Il ritorno di Ciro l’Imperatore

Pubblicato il autore: Gianpiero Farina Segui
Ciro Immobile
Una doppietta per salvare l’Italia da una pesante e quantomeno inattesa sconfitta in Macedonia, che avrebbe complicato e non poco la corsa verso i Mondiali del 2018, che si svolgeranno in Russia. Una doppietta per riprendersi la scena, conquistare fiducia, autostima e dimostrare di essere finalmente tornato ad alti livelli. Ciro Immobile ha trascinato la Nazionale nella notte di Skopje. Due gol per scacciare la paura, gli incubi, il terrore di una figuraccia e per portarsi a casa tre punti di fondamentale e vitale importanza. Il grande protagonista è stato senza alcun dubbio lui, l’attaccante della Lazio. Ventura gli ha consegnato la maglia di titolare e lui ha ripagato la sua fiducia con ciò che sa più fare, ossia gonfiare la rete. L’istinto del bomber, come d’istinto e d’incanto, sembra esser stato ritrovato.
“Ha fatto il suo dovere”: è con questo parole che il CT azzurro ha freddamente commentato nel post partita. Ma, in realtà, il rapporto tra i due si può tranquillamente definire un qualcosa di speciale. Perché se Zeman è colui che l’ha lanciato e che ha puntato su di lui per la prima volta ai tempi del Pescara, dove, in Serie B, realizzò 28 reti in 37 presenze, è al Torino che Ciro ha dato il meglio di sé. Difficile dimenticarsi il titolo da capocannoniere ottenuto con la maglia granata in una stagione che riportò i piemontesi in Europa dopo anni.  E che dire poi dell ritorno nella passata stagione, dopo le certo non fortunate avventure con Borussia Dortmund e Siviglia. Qualcuno ha parlato della favola del figliol prodigo. In un certo senso, è davvero così. Immobile è una sorta di pupillo di Ventura. Lui sa come prenderlo. Lui sa come esaltare e sfruttare le sue caratteristiche nel migliore dei modi. E i risultati si vedono e parlano da soli. Il gol decisivo con l’Israele e la doppietta salvifica di ieri con la Macedonia bastano a spiegare il tutto. Senza eccessivi e inutili giri di parole. Nel calcio questi servono davvero molto poco. Soprattutto quando il campo dà sentenze così chiare e evidenti.
E poi ecco, da questa estate, l’avventura alla Lazio, che sembra come aver galvanizzato e rimesso in sesto il 26enne attaccante di Torre Annunziata. 4 gol in 7 partite in realtà, in questo caso, dicono poco di cosa Ciro Immobile stia rappresentando per i biancocelesti di mister Simone Inzaghi. Infatti, lo si vede più volte fare lavoro sporco, spronare i compagni e caricarsi il peso della squadra sulle spalle. Grinta, fame e carattere da vero leader. Il tutto al pieno servizio della squadra. La piazza capitolina, si sa, è difficile e complicata e non è affatto semplice dire dove l’ex Pescara potrà arrivare. Certo, con dei mostri sacri come Higuain, Icardi e Bacca, pensare di bissare il titolo di capocannoniere assume come i contorni di un’ impresa un po’ titanica e un po’ folle. Però, a volte, sognare è lecito ed è giusto non precludersi mai nulla. Anche perché ora, da ieri notte, tutti abbiamo una certezza in più: Ciro l’Imperatore è definitivamente tornato.
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