Gigi Simoni in esclusiva su fcinter1908: “De Boer deve essere meno poeta”

Pubblicato il autore: Christian Vannozzi Segui

 

gigi simoniEntra in scena anche Gigi Simoni, ex allenatore dell’Inter che ha sfiorato lo scudetto, che parla di De Boer e del possibile ritorno di Moratti alla guida dell’Inter dai microfoni di fcinter1908.it, dove spiega come nonostante gli ottimi acquisti effettuati dal gruppo Suning l’Inter non sia ancora squadra a causa del cambio improvviso ad agosto inoltrato dell’allenatore.

“Che manca in maniera evidente in questo momento è una buona squadra. Ha fatto questi ultimi acquisti, giocatori forti. Però secondo me fare questo cambio è stato imprudente. Cambiare Mancini, che conosce il calcio in Italia, per un bravo allenatore, sicuro, che però è olandese. Con tutto rispetto. E’ una cosa diversa. Un modo di confrontarsi sul lavoro diverso. Nonostante sia bravo avrà bisogno di più tempo per riuscire a entrare nella squadra. Più tempo di un Mancini o di un altro allenatore che conosce il calcio italiano”.

Il tecnico che ha allenato campioni del calibro di Ronaldo, Zamorano, Recoba, Djorkaeff, Simeone e Zanetti, consiglia a De Boer, che considera un ottimo tecnico ma che deve imparare tanto sul calcio italiano, di essere meno poeta e un po più pratico, perché va bene il gioco, che effettivamente c’è, ma mancano i risultati, che sono quelli che poi vogliono esclusivamente in Italia.

“Prima di tutto di essere meno poeta, nel senso che nel gioco del calcio italiano è molto importante e fondamentale non giocare bene, ma vincere. Diciamo tutti oltre che far giocare bene la squadra il risultato più grande è la determinazione che si mette nella ricerca di raggiungere il risultato. All’estero questo modo di pensare è diverso. Hanno meno questa cosa della vittoria. Qui quando hai vinto hai fatto bene, quando perdi hai giocato male. Magari hai fatto una grande partita. Ha già detto un paio di volte che hanno giocato bene. Ma qui da noi giocare bene se perdi conta poco. L’unico problema è quello. Se è intelligente come credo che sia dovrà rendersi conto di questo pian piano. Non succede in un giorno”. 

 

Su Kondogbia non ha parole tenere, e afferma di non essere mai stato un suo estimatore nonostante la stampa prima dell’arrivo all’Inter lo abbia sempre esaltato.

“Ho sempre letto degli appellativi importanti e che giocava bene. Devo dire la verità non mi è mai piaciuto molto. Non mi ha mai convinto totalmente. Il giocatore è bravo, ma è un po’ assente dal gioco. La colpa che gli ha dato de Boer quando l’ha tolto nel primo tempo penso sia quella: non ha partecipato tanto al gioco e all’azione. Forse gli aveva chiesto di applicare qualche soluzione di gioco e non l’ha fatto, è stato un po’ altezzoso questo tirarlo fuori nel primo tempo. Mi è capitato una volta nella vita di togliere un giocatore così. Silvestre, che era un terzino che avevamo comprato in Inghilterra. Era un giocatore giovane. Quando giocammo a Torino contro la Juventus questo ragazzo marcava Di Livio e gli avevo spiegato che questo Di Livio era un dribblatore, rapido e che bisognava cercare di non fargli arrivare la palla. Perché se la prendeva non te la faceva più vedere. Lui invece lo lasciava giocare, dopo mezz’ora l’ho tolto. In un anno però. Lui invece l’ha tolto dopo due partite per lanciare un messaggio: se non fai quello che dico io non si gioca”. 

In ultimo non poteva mancare una domanda sul possibile ritorno di colui che rappresenta la storia dell’Inter, il presidente più vincente, l’eroe del triplete, Massimo Moratti che tutti i tifosi vorrebbero nuovamente al timone.
“Moratti fa la parte del giocatore importante di una squadra. Se in una squadra di calcio hai già Ronaldo e Moratti, hai già due giocatori importanti che ti aiutano a vincere. Moratti va via e chi viene? Non si è ancora capito bene chi è il presidente, se avrà la pazienza, l’affetto e la passione che ci metteva Moratti. Fui esonerato il giorno in cui mi premiarono come migliore allenatore dell’anno, quindi potrei anche parlarne male. Impossibile parlarne male. Aveva una passione tale per cui se perdevi soffriva come te , se vincevi gioiva come te, se avevi bisogno andavi da lui e ti aiutava. Insomma, il suo allontanamento dall’Inter ha portato disagio nella squadra. I giocatori li conosco, so bene che con lui avevano vantaggi totali nell’andare a chiedere un consiglio, un parere. Se lui ritornasse sarebbe una cosa molto bella. Un ritorno all’antico importante. Speriamo. Le nuove proprietà? Vengono qui perché sono tifosi dell’Inter? Non credo. Vengono perché c’è un interesse di mezzo. Prima di guadagnarsi l’affetto della gente si fa in tempo a perdere 3-4 campionati”. 
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