morace, pioniera delle allenatrici di squadre maschili, scelta da Luciano Gaucci nel lontano 1999 per allenare la Viterbese. Allora i tempi non erano maturi e, sfortunatamente, la sua carriera durò solo due partite a causa dei ripetuti scontri con il presidente e per l’ostilità di certa parte dello show-business.

elisabet                                                                                                                                                                                                           Elisabet Spina

La notizia dei recenti traguardi di Elisabet  Spina ha conquistato le pagine di molti giornali perché appare ancora inusuale che una donna possa ricoprire ruoli di primo piano nel mondo dello sport, specialmente quello declinato prevalentemente al “maschile”, e pone le basi per un’analisi di più ampio respiro. Statistiche alla mano, pare che moltissime nostre connazionali siano ormai pronte ad affermare senza remore di amare il calcio e di seguire con regolarità  ed accanimento le partite, al pari dei loro compagni, padri, fratelli e amici. Molte altre sostengono di seguire sporadicamente la propria squadra del cuore, ma di seguire con interesse i tornei internazionali…e non solo per i calciatori!
Dati, questi, che tingono  di rosa un mondo tradizionalmente riservato al sesso maschile.
Storie di donne e di calcio; potrebbe essere il titolo di un romanzo volto a sfatare i soliti inutili luoghi comuni. E’ esemplare, in questo senso, la storia di Laura Paoletti, team manager proprio di una squadra italiana di serie A.
Elisabet, Carolina, Paola, ma non solo…. accanto alle giornaliste sportive, alle calciatrici  o alle donne in “carriera”, ad appassionarsi allo sport “più bello del mondo” sono anche le “insospettabili”: le casalinghe, le mamme, le insegnanti e persino le nonne d’Italia! Le donne normali, quelle della porta accanto, tanto per intenderci. Ma questi dati sono sopratutto il segnale spia di una trasformazione sociale e culturale molto più complessa.
Lontano dai campi di gioco c’è dunque un’altra partita, ben più importante, che le donne stanno giocando. È quella che le vede impegnate a conquistare posizioni ai vertici dalla società, in cerca di un riscatto che non può più attendere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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