Non c’è spazio per giocare? Ecco i campi a “U” ed “L”…

Pubblicato il autore: Daniele Caroleo Segui

thailandia
Da piccoli bastava veramente poco per cercare di emulare le gesta dei grandi campioni della serie A: un parcheggio o uno spiazzo poi neanche così grande, un pallone, quattro zaini o quattro pietre per fare i pali delle porte, si formavano le squadre e si cominciava a giocare.
Non era poi così difficile.
Bastava anche essere solo in quattro, e ci si sfidava due contro due. E se si era solo in tre, si giocava uno contro uno, con il portiere unico che solitamente difendeva strenuamente la serranda di un garage. E il clangore metallico causato dall’impatto della palla sulla saracinesca sanciva la segnatura di una rete.
Nelle sfide a squadre, invece, essendo le porte formate, per l’appunto, dagli zaini di scuola o da alcuni massi trovati nelle vicinanze, la palla era alta quando il portiere non poteva arrivarci. Ed era fallo laterale quando il pallone sbatteva contro il muro o finiva la sua corsa sotto una delle auto parcheggiate.
Le dimensioni e la forma del campo contavano veramente poco o nulla. La cosa importante era giocare,
mentre interi pomeriggi trascorrevano inesorabili, inseguendo quella sfera sull’asfalto, tra dribling, contrasti, scivolate e pallonate varie.
E deve essere stato proprio questo genere di riflessione che ha evidentemente ispirato la stravagante idea della AP Thai, una società di costruzioni thailandese che in questa occasione si è avvalsa della collaborazione dell’agenzia CJ Worx per la realizzazione di questo interessante progetto.
Per i ragazzi che vivono nelle affollatissime slums di Bangkok, infatti, non deve essere per niente facile riuscire a trovare degli spazi adatti dove poter giocare a pallone liberamente. Le numerose abitazioni di quel particolare contesto urbano non consentono molte possibilità in tal senso.
Ed ecco quindi l’idea geniale: costruire dei campi di calcio sfruttando gli spazi inutilizzati tra i palazzi, senza dare molta importanza alla forma geometrica del terreno di gioco stesso. L’obbiettivo è quello di dare ai giovani di quelle zone un luogo dove poter praticare il loro sport preferito, anche se il campo risulta essere a forma di “L” o di “U”.
“I ragazzi che crescono qui, in questa comunità disagiata, hanno bisogno di esprimere la loro creatività come tutti gli altri teenagers. –  ha avuto modo di dichiarare un portavoce della AP Thai all’atto della presentazione del progetto – Prima di iniziare i lavori abbiamo chiesto agli abitanti se fossero d’accordo. L’entusiasmo che hanno dimostrato ci ha spinti a realizzare la nostra idea. Del resto chi l’ha detto che un campo da calcio debba essere per forza rettangolare?“.
Infatti? Chi lo ha detto?
Basta guardare le immagini dei campi già realizzati per capire quanta verità c’è in queste dichiarazioni. Al momento, per altro, sono quattro i campetti già portati a termine a Bangkok ed utilizzati per queste sfide calcistiche decisamente fuori dagli schemi. Uno di questi, ad esempio, ha una porta sotto i balconi di un palazzo e l’altra dietro l’angolo, sotto quelli di un altro. Mentre il centrocampo è stato disegnato in diagonale tra le due parti. Effettuare il più classico dei contropiedi è praticamente impossibile e i due estremi difensori non riescono neanche a vedersi tra loro, ma poco importa.
L’importante è poter giocare e potersi divertire. Insieme. Inseguendo instancabilmente quella sfera di cuoio ed immaginando di essere Messi o Cristiano Ronaldo, tra dribling, contrasti, scivolate e pallonate varie.

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