L’ONU chiede l’intervento della FIFA: “I club degli insediamenti israeliani in Palestina sono illegali”.

Pubblicato il autore: Daniele Caroleo Segui

FIFA
La Palestinian Football Association ha fortemente invitato la FIFA, in occasione della riunione del massimo organismo calcistico mondiale prevista per oggi, giovedi 13 ottobre 2016, a Zurigo, ad agire contro i club israeliani che hanno la loro sede negli insediamenti della Cisgiordania occupata. Al momento sono sei i club della West Bank che partecipano al campionato di calcio israeliano, ed il presidente della Federazione Calcistica Palestinese, Jibril Rajoub, ha inteso ribadire esplicitamente l’illeggitimità di queste squadre, invitando la FIFA ad intervenire affinchè Israele venga costretta ad espellere tali club dalle proprie competizioni o li faccia trasferire all’interno dei confini israeliani riconosciuti a livello internazionale.

Tale questione, per altro, era già stata posta all’attenzione dell’attuale presidente della FIFA, Gianni Infantino, dal consigliere speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite sui Sport per lo Sviluppo e la Pace, Wilfried Lemke, tramite una lettera del 7 ottobre 2016 dove veniva evidenziato, di fatto, che gli insediamenti israeliani nei territori occupati sono illegali e le loro squadre non dovrebbero, quindi, giocare nel campionato israeliano.

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha stabilito che gli insediamenti israeliani nei territori occupati non hanno alcuna validità giuridica, in quanto violano apertamente il diritto internazionale, e che tali pratiche sono un ostacolo al raggiungimento di un approccio globale per una giusta e duratura pace in Medio Oriente. L’ONU riconosce lo sport come un diritto umano fondamentale e, come tale, sostiene e facilita la realizzazione di tale diritto da parte di tutti. Senza pregiudicare il diritto degli israeliani e dei palestinesi per lo sport, tutte le squadre che giocano nelle competizioni riconosciute dalla FIFA devono rispettare le leggi del gioco. Invito inoltre alla libera circolazione degli atleti, allenatori e funzionari, tra e intorno ai territori di Israele e della Palestina, per consentire loro di esercitare liberamente lo sport e partecipare agli eventi sportivi. Invito pertanto una risoluzione di eventuali controversie in linea con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e gli statuti della FIFA entro un lasso di tempo ragionevole.”

Nella missiva invita da Wilfried Lemke sono quindi chiarissimi i riferimenti ai regolamenti FIFA, che prevedono esplicitamente che i club di una associazione membro non possono giocare sul territorio di un altra federazione senza il consenso esplicito di quest’ultima. Così come sono chiarissime le allusioni nei confronti dei continui divieti da parte del governo israeliano, per presunti motivi di sicurezza, verso le squadre e gli atleti provenienti dai territori palestinesi.

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Basti pensare, ad esempio, al recentissimo episodio avvenuto nella colonia di Ma’aleh Adumim, dove un gruppo di bambini palestinesi e i giocatori della nazionale femminile sarebbero dovuti andare a giocare a calcio. Anche in questa occasione, però, così come già successo in passato, le forze israeliane hanno impedito il passaggio al gruppo, che era composto da quindici palestinesi provenienti dai villaggi della Cisgiordania di Duma e di Jabal Al Babam.

E proprio a seguito di questo ennesimo abuso è intervenuto sulla questione anche la Human Rights Watch (HRW) che, a settembre, ha diramato un appello pubblico, indirizzato anche in questo caso alla FIFA, affinchè intervenga e ponga fine a tutto questo.

La Federazione Internazionale si prepara quindi ad affrontare questa ennesima spinosa situazione. Non è di certo la prima volta, infatti, che Israele e Palestina si confrontano anche in ambito politico-sportivo. Solo un anno fa, ad esempio, la Federazione Palestinese aveva preparato una mozione per far espellere Israele dalla FIFA. Mozione successivamente ritirata a malincuore a seguito della costituzione di un corpo di mediazione, guidato da Tokyo Sexwale del Sud Africa, istituito per cercare di intervenire e di risolvere i problemi, per lo meno dal punto di vista calcistico, in quei territori.

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Il presidente della FIFA, Infantino, ha fatto comunque sapere che la questione delle squadre degli insediamenti israeliani in Cisgiordania rappresentano una priorità per la Federazione.

E mentre la Israel Football Association ha già provveduto ad accusare pubblicamente i palestinesi di voler trascinare questo sport “dal campo di calcio a quello politico“, sostenendo per altro che il calcio deve essere sviluppato come “ponte che collega le persone e non come un muro che li divide”, il presidente della Federcalcio Palestinese, Jibril Rajoub, ha già fatto intendere che, nel caso non si dovesse ottenere quanto richiesto, la questione verrebbe portata all’attenzione della Court of Arbitration for Sport.

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