Giovanni Malagò guarda in casa Juve per il Pallone d’oro

Pubblicato il autore: Masi Vittorio Segui

5df541b808d9dd2718a09503683d0ffe_39107_immagine_ts673_400Giovanni Malagò. Il Presidente del CONI ha espresso la sua preferenza per Gianluigi Buffon per il Pallone d’oro. Solo una volta l’ambito trofeo continentale è stato attribuito ad un portiere. Accadde nel 1963, e a vincerlo fu il russo Lev Yashin

Da poche ore è stato diramato un primo elenco di 10 giocatori candidati al prossimo Pallone d’oro. Oltre agli ormai “classici nomi” come Cristiano Ronaldo, il favoritissimo, Sergio Aguero o ancora Gareth Bale, questa volta compare anche il nome di Gianluigi Buffon, che con ogni probabilità rimarrà l’unico portiere anche nella lista completa. Assieme a lui anche altri due giocatori juventini, Gonzalo Higuain e Paulo Dybala, ma essendo entrambi attaccanti, la loro candidatura appare più “naturale”. Difatti, nella storia del trofeo di France Football, solamente una volta il Pallone d’oro è andato ad un portiere. Stiamo parlando del russo Lev Yashin, che nel 1963 si portò a casa il trofeo continentale. Difatti, da quel momento in poi è stato alzato quasi solo da attaccanti, basti pensare, in epoca recente, a Lionel Messi e al già citato Cristiano Ronaldo.

L’AUGURIO DEL PRESIDENTE DEL C.O.N.I MALAGO’
Proprio la candidatura del portiere juventino è stata sottolineata da Giovanni Malagò, che si augura possa aggiudicarsi il riconoscimento: “Il Pallone d’Oro a Buffon? Speriamo, sarebbe una cosa bellissima per lui e per il calcio italiano. Magari per qualche mancanza di riconoscimenti in passato. Faccio veramente un tifo speciale per lui“. Continua Malagò: “Per me Buffon non è solo un grande portiere, il capitano della Nazionale italiana e un recordman di presenze, lui è proprio il migliore. Assieme a Francesco Totti è tra quelli che oggi possono rappresentare il nostro movimento, per la loro storia e il loro percorso. Francesco ha avuto già riconoscimenti dalla Uefa e dalla Fifa e credo, quindi, che entrambi siano campioni da esportare e il nostro calcio ha bisogno di modelli positivi“.

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