Palestino-San Lorenzo: la causa palestinese in evidenza nella Copa Sudamericana

Pubblicato il autore: Daniele Caroleo Segui

palestino

Venerdì 28 Ottobre 2016 si è giocata, in Cile, l’ultima partita valevole per i quarti di finale della Copa Sudamericana 2016. Sul rettangolo di gioco si sono affrontati il Palestino, squadra cilena, ed il San Lorenzo, compagine argentina. Gli ospiti, forti del due a zero maturato nella partita di andata, hanno potuto affrontare questa sfida con relativa tranquillità. La squadra di casa, invece, è scesa in campo per tentare una storica rimonta e provare, con tutte le sue forze, a continuare questa incredibile cavalcata in questa importantissima competizione.
Il Deportivo Palestino è stato fondato a Osorno, città situata poco a sud della capitale del Cile, Santiago, nel 1920, da un gruppo di immigrati palestinesi. Palestino, infatti, in spagnolo significa per l’appunto “Palestinese” e i colori sociali adottati da questo club sono gli stessi della bandiera palestinese: il rosso, il bianco, il verde e il nero. Nella sua storia sportiva ha vinto due titoli nazionali e due coppe del Cile. Ma è salita agli onori della cronaca sopratutto per la più che conclamata vicinanza alla causa palestinese.
Sostanzialmente chi decide di giocare in questa squadra sposa, di fatto, anche una lotta ed un ideale, che puntano, essenzialmente, all’autodeterminazione del popolo palestinese e alla difesa dei suoi diritti nell’eterno conflitto sociale e politico contro Israele. Senza dimenticare, tornando all’ambito puramente sportivo, che sono stati moltissimi i giocatori del Palestino (quelli in possesso della doppia cittadinanza) anche nel recente passato, che hanno deciso di giocare nella nazionale di calcio palestinese. Uno di questi, ad esempio, è il difensore Roberto Bishara, attualmente ancora in forza nella squadra cilena.
Il Palestino, non molto tempo fa, e precisamente nel dicembre del 2013, si era inoltre reso protagonista di un gesto molto eclatante che aveva fatto ampiamente discutere, scatenando le ire delle organizzazioni ebraiche presenti in Cile e, successivamente, delle massime autorità sportive e politiche di Israele. L’oggetto della discordia fu la maglietta adottata dalla squadra cilena per la stagione calcistica che andava ad iniziare e, per la precisione, l’immagine utilizzata per il numero 1 delle varie casacche. Al posto di questo numero, infatti, venne utilizzata un’immagine stilizzata della Palestina: per altro quella con i confini prima del 1947, anno in cui avvenne il piano di spartizione dell’Onu con la conseguente guerra arabo-israeliana ed il successivo esodo palestinese a causa della progressiva occupazione di quei territori da parte di Israele.

palestino
Un messaggio forte, una chiara dichiarazione di intenti, una rivendicazione delle proprie origini, che non venne assolutamente gradita dalla comunità ebraica cilena, la quale protestò vivamente affinché la Federazione Calcistica nazionale intervenisse e sanzionasse la società del Palestino.
Sappiamo che la Fifa proibisce gesti simili. – ebbe modo di affermare Gerardo Gorodischer, presidente della comunità ebraica in Cile  – Non si può importare il conflitto in Medio Oriente attraverso il calcio, usando lo sport per mentire e odiare“.
La risposta del Palestino, a questo e a numerosi altri attacchi ricevuti in merito, non si è, però, di certo fatta attendere. Il club, infatti, decise di diramare una nota ufficiale ricordando come il Cile, nel 2011, avesse riconosciuto l’indipendenza dello Stato Palestinese e di come “i simboli palestinesi esistono in Cile da 28 anni prima che avvenisse la spartizione dei territori medio-orientali”.
Nonostante tutto, però, a seguito dell’istanza presentata dal Club Deportivo Ñublense, nella figura del suo presidente Patrick Kiblisky (appartenente, tra l’altro, alla comunità ebraica cilena), presso il Tribunale disciplinare della ANFP, la Federcalcio cilena, per l’appunto, si è espressa in merito con una sentenza datata 14 Gennaio 2014. In tale sentenza viene specificato che la stessa ANFP “è estranea alla attività religiose, politiche e, in generale, a tutto ciò che non sia direttamente correlata ai suoi obiettivi e allo sport”,  sottolineando infine il divieto per “qualsiasi forma di discriminazione di tipo politico, religiosa, sessuale, etnico, razziale o sociale” e pertanto condannando il Deportivo Palestino al pagamento di una multa di 30 Unidades de Fomento (pari a circa circa 970 euro), suddivisa in tre rate da 10 UF ciascuno. Inoltre viene espressamente vietato l’utilizzo della casacca in questione in occasione di partite ufficiali.
Nonostante gli attacchi politici e la multa comminata nei confronti di questo club, i giocatori del Palestino e i suoi tifosi non hanno di certo timore di evidenziare la loro vicinanza al popolo palestinese e alla sua causa.
Un’ulteriore occasione per ribadire questo tipo di messaggio è stata quindi offerta dalla vetrina, sopratutto dal punto di vista mediatico, che una competizione importante come la Copa Sudamericana può offrire.
Ed ecco quindi che i Los Baisanos, la tifoseria organizzata del Palestino, ha realizzato, per l’importante gara di ritorno dei quarti di finale di questo torneo, di cui abbiamo accennato poc’anzi, un’imponente coreografia. All’ingresso in campo delle squadre, i dodicimila tifosi assiepati nella tribuna dell’Estadio Municipal de La Cisterna hanno srotolato ed esposto un’enorme bandiera della Palestina, lunga circa cinquanta metri, che ha coperto l’intero settore.
Per la cronaca, sul campo la squadra cilena non è riuscita ad andare oltre alla vittoria per una rete a zero ed è quindi stata eliminata a fronte del risultato della partita di andata in Argentina. Ma le immagini della coreografia realizzata dai sostenitori del Palestino hanno fatto il giro del mondo, rilanciando ancora una volta il messaggio di solidarietà e di vicinanza nei confronti del martoriato popolo palestinese.

  •   
  •  
  •  
  •