Italia, Bonucci: “Balotelli sta diventando adulto. Contro la Spagna come agli Europei”

Pubblicato il autore: Simone Satragno Segui
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Ventura ha detto che non è decisiva, ma la sfida di giovedì sera contro la nuova Spagna sarà indubbiamente una partita da più di tre punti. Gli iberici devono riscattare la sconfitta all’Europeo innanzitutto, ma devono anche vincere in ottica mondiale, per evitare di andare ai pericolosi spareggi in vista del 2018. Dopo mister Ventura, oggi è toccato a Leonarda Bonucci parlare di Nazionale, di Spagna e come spesso capita, di Mario Balotelli.
Ecco le sue parole:

Sulla partita con la Spagna. “Entrare nello Juventus Stadium è un’emozione particolare, lo sento mio, mi trasmette un’energia diversa rispetto agli altri. Ci saranno nuove motivazioni, condizioni psicofisiche diverse e vorranno riscattare la sconfitta dell’Europeo. Dovremo fare qualcosa di più che con Israele. Non sarà decisiva, ma importante per testare le nostre qualità per far sì che il cammino verso la Russia non si complichi”.

Su Balotelli. “Le porte della nazionale sono aperte a tutti, ora sta incominciando a pensare come un adulto, quello che ha detto – sotto i miei occhi – lo ha portato a una grandissima maturazione. Dire che non lo meritava e che vuole tornare solo al top significa che l’umiltà fa parte di Balotelli. Così sarà un valore aggiunto per tutti. Il Balotelli delle balzellate non serve a lui né ad altri, è un consiglio che gli sento di dare perché siamo cresciuti insieme, le qualità sono infinite, ma quello che gli è mancato è la consapevolezza che assumendo alcuni valori come umiltà e sacrificio possono portarlo in alto, ritornando in nazionale e diventando una pedina importante in questo gruppo. Fiducioso? Lo spero per lui, sin da quando eravamo piccoli io ho sempre portato Mario sottobraccio, ero il primo a rincuorarlo, a tappargli la bocca… è sempre stato una persona alla quale volevo bene, se capisce come ci si comporta non vedo perché non debba essere in nazionale. Spero che Nizza lo responsabilizzi. A volte scherziamo dicendo che siamo nati negli anni sbagliati, ma questa è la nazionale, è un bellissimo gruppo. Abbiamo perso in qualità, ma possiamo sopperire con altre doti”.

Su Torino. “La qualità della Juventus che vorrei per la nazionale è quella di essere squadra, un gruppo compatto, di correre tutti insieme e sacrificarsi mettendosi a disposizione del compagno. Lo abbiamo dimostrato anche all’Europeo, dovremo ritrovare la fame, umiltà e voglia di mettere in campo giovedì sera”.

Su Parigi. “A me pensarci mi gasa, mi entusiasma, mi carica in maniera incredibile. Abbiamo messo sotto una delle nazionali più forti al mondo, spero di riuscire a trasmetterlo alla squadra e che tanti miei compagni provino la mia stessa sensazione”.

Su Romagnoli. “Io ho sempre detto che lui, con Rugani, sarà il fiore all’occhiello della nazionale del futuro. Dovremo essere bravi noi a fargli capire le piccole cose che noi abbiamo dentro giocando a tre da anni”.

Sulle prospettive future. “Le giocate di un difensore sono quelle, le linee di passaggio che siano a tre o quattro… sostanzialmente nel modo di giocare in possesso palla cambia poco, certo lo fa il modo di difendere, sei in meno dietro e devi recuperarlo da quello davanti. Questa sarà la principale differenza, ora stiamo adottando un modulo un po’ particolare, con Barzagli che gioca da terzino bloccato, quasi sempre ci schieriamo a quattro”.

Sulla partita dell’Europeo. “Sarà diversa, la loro condizione psicofisica sarà all’opposto dell’Europeo. Tanti di loro hanno giocato moltissime partite, sarà diverso anche per le motivazioni per il nuovo allenatore, sei portato a dare qualcosina in più.

Sull’allenatore. “Credo sia stata più una mossa studiata per togliere pressioni dalle spalle dei giocatori. Un allenatore che dice che l’altro ha già vinto mi farebbe girare”.

Su Morata. “In un paio di anni diventerà uno dei migliori attaccanti del mondo, sarà difficile da marcare ma metterò tutto me stesso, così come la squadra lo farà contro una Spagna che giocherà sì una gara offensiva ma senza concedere molti spazi. Sanno che questo modulo possono metterli in difficoltà”.

Sulle differenze fra Conte e Ventura. “C’è poco, qualche meccanismo. Molte partite, se non quasi tutte, sono preparate sui difetti delle squadre avversarie. Sono molto simili, forse il primo è molto più meticoloso e motivatore, questo non vuol dire che c’è un modo giusto o sbagliato, ma a me piace quando ci sono idee di gioco poi messe in pratica da una squadra”.

Sul momento extracalcistico. “Quello che ho passato negli ultimi due mesi mi ha dato una grossa forza. Ringrazio mio figlio e mia moglie, sono stati momenti duri, insieme abbiamo lottato. Matteo mi ha trasmesso tanta forza, così come Lorenzo e mia moglie. Sono momenti che ti fanno crescere, la reale importanza delle cose. Alcune critiche o discussioni, rimproveri o mugugni, mi fanno capire che c’è sempre da migliorare ma che quello che ti accade nella vita è più importante di un passaggio sbagliato”.

Sulla qualificazione diretta. “Puoi fare due grandi partite con la Spagna, ma se poi lasci punti con Albania e Macedonia… sappiamo che gli spagnoli sono i favoriti del girone.

Le giocate diverse? No, solo automatismi di squadra a livello di movimento, giocare a tre con Conte è molto simile a Ventura”.

Sulla difesa. “Ci manca ancora qualcosa, i meriti di una grande retroguardia non la fa una linea a tre, cinque o quattro. Dipende dall’umiltà nella riconquista della palla e della voglia di non prendere gol”.

Sui favoriti. “Sono ancora loro, hanno i migliori giocatori, basta leggere la rosa per capire la reale potenza della Spagna. Per sovvertire i pronostici serve una gara come quella dell’europeo, con corsa e cinismo”.

Sul blocco Juventus. “Noi stiamo psicologicamente e fisicamente alla grande, vogliamo che questa sia una grande partita. Sui bianconeri c’è tempo per parlare, mancano dieci mesi e siamo partiti bene. Dobbiamo migliorare”.

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